15 GENNAIO 2010
DOPO LA PIENA
E il Tevere porta in mare i cani affogati
Giallo sulla fine degli animali che vengono allevati sugli argini del fiume per i combattimenti o l'accattonaggio
Ilaria Sacchettoni
ROMA - Con i tronchi, la sporcizia e i detriti, alla foce, sono arrivate anche quelle: carcasse di cane. ?Gonfie d?acqua e quasi irriconoscibili. Povere bestie, non potevi non farci caso, ti ci cadevano gli occhi. La corrente, in quel punto, era fortissima, saranno stati almeno dieci nodi. Uno spettacolo penoso? racconta un socio del circolo nautico ?Tecnomar? di Fiumara che, sabato scorso, era di guardia ai suoi ormeggi. Gonfie e rigide come marionette, le carcasse correvano a intasare la foce assieme agli altri relitti.
Cani lupo, rottweiler, pitbull, molossi in genere. Cani tenuti alla catena, di guardia alle baracche che pullulano sugli argini del fiume. Magliana, Ponte Marconi, Spinaceto e, ben prima, fra Castel Giubileo e Ponte. Mentre ancora era sospesa tra una perturbazione e l?altra, con gli argini vigilati speciali e il Tevere che smaltiva le piene dell?Aniene e quelle di Corbara, la città faceva i conti con le sue sponde più degradate. Chi abita gli argini del Tevere alleva cani come deterrente da aggressioni e incursioni vandaliche o magari lo istruisce a fare da sentinella. E poi c?è anche l?altro impiego, quello più specificamente illegale e - secondo la Lav e l?Enpa - in aumento esponenziale negli ultimi anni. ?I cuccioli vengono venduti per l?attività di accattonaggio, tristemente fiorente. Anche se il Comune di Roma è stato tra i primi a sanzionare questi comportamenti come maltrattamento? ricordano dal Nirda, il Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali del Corpo Forestale.
Il reparto (Nirda), guidato dal vicequestore aggiuntivo Cristina Alanzo, si occupa di maltrattamenti, abbandoni e sequestri di animali domestici e conosce bene le sponde del fiume. ?Bisogna precisare che alla foce, anche durante gli ultimi episodi di maltempo, arrivano carcasse di ogni genere: nutrie, capre, gatti, cani. Sulle sponde del Tevere c?è spazio per tutti? aggiungono ancora gli investigatori del Nirda. Poi ci sarebbe il capitolo che riguarda gli allevamenti per cani da combattimento. ?Vietati dalla legge, la numero 189 del 2004- ricorda per l?Enpa, Claudio Locuratolo - eppure, purtroppo, ancora molto diffusi?. Il 27 agosto scorso, la polizia municipale del XVII Gruppo sgomberò dalle sponde di lungotevere Oberdan, una coppia di romeni, madre e figlio, che aveva messo su una produzione di cuccioli da elemosina: ammassati fra le suppellettili, i vigili trovarono una quindicina di piccoli labrador (poi trasferiti al canile della Muratella) ammassati tra le suppellettili di una baracca sul fiume. Anche questo raccontano le sponde del Tevere: l?esecuzione di un cane tenuto alla catena. A Ponte Marconi, una famiglia zingara che ha ?ereditato? uno sfasciacarrozze abbandonato, alleva pollame e asini. La municipale è passata ad avvisare della piena nei giorni scorsi ma loro sono rimasti: ?Abbiamo spostato gli asini più in alto? diceva la proprietaria di casa sabato scorso. Chissà, se eseguito in maniera capillare, un transennamento degli argini sarebbe bastato a evitare la strage.
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