Cattiveria e crudeltà delle anime nere di tutta Italia

In questo blog potrai leggere e vedere le immagini della crudeltà e della cattiveria umana .
Da Nord a Sud, isole comprese, una passerella di azioni vergognose, criminali, inumane, un repertorio di incuria, freddezza, avidità e ruberia.
La bassezza d'animo dell'essere umano viene portata alla luce.
Tutto compiuto contro creature deboli ed indifese, senza tutela reale e spesso ridotte senza dignità.
Quando decidi di andare in vacanza, scegli il tuo luogo di villeggiatura anche con questo parametro :
chi abita in questo posto ?

Al cuore del problema

Ogni anno migliaia di cani vengono introdotti nei canili esistenti nel nostro Paese. Nei canili migliori solo alcuni riacquistano dignità attraverso l'adozione. In altri li aspettano malattie, sbranamenti o comunque la fine naturale della vita trascorsa dietro le sbarre. Il tutto con costi altissimi per le amministrazioni. Aiutateci a dire basta. Il fenomeno del randagismo si può controllare e sconfiggere.


COSA DICE LA LEGGE:
Secondo la normativa vigente i sindaci sono responsabili per i cani vaganti nel territorio del Comune che amministrano.

Al fine di curare i cani presenti nel suo territorio, i Comuni ricevono finanziamenti da parte dello Stato centrale (pagati da noi cittadini mediante le tasse) per cui gli stessi sono tenuti a predisporre le strutture per risolvere il problema del randagismo e a finanziarle con i denari a ciò destinati.


LA SOLUZIONE MIGLIORE:
Le Associazioni senza scopo di lucro costituiscono i migliori soggetti per la gestione del canile in quanto, agendo senza scopo di lucro, danno maggiori garanzie sul fatto che i denari ad esse corrisposti dal Comune siano effettivamente destinati alla migliore cura del cane.


QUELLO CHE ACCADE NORMALMENTE:
L'affidamento ai gestori privati è invece assai pericoloso in quanto gran parte degli stessi sono tentati dal non garantire buone condizioni di vita o la stessa sopravvivenza dei cani ospitati nel canile al fine di massimizzare i guadagni.

A mero titolo di esempio, vi segnaliamo che sono numerosi i Comuni che hanno stipulato convenzioni con gestori privati per l'affidamento agli stessi della gestione dei canili a seguito di gare di appalto vinte con aste fortemente al ribasso. Sono numerosi gli esempi di gestori che hanno vinto con offerte che prevedano il mantenimento del cane per soli 70 centesimi di euro al giorno! 70 centesimi con cui il gestore dovrebbe pagare il cibo per il cane, le cure mediche, parte delle spese di gestione (operai, luce, acqua etc.) e, addirittura, ricavarci qualcosa per vivere.

Appare del tutto evidente, quindi, che in tali casi il benessere del cane non potrà di certo essere garantito.


IL BUSINESS DEL RANDAGISMO: 500 MILIONI DI EURO ALL'ANNO
Parecchi imprenditori privati hanno nella gestione dei canili una vera miniera d'oro. Si tratta spesso di delinquenti o persone senza scrupoli capaci di creare importanti connivenze con istituzioni che dovrebbero controllare.

Il business del randagismo in Italia genera un fatturato annuale di circa 500 milioni di Euro. 500 milioni di euro pagati dai contribuenti che spesso sono oggetto di vere e proprie truffe da parte dei gestori ai danni dei Comuni e, quindi, di chi paga le tasse.


IL CUORE DEL PROBLEMA:
Nella maggioranza dei Comuni poi la domanda d'ingresso dei cani supera largamente l'offerta di posti in canile, con la conseguenza che per ogni cane morto o fatto adottare, sono pronte altre due richieste di accalappiamento e che chi volesse speculare riesce a percepire sempre e comunque il suo guadagno su un numero garantito di cani. Alla minima spesa sul singolo animale corrisponde il massimo guadagno in termini di utile.

Così che si assiste spesso ad insufficienza di personale, mancanza di lavoratori qualificati, minimi spazi nei box, in cui i cani superano il numero di 3 animali, arrivando anche ad essere 15 o più, senza tenere in alcun conto la loro compatibilità (la prima causa di morte in canile è lo sbranamento!!!!).

Per non parlare delle speculazioni che si realizzano attraverso l'accalappiamento degli animali e lo smaltimento delle loro carcasse che crea un circolo vizioso per cui prima muore un cane prima si guadagna sullo smaltimento della sua carcassa e sull'accalappiamento del nuovo cane che lo sostituisce.


LA CONNIVENZA:
Altro fenomeno che acuisce il problema è la forte connivenza tra chi dovrebbe controllare e chi è controllato. Accade sovente nei Comuni più piccoli (ma non solo) che il Sindaco (che affida la gestione del canile), i responsabili della ASL (preposti al controllo) e il gestore del canile (colui che dovrebbe essere controllato) siano amici, compagni di merende o, addirittura, parenti.

Appare evidente come in queste situazioni sia realmente impossibile far rispettare la legge e far garantire il benessere dei cani ospitati nei canili.


LA SOLUZIONE:
Ciò non accadrebbe se i Comuni provvedessero come per legge alla costruzione e risanamento delle proprie strutture e soprattutto ne affidassero la gestione ad Associazioni di volontariato senza scopo di lucro, che diano garanzie di controllo, di apertura al pubblico e di trattamento secondo parametri di benessere misurabili molto elevati.

L'ACL – Associazione Canili Lazio Onlus da anni combatte il fenomeno del randagismo. Perché il canile deve essere un punto di partenza per una nuova vita alla quale arrivare attraverso l'adozione e non un punto di arrivo in cui morire.

Abbandono : condanna a morte

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martedì 6 luglio 2010

Giornata storica: chiuso l'allevamento Morini



Giornata storica: chiuso l'allevamento Morini.
Ed ora avanti il prossimo
Chiliamacisegua
09/06/2010 -
Chiuso l'allevamento �Morini�

La ditta Morini sas di San Polo ha chiuso i battenti. Grazie ad un accordo sottoscritto tra la titolare dello storico allevamento di animali Giovanna Soprani ed il sindaco Mirca Carletti, l�azienda ha cessato l�attivit� e l�area, in cui sorge lo stabilimento, sar� oggetto di un piano di riqualificazione e di valorizzazione previsto dall�amministrazione comunale. Anche il problema degli animali ha trovato una concreta soluzione: con un finanziamento regionale, il Comune ha potuto acquistare a prezzo di mercato dalla ditta Morini, 283 cani beagle che ha ceduto, in modo gratuito, a * �Vita da cani�, un�associazione di volontariato senza scopo di lucro che fa parte dell�Organizzazione internazionale protezione animali.

Alla stessa associazione, la Morini ha ceduto gratuitamente 105 criceti, 100 topi bianchi e 490 ratti. I responsabili dell�associazione si sono impegnati a collocare i beagle in strutture dove potranno seguire il protocollo di riabilitazione prima di poter essere dati in adozione. Tra l�altro � l'unica associazione che segue un progetto per il recupero di animali che provengono da allevamenti o laboratori, ed � anche la sola che si � resa disponibile ad accogliere gli animali. La Morini Sas era stata creata da Stefano Morini negli anni '60 ed ha avuto un ruolo importante nell�economia del paese. Negli anni '80 partecip� alla trasmissione tv �Portobello�. In tempi pi� recenti sono arrivate le contestazioni degli animalisti


http://www.viaemilianet.it/rssre.php?id=17734

Chiude Morini, salvi i beagles

Per anni al centro delle proteste degli animalisti, cessa l'attivit� l'allevamento di S. Polo specializzato in animali da laboratorio. 283 cani acquistati dal Comune e ceduti a un'associazione di Milano.

Un accordo tra Giovanna Soprani, titolare dell'allevamento Morini, e il sindaco di San Polo, Mirca Carletti, scrive la parola fine sulla vicenda dei cani beagle che per anni ha suscitato proteste, anche a livello nazionale, pres�di, scontri, violente polemiche nel mondo degli animalisti e tra le associazioni che si battono per la difesa deglia animali, coma Enpa e Lav.

L'allevamento Morini cessa l'attivit� e l'area sar� oggetto di riqualificazione urbanistica. I beagles rimasti, che sono 283, sono stati acquistati a prezzo di mercato dal Comune, insieme a circa 700 cavie da laboratorio. Verranno trasferiti a Milano e ceduti gratuitamente all'associazione di volontariato 'Vita da cani', che fa parte dell'Oipa, l'Organizzazione internazionale per la protezione degli animali.

I volontari collocheranno i cani in strutture veterinarie dove potranno seguire il protocollo di riabilitazione prima di essere dati in adozione. Sono passati esattamente otto anni da quando la vicenda dell'allevamento Morini ebbe inizio. Nel giugno 2002 un camion con a bordo 56 cuccioli beagle, proveniente da San Polo, venne bloccato alla frontiera con l'Austria: i cani erano destinati ai tavoli di sperimentazione di un laboratorio farmaceutico di Amburgo.

di MARGHERITA GRASSI

Video

TG2 09/06/2010 ore 13:00 Servizio 17

09/06/2010

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-905d20d6-e758-4e2d-8ccb-37239fb4864a-tg2.html?p=0

*VITA DA CANI
http://www.vitadacani.org/

Vitadacani - Associazione a tutela dei diritti animali
tel. 02.93871132 - 349.0581076
Sede Legale: via Mazzini 4 - 20020 Arese (Mi)
Parcocanile, via Mattei, 70 - 20020 Arese (Mi)

vitadacani@vitadacani.org
PER INFORMAZIONI SULL'ASSOCIAZIONE IN GENERALE, SEGNALAZIONI, RICHIESTE DI INTERVENTI E PER TUTTO QUANTO NON MEGLIO SPECIFICATO SOTTO

adozioniadistanza@vitadacani.org
PER INFORMAZIONI SULLE ADOZIONI A DISTANZA E SU COME SOSTENERE IL PROGETTO DL4, AVVISI DI VERSAMENTI, COMUNICAZIONI DELLA PROPRIA EMAIL DA PARTE DI CHI E' GIA' DONATORE

volontariato@vitadacani.org
VOLONTARIATO, INFORMAZIONI, APPUNTAMENTI E SCAMBI DI OPINIONE

martedì 22 giugno 2010

Vivisezione, metodo crudele e inutile

IL GIORNALE
19 GIUGNO 2010
Vivisezione, metodo crudele e inutile
Oscar Grazioli
Sono decine le e mail arrivate in redazione sull'attività svolta dall'Aims (Accademia di minichirurgia invasiva) presso l'ospedale Niguarda di Milano. Converrà ricordare brevemente l'accaduto. L'Aims Academy, in collaborazione con l'ospedale Niguarda, ha dato luogo a una conferenza internazionale di chirurgia laparoscopica avanzata. Qualcuno però si è accorto che il corso prevedeva, come specificato nel programma, interventi dimostrativi realizzati con sessioni pratiche sugli animali vivi. A questo punto c'è stata un'ondata di proteste perch� in Italia la sperimentazione a scopo didattico è vietata. Unica eccezione l'�inderogabile necessità, qualora non sia possibile ricorrere a metodi alternativi�. Ancor prima che la sessione sugli animali avesse luogo è intervenuta anche Brigitte Bardot, con queste parole: �Inorridisco nel vedere che dei ricercatori non danno prova di umanità verso esseri viventi, sensibili al dolore. L'Italia, mio Paese del cuore, non sia complice di questo crudele test animale. Il seminario di Milano è il simbolo di una ricerca arcaica. Per me questi individui sono apprendisti stregoni che meritano disprezzo�. �Brigitte Bardot? Non sa quello che dice� ha risposto il professor Raffaele Pugliese dell'Aims, �si tratta di corsi di formazione, in atto da tempo, in cui sono illustrati prima interventi su umani, poi su modellini (organi recuperati in macelleria), infine su maialini, nel rispetto scrupoloso della legge�. A questo punto lascerei la parola a uno dei tanti medici che ci hanno scritto, denunciando tali esperimenti arcaici, il Dr. Stefano Cagno, dirigente psichiatra a Vimercate, punta di diamante della lotta scientifica contro la vivisezione.
L'impiego degli animali è indispensabile per la ricerca scientifica?
�Non esiste alcuna pubblicazione in tutta la letteratura scientifica che dimostri l'affidabilità del cosiddetto modello animale. Ogni specie differisce da tutte le altre da un punto di vista genetico e quindi anatomico, fisiologico e patogenetico. Due esempi per tutti. Negli USA il 51% dei farmaci sicuri negli animali hanno provocato nei pazienti gravi reazioni avverse (morte, pericolo di morte, invalidità permanente) dopo la commercializzazione. Il celebre chirurgo Starzl ha dovuto interrompere per tre volte i primi tentativi di trapianto del fegato (che riuscivano perfettamente negli animali), perch� quasi tutti i pazienti morivano.
E per il chirurgo non può essere utile "farsi la mano" sugli animali?
�Assolutamente no! L'anatomia degli animali è differente da quella della nostra specie e così anche la consistenza dei tessuti. Come sempre succede utilizzando gli animali, le vere "cavie" sulle quali si impara sono i primi pazienti su cui si interviene, con l'aggravante che il chirurgo che si è "fatto la mano" sugli animali è convinto di trovare le stesse condizioni anche nei suoi pazienti e quindi sbaglierà di più poich� spinto da una falsa sicurezza. Trovo, inoltre, scandaloso che gli organi di controllo continuino a concedere autorizzazioni quasi automaticamente per gli esperimenti sugli animali, ma peggio ancora se questi sono compiuti per la didattica per la quale, è innegabile, esistono alternative e per la legge, se esistono alternative, l'impiego degli animali dovrebbe essere vietato�.
� vero che gli animali negli interventi di chirurgia non soffrono perch� anestetizzati?
�La sofferenza è un aspetto importante, ma per alcuni versi è un falso problema. I medici che contestano l'impiego degli animali nella ricerca lo fanno perch� ritengono che nel 2010 non si possa utilizzare un metodo così inaffidabile. Nella chirurgia di solito l'animale viene anestetizzato e a volte, ma non sempre, soppresso prima del risveglio, quindi non soffre. Tuttavia rimane scientificamente un �sacrificio� inutile. Chi utilizza gli animali nella ricerca usa proprio questo termine di sapore religioso per indicare l'uccisione dell'animale e fa bene. La validità di tali ricerche, infatti, è accettato dogmaticamente poich� indimostrabile secondo criteri realmente scientifici�.

venerdì 11 giugno 2010

Influenza suina, una pandemia inventata

 

Influenza suina, una pandemia inventata

Gli esperti dell'Oms sarebbero sul libro paga delle industrie farmaceutiche. Giace inutilizzata la maggior parte dei vaccini acquistati.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 07-06-2010]

 

Un anno fa la grande minaccia della cosiddetta "influenza suina" aveva creato una situazione di ansia globale: dai supercomputer attrezzati per prevedere la diffusione del virus H1N1 all'uso dei social network con lo stesso scopo fino all'ipotesi di chi vedeve il Web schiantarsi sotto i milioni di connessioni dei malati costretti a casa, tutti pareva aspettarsi un disastro su scala planetaria.
Nulla di tutto questo è successo. Mentre i governi spendevano soldi a palate per accaparrarsi i vaccini, la pandemia latitava. Mentre Topo Gigio invitava a lavarsi le mani, il famigerato H1N1 si comportava come i tanti colleghi che l'avevano preceduto, provocando anche vittime ma in misura ben lontana dalle proporzioni annuciate.
La stridente discrepanza tra le forze massicce messe in campo per la difesa e l'esiguità della minaccia ha destato i sospetti del British Medical Journal e dell'Agenzia di Giornalismo Investigativo britannica, le cui scoperte hanno permesse di scoprire come stanno veramente le cose.
Due degli esperti dell'Oms che a suo tempo prepararono le linee guida per difendersi dal virus non erano immacolati: invece risultavano connessi a GlaxoSmithKline e Roche, due aziende farmaceutiche ben attive nella produzione dei vaccini contro i virus influenzali.
A questa scoperta si aggiunge il rapporto della Commissione Sanità all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, che denuncia la scarsissima trasparenza da parte dell'Oms e delle strutture pubbliche nella gestione dell'emergenza, un'emergenza che forse nemmeno c'era.
L'inchiesta giornalistica ha svelato come sin dal 1999 gli esperti incaricati di redigere le linee guida fossero legati a doppio filo con le cause farmaceutiche; e quando poi si presentò l'occasione, il Gruppo di lavoro sull'influenza suina fu interamente finanziato da Roche e da altri produttori di vaccini.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe le proprie colpe: la composizione del comitato d'urgenza che dichiarò la pandemia è tuttora segreta - una misura che il portavoce dell'Oms attribuisce alla necessità di evitare ai componenti del comitato pressioni esterne - mentre il rapporto della Commissione Sanità esplicitamente afferma che la mancanza di trasparenza di cui l'Organizzazione dà prova è "la prova schiacciante del fatto che la gravità della pandemia è stata largamente sovrastimata dall'Oms".
In particolare sono suonati in maniera sospetti il cambio apportato alla definizione dei livelli di pandemia - apportato poco prima dell'annuncio di quella relativa all'influenza suina - e il passaggio al livello 6 della pandemia stessa quando i sintomi erano ancora relativamente modesti.
C'è insomma qualcosa di poco chiaro nel modo in cui l'allarme è stato gestito o, peggio, in cui è stato creato ad arte per vendere ai governi vaccini per lo più inutili.
E un'ulteriore prova di tutto ciò sta nel fatto che, delle scorte acquistate dai vari Paesi, solo il 20% è stato utilizzato. Il resto è stato pagato e giace inerte in molti magazzini, con un giro d'affari intorno all'influenza suina valutato da Jp Morgan in 10 miliardi di euro.
Ma la conseguenza peggiore è che, d'ora in avanti, non tutti si fideranno degli allarmi emessi dall'Oms.

http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=12526

L'inutile dolore degli animali

 
 

LA PROVINCIA DI LECCO

7 GIUGNO 2010

 

L'inutile dolore degli animali

 

Marialuisa Righi

 

Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni" Lo affermava Albert Einstein, riferendosi alla vivisezione; pensiero condiviso dalla maggior parte di scienziati che ne hanno sancita l'inutilità attraverso la prestigiosa rivista "Nature": "I test di tossicità attuati per decenni utilizzando animali sono semplicemente cattiva scienza, esistono metodi d'indagine come la tossico genomica che studia la reazione del genoma dalla cellula umana con risultati 100 volte più veloci e più economici" hanno dichiarato.
Posizione condivisa da un numero sempre maggiore di medici, biologi e chimici dove la natura etica del problema viene interpretata in chiave scientifica. Secondo le statistiche ufficiali in Europa si torturano dodici milioni di animali all'anno ai fini della sperimentazione, cani, gatti, scimmie, cavalli, suini e ovviamente topi, conigli, uccelli ecc. Ma nessun animale può sfuggire al business della vivisezione, accanto all'industria farmaceutica e a quella dei cosmetici prospera parallela quella dell'allevamento e vendita di animali con l'acquirente che può scegliere tra animali transgenici, ibridi, mutanti sottoposti a operazioni la cui crudeltà è inimmaginabile; un girone dell'inferno con il dolore e la paura costantemente presenti e, se è pur vero che gli animali non hanno "coscienza di se", è ancor più vero che sono in grado di provare tutta la gamma di emozioni attinenti all'istinto di conservazione di cui è dotato ogni essere vivente.
La loro impossibilità di razionalizzare ciò che provano rende, semmai, ancora più atroce il male subito. E' notizia di questi giorni l'intervento della grande animalista Brigitte Bardot che punta l'indice contro l'accademia milanese AIMS, rea di organizzare una conferenza sul tema della chirurgia con sperimentazione su animali vivi, "l'Italia non sia complice di questi crudeli test" ha tuonato; sconcertante la risposta del dottor Raffaele Pugliese, primario della chirurgia all'ospedale Niguarda di Milano "La Bardot non sa cosa dice" e punto? Forte delle sovvenzioni pubbliche e private che continuano a considerare la sperimentazione animale uno strumento di ricerca, anzich� uno degli orrori più infami e gratuiti di cui l'uomo è artefice.

 

VIVISEZIONE ALL'OSPEDALE NIGUARDA DI MILANO

 LIBERO
3 GIUGNO 2010
 
VIVISEZIONE AL NIGUARDA, ANIMALISTI IN RIVOLTA
SUL SOCIAL NETWORK PETIZIONE PER EVITARE LE OPERAZIONI DI LABARSOCPIA SUGLI ANIMALI VIVI
 

 

 

L'ospedale Niguarda di Milano, in collaborazione con l'Aims Academy, ha iniziato ieri una conferenza internazionale in cui si parlerà di chirurgia laparoscopica avanzata. Ma non è una semplice conferenza. Già perch� nella brochure dell�evento è stato specificato che gli interventi dimostrativi saranno realizzzati dal vivo con sessioni pratiche sugli animali vivi.
Si è così scatenata così una lotta contro il tempo per fermare questa mattanza. Protagonista ancora una volta il social network Facebook. In una nota diffusa tra gli utenti si legge che tutti sono invitati a inviare una mail (e viene indicato il testo da copiare), con cui si chiede la sospensione immediata degli esperimenti sugli animali. La mail è indirizzata ad AIMS Academy, alla Direzione Sanitaria Ospedale Niguarda, all'Assessore alla Sanità Regione Lombardia e infine al Presidente alla Sanità.Questo viene fatto sulla base di tre motivazioni importanti: il primo è che il decreto legislativo 116/1992 prevede un'autorizzazione specifica e recita "In deroga all'art. 3, comma 1, il Ministro della sanità autorizza gli esperimenti a semplice scopo didattico soltanto in caso di inderogabile necessità e non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi" e tale "inderogabile necessità" non esiste, in quanto esistono metodi alternativi senza uso di animali.  In secondo luogo già la Regione Toscana e il Piemonte hanno dichiarato che corsi di quel genere non si possono tenere all�interno della regione e infine viene sottolineato come sia �vergognoso che anche le poche regole che normano la sperimentazione animale vengano disattese in modo così grossolano�.
In molti hanno già risposto all�appello ma c�è ancora molto da lavorare per salvaguardare gli amici a quattro zampe.


LEGGO
3 GIUGNO 2010
 
Inorridisco nel vedere che dei ricercatori non danno prova di umanità verso esseri viventi
 
�Inorridisco nel vedere che dei ricercatori non danno prova di umanità verso esseri viventi, sensibili al dolore. L�Italia, mio Paese del cuore, non sia complice di questo crudele test animale�. Sono le parole dell�ex attrice francese Brigitte Bardot, fervente animalista, che ieri si è scagliata contro la Conferenza internazionale di chirurgia laparoscopica che si terrà oggi e domani all�Aims Accademy (Accademia internazionale della chirurgia mininvasiva) al Niguarda. L�attrice sostiene che si terranno �esperimenti su animali�. �Il seminario di Milano è il simbolo di una ricerca arcaica. Per me questi individui sono apprendisti stregoni che meritano disprezzo�. �Brigitte Bardot? Non sa quello che dice�, risponde il professor Raffaele Pugliese. �Si tratta di corsi di formazione, in atto da tempo, in cui sono illustrati prima interventi su umani, poi su modellini (organi recuperati in macelleria), infine su maialini, nel rispetto scrupoloso della legge�. Gli animali �sono solo usati per uno scopo più alto rispetto a quello di altri animali che, invece, finiscono i macelleria�, ha concluso. �E sono seguiti da un anestesista e un veterinario, nel rispetto più rigoroso della legislazione�. Il simposio aveva già scatenato le ire degli antivivisezionisti della Leal, che aveva fatto già partire una petizione.

  

mercoledì 12 maggio 2010

Animali: se soffrono cambiano espressione

Per sapere se soffrono....li fanno soffrire !
Sembrauna barzelletta, invece è scienza !
Che fini menti ci vogliono per scoprire questo ! Che belli questi incredibili esperimenti !
Potremmo farlo anche coi bambini piccoli che non parlano ? Gli diamo una martellatina in testa, cosi' vediamo se fa le smorfie.....che gli faccia male ?

IL TEMPO

10 MAGGIO 2010

Animali: se soffrono cambiano espressione, la 'scala delle smorfie'

Milano - Gli occhi che si chiudono, il naso e le guance che si gonfiano, le orecchie che si piegano. Semplici segni dai quali capire che un animale sta soffrendo. Uno studio canadese firmato da Jeffrey Mogil (McGill University) e Kenneth Craig (University of British Columbia), pubblicato su 'Nature Methods', dimostra infatti che proprio come gli uomini anche gli animali quando sentono dolore cambiano espressione. Sulla base dei risultati ottenuti nei topi, i due team hanno quindi perfezionato una sorta di 'scala delle smorfie' utile a decifrare la sofferenza negli animali. Lo strumento, chiamato 'Mouse Grimace Scale', "fornisce un sistema di misurazione del dolore che potrà accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci analgesici per l'uomo", confida Mogil. Con benefici immediati per gli animali, perch頬'uso della scala potrà contribuire a "eliminare la sofferenza inutile dei topi usati negli esperimenti di ricerca biomedica", e più in generale promette "importanti implicazioni nel miglioramento delle cure veterinarie" prestate agli amici dell'uomo. Mogil, Craig e colleghi hanno analizzato le immagini di topi dopo o durante la 'somministrazione' di uno stimolo doloroso. Ad esempio l'iniezione di sostanze infiammatorie diluite, comunemente utilizzate per testare la sensibilità dei roditori al dolore. Il livello di dolore valutato, precisano gli scienziati, potrebbe equivalere nell'uomo al dolore causato da un'emicrania o da un dito infiammato e gonfio. Condizioni facilmente risolvibili con un analgesico, indotte nei topi esaminati con un obiettivo auspicato da più parti: non causare più sofferenze agli animali e poterli curare meglio.

lunedì 3 maggio 2010

Brescia - Bocciato l'ampliamento di Green Hill: più di 2000 persone in marcia contro Green Hill

Il corteo nazionale contro l'allevamento Green Hill di sabato 24* è stato sicuramente un grande successo, anche più di quanto ci aspettassimo, sotto molti punti di vista.

Potremmo dire che abbiamo portato in piazza e in corteo più di 2000 persone, ma in realtà non siamo stato noi a farlo. A far sfilare per le strade di Montichiari un fiume di persone è stata la precisa coscienza di ciò che accade a tutti quei cuccioli caricati in furgoni e spediti da Montichiari ai laboratori di tortura di tutta Europa. A far macinare chilometri ad attivisti di tutta Italia, arrivati da tutte le regioni, è stata la volontà di farla finita con questo scempio e di mettersi in moto in prima persona per fermarlo. A far gridare slogan per due ore è stata la rabbia che le persone sensibili provano di fronte al pensiero di ciò che accade all'interno dei laboratori, per dare voce a tutti quei cani che nemmeno possono urlarla la loro sofferenza perché hanno le corde vocali tagliate, o che la urlano inutilmente, disperatamente, instancabilmente, fino alla morte.

Vedere la piazza del Municipio gremita ci ha riempito il cuore e fatto provare emozioni e soddisfazione per il lavoro che stiamo portando avanti. Soprattutto conoscere al nostro tavolo informativo tante di quelle persone, sentire la loro voglia di far qualcosa, scoprire che non ne possono più dell'impotenza e dell'inazione, ci ha dato molta speranza.
Da tempo non si vedeva nel movimento italiano un evento del genere, capace di attirare numeri così grandi contro la vivisezione e contro un progetto specifico di sfruttamento. Da tempo non sentivamo nell'aria questa voglia di fare qualcosa di concreto. Speriamo che non rimangano parole gridate nel vento ma diventino piccoli e grandi gesti e l'inizio di mille battaglie quotidiane portate avanti da ognuno di noi.

Ci ha inoltre stupito scoprire tra tutti questi manifestanti un numero molto alto di monteclarensi, molti più di quelli che ci attendevamo. Molti giovani, ma anche meno giovani, venuti per dire il loro no alla vivisezione e ad un allevamento che è a pochi metri da casa loro e di cui finora non sapevano nulla. Evidentemente qualcosa si sta smuovendo in questo paese e almeno sapremo di avere aperto gli occhi e svelato una verità nascosta, di avergli messo i bastoni tra le ruote, con la speranza di vederla sparire per sempre.

Sicuramente la notizia dell'ampliamento di Green Hill e i numeri spaventosi di vite animali che esso implicherebbe hanno scioccato migliaia di persone. Lo abbiamo visto da quanto è girata la notizia del corteo e dall'attenzione che ha ricevuto. Questo perché purtroppo sull'argomento vivisezione c'è una lacuna di informazione e faremo il possibile per colmarla.

E' stato bello condividere in piazza, tutti insieme, la notizia che questa mobilitazione e questa attenzione posta sul progetto di Green Hill hanno già ottenuto il risultato sperato: il Comune di Montichiari ha infatti recentemente negato i permessi per l'ampliamento dell'allevamento!!
Non verranno costruiti capannoni sotteranei, non verranno imprigionati nelle segrete di Green Hill altre migliaia di cani, non si amplierà il business di questa multinazionale della tortura!

La campagna "Salviamo i cani di Green Hill", nata con lo scopo imminente di bloccare questa emergenza, ha deciso però di non fermarsi qui e di andare avanti contro questo allevamento e contro la vivisezione. Sabato abbiamo trovato molti alleati, ci siamo conosciuti, abbiamo condiviso un momento importante, e speriamo di condividerne molti altri.

Come gridavano a centinaia i manifestanti di sabato:
"Basta con la vivisezione, è ora di agire per la liberazione!"



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Il Comune di Montichiari ha bocciato l\`ampliamento di Green Hill!

Sabato 24 aprile eravamo in tanti, tantissimi, per le strade di
Montichiari a dire NO all\`ampliamento di Green Hill, NO alla vivisezione,
No allo sfruttamento degli animali.
Un corteo che è stato un grande successo per diversi motivi e che siamo
orgogliosi di avere organizzato. Il successo non è dipeso però da noi, ma
dalle quasi 3000 persone arrivate da ogni dove, con la loro voglia di
cambiare qualcosa e di fermare gli orrori dei laboratori.

Un corteo che è nato come inizio di una campagna per fermare l\`ampliamento
di Green Hill e durante il quale abbiamo potuto subito dare un\`ottima
notizia: il Comune di Montichiari ha negato i permessi per ampliare
l\`allevamento!

Da un incontro con Elena Zanola, sindaco di Montichiari, abbiamo infatti
appreso che il progetto inquietante di costruire 5 capannoni sotteranei in
cui rinchiudere altri 2500 cani è stato respinto al mittente. Le colline
moreniche su cui sorge Green Hill sono tutelate come patrimonio ambientale
di Montichiari e il Comune non permette che vengano devastate da questi
aguzzini.
Evidentemente le pressioni fatte dall\`imminente corteo, da tutti voi, così
come dai media, sono state molte, tanto da costringere il Comune ad una
dichiarazione pubblica sul suo sito internet.

Invitiamo quindi a cessare l\`invio di mail di protesta indirizzate ai vari
indirizzi del Comune di Montichiari.

Viste le forti spese sostenute per la progettazione e gli avvocati
necessari per tentare di farsi strada, Green Hill non rinuncerà facilmente
al suo progetto di ampliamento e siamo sicuri che presenterà un ricorso.
Ma noi manterremo alta l\`attenzione, per fare in modo che anche un ricorso
non venga mai approvato.

La campagna \"Salviamo i cani di Green Hill\", nata con lo scopo imminente
di bloccare questa emergenza, ha deciso però di non fermarsi qui e di
andare avanti contro questo allevamento e contro la vivisezione. Sabato
abbiamo trovato molti alleati, ci siamo conosciuti, abbiamo condiviso un
momento importante, e speriamo di condividerne molti altri.

Come gridavano a centinaia i manifestanti di sabato:
\"Basta con la vivisezione, è ora di agire per la liberazione!\"

Ci vediamo sabato 22 maggio per un presidio di protesta davanti
all\`allevamento stesso, per il quale manderemo quanto prima indicazioni e
orari precisi.

Coordinamento Fermare Green Hill












Sui voli Lufthansa non c'è posto per cani e gatti da vivisezionare

Sui voli Lufthansa non c'è posto per cani e gatti da vivisezionare

Fino a pochi anni fa, l'opposizione agli esperimenti sugli animali era portata avanti solo dagli animalisti e mai, o quasi mai, qualcuno fuori da questo ambiente pensava di occuparsene, tanto meno imprese commerciali rinunciavano a qualche guadagno solo per non risultare coinvolte negli esperimenti di vivisezione. Il vento però sta cominciando a cambiare direzione.
E' notizia recentissima, diffusa dalla Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), organizzazione statunitense per i diritti degli animali, che la compagnia aerea Lufthansa ha deciso che non trasporterà più cani e gatti destinati alla vivisezione. La compagnia aerea tedesca ha raccolto l'appello dell'associazione animalista che aveva mostrato sul suo sito le foto di 50 cani beagle terrorizzati che Lufthansa stava trasportando in un laboratorio scozzese, il Charles River Laboratories (Crl), per test su veleni e pesticidi. Di qui la decisione di cambiare politica sull'argomento. Ottenuto questo primo importantissimo risultato, ora la Peta sta cercando di convincere Lufthansa ad estendere lo stesso divieto a tutti gli animali.
Questa notizia dimostra come la sensibilità verso le sofferenze degli animali stia uscendo dai ristretti confini dell'animalismo.

Non solo qualcuno inizia a rinunciare a guadagni collegati alla vivisezione, ma esistono anche altrettanto recenti esempi di come la pressione degli animalisti stia creando danni economici ingenti a quanti, invece, continuano a vivere sulla pelle degli animali.
L'allevamento Morini di San Polo d'Enza è stato per molti anni l'obiettivo degli antivivisezionisti che ne chiedevano la chiusura. La struttura era adibita alla nascita e alla vendita soprattutto di cani beagle che venivano ceduti ai laboratori di vivisezione per essere sottoposti ad esperimenti che spesso li avrebbero portati alla morte o comunque avrebbero provocano loro grande sofferenza. Dopo molti anni di battaglie, svariate manifestazioni, alcune delle quale terminate con dure cariche della polizia, l'allevamento Morini il mese scorso ha dichiarato la sua chiusura.
Qualsiasi movimento avrebbe gioito di un risultato tanto importante, invece gli antivivisezionisti hanno subito individuato un'altra struttura con identiche finalità, la Green Hill di Montichiari in provincia di Brescia che, da oggi in poi, diventerà il simbolo in Italia della battaglia per la chiusura degli allevamenti di animali per la vivisezione.
In pochi giorni è stata organizzata una manifestazione che sabato scorso ha visto una incredibile partecipazione: i giornali locali hanno parlato di oltre 3000 persone. Le stesse associazioni hanno rinunciato ad esporre i propri striscioni per mettere in primo piano le foto degli animali e lo spirito collettivo dell'iniziativa. Un primo successo che apre la strada ad una campagna che, visto come inizia a tirare il vento, potrebbe portare anche alla chiusura di Green Hill e in sequenza di tutte le strutture analoghe.
I pochi e volonterosi antivivisezionisti sono diventati negli ultimi anni sempre più numerosi. Ad essi si sono uniti medici, ricercatori, personaggi dello spettacolo, sempre più giornalisti e ora anche imprese commerciali.
La semplice sensibilità nei confronti degli animali ha lasciato spazio al senso di giustizia che spinge sempre più persone, non necessariamente animaliste in senso stretto, ad osteggiare la vivisezione, una pratica crudele e dannosa, ma prima di tutto uno degli esempi più esecrabili della logica che i più forti, ossia gli esseri umani, possono disporre dei più deboli, gli animali. Ma i tempi stanno cambiando.

Stefano Cagno

in data: 30/04/2010

Vivisezione

Petizione per un reale divieto di test cosmetici su animali
L'intenzione della Commissione Europea è proprio quella di trovare un modo di posporre la data del 2013. Questo ce lo spiega l'associazione animalista Humane Society International, che ha avuto la sgradita sorpresa, nel marzo 2010, di vedersi invitare dalla Commission Europea a far parte di un gruppo di lavoro avente lo scopo di cercare giustificazioni a questo slittamento della data di divieto totale!
Ovviamente l'associazione ha rifiutato l'invito, non solo, ha promosso una petizione internazionale per chiedere all'UE che non si metta in atto questo comportamento vergognoso, ma che venga rispettata questa direttiva, ottenuta con tanta fatica e la cui applicazione è già stata fatta slittatare finora di moltissimi anni.
Qui di seguito la traduzione della pagina della petizione e le indicazioni per partecipare. Ovviamente... con preghiera di massima diffusione!
*Dalla Humane Society International*: sosteniamo il divieto di vendita di cosmetici testati su animali
I test su animali sono cose orrende, specie quando gli animali vengono accecati e avvelenati solo per un rossetto, uno shampoo, o un altro prodotto di bellezza o per l'igiene personale.
Nel 2009 l'Unione Europea ha vietato tutti i test su animali per i prodotti cosmetici (sugli ingredienti) all'interno dei suoi confini. La stessa direttiva impone inoltre un divieto di vendita, in tutta Europa, di cosmetici i cui ingredienti siano stati testati su animali al di fuori dell'Europa, a partire dal 2013. Per le aziende, questo significa scegliere tra dare un calcio alla loro brutta abitudine di testare sugli animali, o vedersi spazzare via i propri prodotti dagli scaffali europei (l'Europa è il maggiore mercato mondiale per i cosmetici).
Tuttavia, la Humane Society International ha appena appreso che i burocrati europei stanno prendendo in considerazione l'approvazione di una legge che potrebbe ritardare l'applicazione del tanto atteso divieto di vendita, forse di anni. Se venisse approvata, questa legge implicherebbe inutile sofferenza e morte per molte migliaia di animali. Ma questo non deve accadere!
*AGISCI*
Dobbiamo agire in fretta e ricordare ai legislatori europei che i consumatori consapevoli di tutto il mondo si aspettano che gli scaffali dei negozi abbiano solo prodotti cruelty-free, e che loro, come legislatori e rappresentanti dei cittadini, hanno l'obbligo morale di far rispettare il divieto già approvato.
Firma la petizione, grazie da parte degli animali!
Per firmare su Facebook e diffondere: http://apps.facebook.com/causes/petitions/453?m=87be1e28
Ecco le istruzioni per firmare, e il contenuto tradotto, per chi non sa l'inglese:
I campi da compilare sono, nell'ordine: il primo potete saltarlo; nome; cognome; email; indirizzo; continuazione indirizzo (se serve); città; su State scegliete l'ultimo valore del menu, "None"; CAP; Italy; numero di telefono (opzionale).
Il testo della petizione recita:
Oggetto: sosteniamo il bando ai cosmetici testati su animali
Egregio legislatore,
le chiedo di sostenere e applicare il divieto di commercializzazione nell'Unione Europea, a partire dal 2013, di cosmetici con ingredienti testati su animali, così come imposto dalla Direttiva Cosmetici, e di rifiutare qualsiasi proposta di ritardare o posporre questa azione.
Causare dolore e sofferenza agli animali nei laboratori per produrre un rossetto o uno shampoo è moralmente ingiustificabile. L'UE ha già vietato i test cosmetici su animali nei suoi laboratori, ma questi test continuano in altre parti del mondo, perché le aziende sanno che possono ancora vendere i loro prodotti in UE.
Dato che i test cosmetici su animali sono dolorosi ed eticamente inaccettabili, deve esserci un divieto totale di uso di nuovi ingredienti testati su animali. Migliaia di prodotti e ingredienti si sono già dimostrati sicuri e possono essere usati e riformulati senza ulteriori test. I consumatori hanno molte scelte, sicure ed etiche, senza bisogno di test crudeli su animali.
Grazie per l'attenzione, in fede
[nome cognome]
[indirizzo]
Metodi alternativi e nuova tossicologia
Estratti di un'intervista a Thomas Hartung, già direttore del Centro Europeo per la Convalida delle Alternative alla Sperimentazione Animale (ECVAM) e oggi direttore del Centro per le Alternative alla Sperimentazione Animale della Johns Hopkins University
Fonte: New Science (National Anti-vivisection Society) tramite Equivita
Cosa la spinge a impegnarsi per lo sviluppo delle alternative ai test su animali?
Desidero far progredire la scienza della valutazione del rischio e renderla più umana affinché possa tutelare la sicurezza dei pazienti e dei consumatori oltre che il benessere degli animali. Ritengo che i metodi alternativi siano i precursori di una rivoluzione imminente nel campo delle scienze della valutazione del rischio. I metodi alternativi possono svolgere una funzione pilota rispetto alla nuova tossicologia e per il quality assurance nelle scienze biologiche in generale. E' questa la direzione in cui deve muovere la scienza: stiamo pubblicando veramente troppo; quel che non è riproducibile è irrilevante o semplicemente artefatto.
Quali ostacoli impediscono ai ricercatori che operano nelle università o nelle società farmaceutiche di utilizzare metodi alternativi al posto della sperimentazione animale?
Vi sono diversi ostacoli: tradizioni, obblighi normativi, carenza di informazione sulle opportunità. D'altra parte, però, molti fattori premono per il cambiamento. La rivoluzione delle biotecnologie e dell'informatica che ha fornito nuovi strumenti, le società che commercializzano tali strumenti e pressioni normative come la legislazione sul benessere animale, REACH e il 7° emendamento della Direttiva sui cosmetici (divieto totale di sperimentazione sugli animali indipendentemente dalla disponibilità di alternative). Inoltre, la necessità di incrementare la velocità con cui si sperimenta e la crescente consapevolezza dei limiti dei test oggi utilizzati hanno un peso notevole.
Quali sono i vantaggi di usare metodi che non contemplano l'uso di animali in tossicologia?
Semplicemente quello di superare i limiti della sperimentazione animale. Limiti non soltanto di natura etica: i test su animali sono costosi, richiedono molto tempo e producono spesso risultati errati. Alcuni sono stati sviluppati 40-80 anni fa, soprattutto nel campo della tossicologia regolatoria. Nel frattempo abbiamo maturato un insieme nuovo di conoscenze sui meccanismi, i target molecolari e le modalità di azione.
Pensa che la sperimentazione animale cesserà un giorno di essere un obbligo normativo nella sperimentazione dei farmaci?
Sì, è ormai evidente come prendere decisioni errate danneggi il processo di sviluppo dei farmaci. Eliminare sostanze valide dal processo di sviluppo significa anche uccidere persone. Inoltre, più della metà dei nuovi farmaci è costituito da proteine umane o anticorpi per proteine umane e ciò rende inutile l'approccio tradizionale.
Ritiene che gli esperimenti su primati non umani possano essere sostituiti? Se sì, come?
Abbracciando una sperimentazione basata sull'uomo e dunque superando la sperimentazione su primati non umani, ad esempio con la tecnica del microdosaggio. Il fatto che si usino sempre più spesso proteine umane sta certamente incoraggiando l'uso dei primati nella sperimentazione, ma la tragedia provocata dall'anticorpo TeGenero (TGN1412), risultato innocuo sui primati a dosi 500 volte superiori a quelle umane, e che ha quasi ucciso all'istante i primi sei volontari umani, ha dimostrato che anche questa forma di sperimentazione produce risultati discutibili.
Ritiene anche lei che l'uso degli animali nella sperimentazione sia un dogma scientifico che deve essere messo in discussione?
Non la considero un dogma, qualcosa che deve essere considerato vero senza riserve. La considero uno strumento con limiti sempre più evidenti. Più rendiamo evidenti tali limiti e sviluppiamo altri strumenti, meno utili e meno usati risulteranno questi strumenti.


Autismo: urgente un cambiamento di rotta
Fonte: Claude Reiss - (La Notice d'Antidote, marzo 2010) tramite Equivita
Le cause dell'autismo devono essere ricercate nel periodo prenatale, ma non in termini di fattori genetici. L'esposizione della donna ad alcune sostanze chimiche può spiegare l'insorgere del disturbo nel bambino.
Probabilmente causato da una cattiva organizzazione delle cellule neuronali e delle loro interconnessioni al momento della messa a punto del sistema nervoso centrale durante l'embriogenesi, l'autismo è stato a lungo imputato a fattori di ordine genetico, soprattutto in considerazione della sua maggiore incidenza tra bambini di sesso maschile. Negli anni '80, tuttavia, l'avvento di metodi di diagnosi affidabili ha consentito di rilevare come il numero dei soggetti colpiti dal disturbo sia aumentato vertiginosamente tra gli anni '70 e il primo decennio del 2000*, permettendo di formulare un'ipotesi diversa, che guarda al ruolo delle sostanze chimiche ingerite, inalate o diversamente assorbite dalla donna durante il periodo della gestazione.
Come identificare le sostanze chimiche che possono causare l'autismo? La sperimentazione animale è sicuramente da escludersi in quanto nessuna specie può essere modello biologico affidabile per un'altra e, inoltre, nel caso specifico, sarebbe complicato distinguere un topo autistico da uno che non lo è. Poiché anche la via della sperimentazione su volontari umani è evidentemente impercorribile, non resta che quella di sperimentare le sostanze su campioni biologici di origine umana, in particolare su cellule neuronali. E' questo ciò che Antidote Europe ha fatto sei anni fa. Il Comitato scientifico francese ha selezionato alcune cellule neuronali sviluppate in coltura e analizzato il comportamento di otto geni marcatori di neurotossicità: tre essenziali per lo sviluppo dell'architettura neuronale del feto e del bambino, tre per la comunicazione neuronale, uno per lo sviluppo dell'amiloidosi (all'origine delle malattie neurodegenerative), e uno implicato nella sintesi dell'ormone steroideo (per esplorare le cause dell'importante differenza di genere nel rischio di autismo). Ne è emerso che il comportamento della maggior parte dei geni esaminati risultava gravemente alterato da alcune sostanze chimiche: il bisfenolo A, l'acrilamide, il 2-butossietanolo (solvente utilizzato nei cosmetici), il 3-aminofenolo (colorante per capelli) e tutta una serie di pesticidi.
Le tecniche genomiche oggi disponibili permetterebbero di raffinare e ampliare i termini della ricerca selezionando un numero più elevato di geni marcatori, più cellule neuronali umane, una maggiore varietà di tempi di esposizione e di concentrazione delle sostanze. Ma i fondi scarseggiano o sono sperperati, mentre la sorte delle generazioni future meriterebbe senz'altro il varo di un piano di ricerca ad hoc, non meno urgente di quello contro il cancro o l'Alzheimer.

*In Francia negli anni '70 si contavano 5 persone colpite da autismo su 10.000; 16 negli anni '90; 23 nel 2003; 60 nel 2009.


Il punto sulla revisione della Direttiva 86/609
Fonte: Dr Hadwen Trust
Nel 1986 la Commissione europea ha adottato la Direttiva 86/609/CEE per la "protezione degli animali usati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici". Ogni stato membro ha l'obbligo di recepire tale Direttiva all'interno della propria legislazione nazionale. La Direttiva (e la corrispondente legge nazionale degli stati membri) ha suscitato critiche sempre più accese perché non tutela gli animali da esperimenti dolorosi e letali, ma tutela piuttosto i vivisettori dal rischio di essere legalmente perseguiti in base alle norme che puniscono atti di crudeltà contro gli animali.
Un vero inganno
Nel corso del 2006 e del 2007 la Commissione ha preparato la strada alla revisione della Direttiva 86/609, chiedendo a esperti e a cittadini di inviare commenti. A novembre del 2008 la Commissione ha adottato una bozza di testo per la revisione. Nonostante l'impegno eroico dei gruppi antivivisezionisti, la proposta di revisione è risultata essere per molti aspetti peggiore della legislazione originale. Ciò che è risultato dolorosamente chiaro nel corso dei cruciali dibattiti parlamentari, inoltre, è che al momento del voto la gran massa dei deputati al Parlamento europeo si è piegata alle pressioni dell'industria.
Tappe successive
Il 5 maggio 2009 il Parlamento europeo ha adottato in prima lettura il testo della bozza di revisione. Una volta approvata dal Parlamento e dal Consiglio dei Ministri, la bozza sostituirà definitivamente la Direttiva 86/609. Ciò potrebbe accadere a breve.
Di male in peggio
Uno dei pochissimi punti positivi dell'originale Direttiva 86/609 è costituito dall'articolo 7.2. Questo stabilisce: "Si eviterà di eseguire un esperimento qualora per ottenere il risultato ricercato sia ragionevolmente e praticamente applicabile un altro metodo, scientificamente valido, che non implichi l'impiego di animali". Il testo proposto per la revisione, tuttavia, sembra voler gravemente compromettere questo punto cruciale in quanto:
1) Indebolisce il carattere coercitivo della "clausola sulle alternative". Secondo l'attuale Direttiva UE gli stati membri sono tenuti a usare metodi alternativi non basati su animali se questi sono disponibili. L'articolo 4.1 della bozza di Direttiva attenua il carattere coercitivo di tale obbligo stabilendo soltanto che ciò deve avvenire "ogni qualvolta possibile". Ciò costituisce una modifica sottile ma altamente significativa del linguaggio legislativo che può consegnare agli stati membri facoltà molto più ampia di ignorare o rallentare l'implementazione delle alternative.
2) Consente agli stati membri di ritardare l'implementazione delle alternative fino a quando non siano state riconosciute dalla legislazione comunitaria mediante un processo amministrativo che può durare anni. L'articolo 7.2 dell'attuale Direttiva prevede chiaramente: "Si eviterà di eseguire un esperimento qualora per ottenere il risultato ricercato sia ragionevolmente e praticamente applicabile un altro metodo, scientificamente valido, che non implichi l'impiego di animali". La bozza proposta cancella completamente questa frase e stabilisce che le alternative devono essere utilizzate solo dopo essere state "riconosciute dalla legislazione comunitaria" (articolo 13.1). Gli stati membri, quindi, non sono più tenuti a implementare le alternative non appena scientificamente validate, ma devono attendere che i test passino attraverso il lungo processo amministrativo che ne consente l'inclusione nel quadro legislativo europeo.
3) Limita la portata della "clausola sulle alternative". La bozza non prevede che le alternative siano applicate a tutti gli esperimenti e lascia fuori, in particolare, quelli effettuati nell'ambito della ricerca di base in cui si utilizza la maggior parte degli animali. La legislazione comunitaria riconosce solo le alternative ai test tossicologici e di sicurezza, ma i test di tossicologia costituiscono solo circa il 10% di quelli totali. Per il resto, pertanto, principalmente per quanto riguarda gli esperimenti utilizzati nella ricerca base, l'obbligo di usare le alternative disponibili agli esprimenti su animali semplicemente non sarebbe più applicabile.
4) Indebolisce di riflesso anche la legislazione nazionale sulle alternative: l'articolo 2.7 della bozza, infatti, sottrae agli stati membri la facoltà di mantenere standard più elevati o di introdurne di più forti in aree diverse da quelle dell'"alloggiamento e della cura".
Francesca Lavarini

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domenica 25 aprile 2010

la descrizione degli esperimenti di Green HIll

Tratto da
Esperimenti sui Cani

Difetto Critico.Esperimento1 .Cani Beagle maschi(Greenhill, Montichiari, Italy) sono stati preparato chirurgicamente creando un difetto critico di un segmento di 1.5-cm usando una sega oscillatoria secondo pratiche chirurgiche veterinarie accetate. Il radio e la rimanente membrana interossea sono state lasciate intatte , e i tessuti molli sono stati chiusi in punta. Gli animali sono stati divisi in tre gruppi sperimentali (n = 8 per gruppo)e trattati con tre (Groppo A), sette (Gruppo B), o 14 (Gruppo C) iniezioni giornaliere di una soluzione acquosa di CP-533,536 [100 mg/ml in PBS calcio privo di magnesio dopo l'intervento e l'impianto di Helistat (2.5 נ5 cm) spugne di collagene pretagliate nell'area difettata , Colla-Tec, Plainsboro, NJ]. Le radiografie delle zampe anteriori immediatamente ottenute dopo l'intervento e dopo due settimane fino al termine dello studio (settimana 10).

Esperimento 2. In un altro set di esperimenti su difetti critici dell'ulna, cani beagle maschi (n = 28), preparati chirurgicamente come sopra, sono stati divisi in quattro gruppi e trattati con 1.0 ml of poly(D,L-lactide-co-glycolide) (PLGH) matrix (Atrix Laboratories) ds dolo (Gruppo A), 50 mg di CP-533,536 dissolto in 1.0 ml di matrix (Gruppo B), 10 mg of CP-533,536 dissolto in 1.0 ml di matrix (Groppo C), o 10 mg di CP-533,536 dissolto in 0.2 ml di matrix (Groppo D). In questi esperimenti,nessuna spugna pretagliata di collagene experiments, sono state usate nell'area difetatta. Il composto è stato somministrato in singole dosi nell'intervento. Il sangue(1.0 ml) è stato raccolto dagli animali ogni 30 min, 2 h, 4 h, 24 h, 72 h, e 7 giorni dopo l'intervento.Gli animali sono stati monitorati nel post operatorio per gli effetti collaterali ,e le radiografie degli arti anteriori sono state ottenute immediatamente dopo l'intervento ed ogni settimana fino al termine dello studio (settimana 24).

Osteotomia della Tibia . Per il modello dell'osteotomia della tibia,cani beagle maschi (n = 14) sono stati preparati mediante un'osteotomia chirurgica sulla porzione distale della tibia del cane usando una sega Gigli secondo pratiche veterinarie chirurgiche accertate. I segmenti di osso prossimali e distali sono stati stabilizzati usando una placca AO . La rimanente membrana interossea è stata lasciata intatta. Il sito difettato è stato irrigato con soluzione salina per rimuovere detriti di ossa e riempito con PLGH matrice da sola o matrice contenente CP-533,536 nella maniera seguente: Gruppo A, i cani sono stati lasciati senza trattamento (n = 3); Gruppo B, i cani sono stati trattati con 0.5 ml di sola matrice (n = 3); Gruppo C, i cani sono stati trattati con 5 mg di CP-533,536 disciolti in 0.5 ml di matrice (n = 4); e Gruppo D, i cani sono stati trattati con 25 mg of CP-533,536 disciolti in 0.5 ml di matrice (n = 4). Il sangue (1.0 ml) è stato raccolto dagli animali ogni 30 min, 2 h, 4 h, e 24 h dopo l'intervento. Le radiografie delle zampe anteriori sono state ottenute immediatamente dopo l'intervento e ogni settimana fino al termine dello studio (settimana 8).

Radiografie. Le radiografie sono state interpretate da un radiologo sperimentatore tenuto all'oscuro del protocollo di trattamento e dell'intervallo postoperatorio . Sono state classificate su una scala da 0?6come descritto da Cook et al. (ref. 24; see Table 3).

Istologia . In conclusione,nel modello di difetto dell'ulna o osteotomia della tibia, le ossa contenenti il sito difettato sono state dissezionate e i muscoli rimossi . Il sito difettato dell'osso con l'osso adiacente è stato tagliato con una sega , fissate in una soluzione neutra per il 10% trattata con formalina per sette giorni ,e poi incorportato in metacrilato metilico . Sezioni seriali sono state tagliate attraverso ogni area difetatta e tinte con toluidina blue and roso base 2 verde (23).

Analisi di CP-533,536 nel Plasma. [....]

Si prosegue parlando di analisi statistiche...


Canine Experiments

Critical Defect. Experiment 1. Male beagle dogs (Greenhill, Montichiari, Italy) were surgically prepared by creating a 1.5-cm segmental critical defect in the midulna by using a pendular saw according to accepted veterinary surgical practices. The radius and remaining interosseal membrane were left intact, and the soft tissues were closed in layers. Animals were divided into three experimental groups (n = 8 per group) and treated with three (Group A), seven (Group B), or 14 (Group C) daily injections of an aqueous solution of CP-533,536 [100 mg/ml in calcium magnesium-free PBS after surgery and implantation of Helistat (2.5 נ5 cm) precut collagen sponges into the defect area, Colla-Tec, Plainsboro, NJ]. Radiographs of the forelimbs were obtained immediately after surgery and every 2 weeks until termination of the study (week 10).

Experiment 2. In another set of ulnar critical defect experiments, male beagle dogs (n = 28), surgically prepared as above, were divided into four groups and treated with 1.0 ml of poly(D,L-lactide-co-glycolide) (PLGH) matrix (Atrix Laboratories) alone (Group A), 50 mg of CP-533,536 dissolved in 1.0 ml of matrix (Group B), 10 mg of CP-533,536 dissolved in 1.0 ml of matrix (Group C), or 10 mg of CP-533,536 dissolved in 0.2 ml of matrix (Group D). In these experiments, no precut collagen sponge was used in the defect area. The compound was administered into the defect area in a single dose at surgery. Blood (1.0 ml) was collected from animals 30 min, 2 h, 4 h, 24 h, 72 h, and 7 days after surgery. Animals were monitored postsurgically for side effects, and radiographs of the forelimbs were obtained immediately after surgery and every week until the termination of the study (week 24).

Tibial Osteotomy. For the tibial osteotomy model, male beagle dogs (n = 14) were prepared by making a surgical osteotomy on the distal portion of the dog tibia by using a Gigli saw according to accepted veterinary surgical practices. The proximal and distal bone segments were stabilized by using an AO plate. The remaining interosseal membrane was left intact. The defect site was irrigated with saline to remove bone debris and filled with PLGH matrix alone or matrix containing CP-533,536 in the following manner: Group A, dogs were left untreated (n = 3); Group B, dogs were treated with 0.5 ml of matrix alone (n = 3); Group C, dogs were treated with 5 mg of CP-533,536 dissolved in 0.5 ml of matrix (n = 4); and Group D, dogs were treated with 25 mg of CP-533,536 dissolved in 0.5 ml of matrix (n = 4). Blood (1.0 ml) was collected from all animals at 30 min, 2 h, 4 h, and 24 h after surgery. Radiographs of the forelimbs were obtained immediately after surgery and every week until the termination of the study (week 8).

Radiographs. Radiographs were interpreted by an experienced radiologist blinded to the treatment protocol and postoperative interval. They were graded on a 0?6 scale as described by Cook et al. (ref. 24; see Table 3).

Histology. On termination, in the ulnar defect or tibial osteotomy model, bones containing the defect site were dissected and muscles removed. The bone defect site with adjacent bone was cut with a saw, fixed in 10% neutral buffered formalin for 7 days, and then embedded in methyl methacrylate. Serial sections were cut through each defect and stained with toluidine blue and safranine O-fast green (23).

Analysis of CP-533,536 in Plasma. Plasma samples were thawed, and 20 ׬ of each sample was injected into a PE-Sciex (Thornhill, ON, Canada) API 3000 triple quadrapole mass spectrometer with a turbo ionspray source. A Luna (Phenomenex, Torrance, CA) phenyl-hexyl (4.6 נ50 mm נ3 ׭) column was used for separation. CP-533,536 and the internal standard were determined in negative ion mode by using multireaction monitoring by following the mass transitions of 467.3/303.2 m/z and 388.3/198.1 m/z, respectively. The linear dynamic range of the assay was from 1 to 2,000 ng/ml. The mean accuracy of the assay characterized with quality control standards was 80?116%.

Statistical Analysis. Statistics were calculated by using STATVIEW 4.0 packages (Abacus Concepts, Berkeley, CA). The ANOVA test was used for all group comparisons, and Fisher's protected least significant difference was used to compare the differences between each group.

Brescia - Gambe spezzate ai cani per test di ricerca

Quelle che vedete qui sotto sono le radiografie delle ulne e delle tibie di alcuni cani sottoposti ad un esperimento presso i laboratori Pfizer - http://www.pfizer.com (la pi?nde societࠦarmaceutica del mondo operante nel settore della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci) nel 2002.
Ben 66 cani provenienti da Green Hill sono stati sottoposti a taglio delle ossa delle gambe, lasciandoli in osservazione per 24 settimane, alcuni con una terapia per accellerare la calcificazione, altri senza nessuna terapia.
Non 蠳tato somministrato alcun antidolorifico. Infine i cani sono stati uccisi e le loro ossa rimosse, sezionate e messe sotto formalina.

Questo 蠩l business di Green Hill che dobbiamo fermare!


Fonte: http://www.pnas.org/content/100/11/6736.long





mercoledì 7 aprile 2010

Quanto soffrono le cavie Ora si studia il loro dolore

LA REPUBBLICA
5 APRILE 2010
Gb, le autorità hanno commissionato uno studio per verificare la sofferenza degli animali durante gli esperimenti scientifici
Quanto soffrono le cavie Ora si studia il loro dolore
CRISTINA NADOTTI
ROMA - Il Parlamento e il Comitato di bioetica britannici hanno chiesto di compiere studi approfonditi sulla sofferenza degli animali utilizzati per la ricerca scientifica. L'avvio di questa indagine sull'argomento, che potrebbe essere pronta in breve tempo, non servirà ad annullare la sperimentazione sugli animali, ma costituisce una pietra miliare nel campo dell'affermazione dei loro diritti.
Per la prima volta, infatti, passa il riconoscimento del fatto che gli animali sono in grado di provare "dolore" in termini umani e si chiede agli scienziati di impegnarsi a stabilire quali siano i loro livelli di sofferenza. Per molto tempo è stata negata la stessa capacità degli animali di provare dolore e anche quando è aumentata la sensibilità per l'argomento, in molti hanno sostenuto che il dolore provato da una bestiola non è paragonabile a quello di un essere umano. E' un assunto che urta la sensibilità di molti, ma non deve stupire: in molti ambienti scientifici la sofferenza viene valutata solo in base alla capacità di esprimerla. Nello stesso modo in cui si ignorata o sottovalutata la sofferenza animale, si è a lungo ignorata e sottovalutata quella dei neonati, solo perch頩ncapaci di esprimersi a parole.
E' indicativo in questo senso che solo ieri i ricercatori della University College di Londra abbiano dato notizia di uno studio che dà per la prima volta una misura scientifica diretta del dolore nei neonati prematuri. I risultati della ricerca pongono un dilemma considerevole sull'operato dei neonatologi. Per lungo tempo infatti i bambini molto piccoli sono stati operati senza anestesia, nella convinzione che non provassero dolore, ma solo semplici reazioni riflesse. Così come è accaduto nel campo della neonatologia, le ricerche sollecitate dalle autorità britanniche per gli animali puntano a fornire parametri più precisi, in questo caso per stabilire se un esperimento è accettabile per legge. Al momento, infatti, le norme britanniche stabiliscono che una sperimentazione sugli animali è autorizzata sulla base di livelli di sofferenza indicati come lievi, moderati, notevoli o non classificabili, cioè tali da richiedere anestesia. A questa metodo si oppongono in molti, sostenendo che si tratta di classificazioni vaghe, stabilite a priori, senza verificare davvero quanto l'animale soffra durante l'esperimento. La ricerca britannica raccoglierà i dati in nove laboratori autorizzati. Il gruppo di scienziati ha già verificato che negli ambulatori in questione sono già disponibili dati sull'argomento. Il fatto che chi sperimenta sugli animali abbia già misurato il loro dolore, ma non ne abbai fornito resoconto, fa nascere dubbi e timori sull'esito di tali osservazioni. In Italia la legge che disciplina la sperimentazione sugli animali è la 116/92, che all'articolo 6 stabilisce che "gli esperimenti devono essere effettuati in modo da evitare angoscia e sofferenza o dolore inutili agli animali". L'accezione "dolore inutile" è però molto vaga e la realtà è che, nonostante le norme, gli animali da laboratorio sono sottoposti a grandi sofferenze spesso con scarsi o nulli esiti scientifici.

mercoledì 24 marzo 2010

CHIUDE L'ALLEVAMENTO MORINI

 

CHIUDE L'ALLEVAMENTO MORINI!
Tutti gli animali in affido ad associazioni animaliste


"Da un pò di tempo si è costituito spontaneamente un coordinamento per chiudere Morini; l'obiettivo che ci siamo prefissati è quello di far chiudere uno dei più importanti
allevamenti di animali destinati alla vivisezione in Italia: Stefano Morini S.A.S."

Così cominciava all'incirca il primo comunicato del coordinamento, nato alla fine del 2002 con l'allora presuntuoso scopo che gli dava nome. Sono passati più di
sette anni ed oggi, a marzo 2010, l'attività  di Morini può dirsi definitivamente cessata.
In questi giorni gli animali ancora imprigionati verranno liberati ed affidati ad un'associazione animalista.
Si tratta di un numero molto elevato di animali: quasi 400 cani, 1800 ratti e 1800 topi, per i quali sarà necessario trovare delle case e delle sistemazioni per dare loro
finalmente una vita libera dalla prigionia in cui sono nati e
cresciuti, per fargli finalmente scoprire calore ed emozioni che non hanno mai provato.

Da qualche anno le attenzioni verso quest'azienda sono
inevitabilmente calate.
Per certo si è sempre saputo di molte difficoltà economiche con cui era obbligata a convivere, dovute in parte al fatto che nessun laboratorio negli ultimi tempi si riforniva di beagle provenienti da San Polo (città troppo nell'occhio
del ciclone e la vivisezione si sa apprezza molto il silenzio) e in parte alla presa di posizione di tante ditte o privati (veterinari, trasportatori, negozi di animali) che non volevano più fare affari con chi era oggetto di una campagna pubblica di protesta come quella che il coordinamento ha messo in atto.

Ma non molto tempo prima della nascita della campagna l'allevamento di animali per laboratori Stefano Morini non era cosa da poco: uno dei principali fornitori di cani beagle, roditori e conigli alle industrie che effettuano esperimenti e che fondano i propri profitti sulla vivisezione.
E' stata anche la costanza e la determinazione di tutti quelli che hanno preso parte alla campagna a rendere possibile tutto ciò.
E' stata la liberazione di 99 cani beagle compiuta da ignoti e altre azioni di sostenimento diretto alla campagna a contribuire inevitabilmente alla sua chiusura.
Sono stati tutti gli individui che non si sono fatti avvilire dai grotteschi tentativi delle istituzioni di tenere in piedi l'azienda (multe cancellate, leggi regionali annullate,
proroghe per le ultimazioni dei lavori di adeguamento), né intimorire dalla mano pesante della legge che prima denuncia poi dà lo scappellotto per ricordarti che puoi manifestare,
ma solo fino a quando la tua protesta è inutile e inascoltata.

Ma non vogliamo scrivere questo comunicato per dire e dirci quanto siamo stati bravi, anzi è doveroso ammettere che con il passare del tempo le iniziative del coordinamento
Chiudere Morini sono diminuite fino ad estinguersi, complice anche il divieto di organizzare manifestazioni esteso a tutta la provincia di Reggio Emilia, emanato dalla questura a coronamento di un lavoro di repressione che inevitabilmente ha finito per colpire chi dall'inizio sosteneva senza compromessi l'unica soluzione accettabile per Morini: chiuderlo.

Così negli ultimi due anni abbiamo continuato a recuperare notizie e presto abbiamo scoperto che su quel terreno pendeva un progetto di costruzione di nuovi lotti residenziali.
Il resto è attualità: il pignoramento dei beni dell'azienda,
compresi molti cani e il tentativo di asta pubblica, poi
fortunatamente sospeso, con cui si volevano estinguere i debiti accumulati.

Ma ora basta rivangare nei ricordi, il presente è già qui e ora che l'allevamento sarà finalmente smantellato ci sarà urgente bisogno di una sistemazione per molti beagle,
alcuni non più giovanissimi, e per molti roditori.
Chi ritiene di poter dar loro una sistemazione dignitosa si faccia avanti, contattando l'associazione animalista che sta curando la loro adozione.
Anche perché la situazione attuale è seriamente critica, la
cocciutaggine della titolare Giovanna Soprani nel voler perseverare la sua attività anche in condizioni economiche così avverse ha reso ancora più dura la prigionia di
questi animali, che per mancanza di personale non hanno ricevuto nemmeno tutte le più basilari cure.
Gli animali lì rinchiusi hanno sofferto fin troppo, adoperiamoci tutti per fargli dimenticare gli orrori che la stabulazione comporta.

Infine questo comunicato vuole essere anche propositivo.
Altri animali di tutte le specie sono ancora vittime di uno
sfruttamento che oggi sembra non avere confini: nei laboratori e nelle altre aziende specializzate nel
fornire cavie, ma anche nei mattatoi, negli allevamenti intensivi, negli zoo e nei circhi.
Uccisi, imprigionati o torturati, vittime di uno scellerato modo di vivere della maggioranza degli esseri umani che concepisce il mondo e tutti i suoi abitanti come risorse da utilizzare.
Di fronte a tutto ciò chiunque si sentirebbe impotente.
Nessuno ha la soluzione a questo totale sfacelo nel palmo della propria mano, non ci sono ricette sempre valide e forse siamo ad un punto di quasi non ritorno.

Il coordinamento è nato quasi per caso, complice quel famoso
sequestro dei 56 cani beagle avvenuto a Bolzano e che in parte ha svegliato un qualcosa di diverso, la consapevolezza che ogni cambiamento che auspichiamo ha bisogno del nostro agire diretto.
Quel furgone poteva appartenere a GREEN HILL, un altro allevamento a Montichiari, vicino Brescia che ha parzialmente acquisito il mercato del beagle per la sperimentazione dopo il tracollo finanziario di Morini.
Quasi per caso è nata una campagna che è stata anche una esperienza e una avventura, un cammino sul quale far crescere e sviluppare molte altre idee e progetti per il movimento di liberazione animale.

Pur non avendo le soluzioni crediamo innanzitutto nel non delegare ad altri questioni così importanti come lo sterminio degli animali.
Se siamo sensibili a questo problema non dobbiamo tirarci indietro.
Ci sentiremo forse comunque impotenti ma avremo meno rimpianti.


Per la liberazione animale,
Coordinamento Chiudere Morini


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Per l'adozione di cani o per dare una mano nel creare una rete di rifugi, canili e associazioni che aiutino in questo difficile compito invitiamo a contattare l'associazione VitaDaCani ai seguenti contatti:

Tel: 349-0581076 o 02-93871132
Web: www.vitadacani.org

Ricordatevi anche che questa operazione avrà elevati costi economici, tra viaggi, affitto di furgoni adatti al trasporto di animali, cure mediche veterinarie e sterilizzazioni.
Pensate che anche voi potrete contribuire alla vita dignitosa di questi animali una volta usciti dall'inferno di Morini.
Se non potete adottarne uno fisicamente in casa vostra, potreste adottarlo simbolicamente contribuendo alla sua cura e riabilitazione.
Grazie.


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Chiudere Morini
c/o MBE 222
C.so Diaz 51
47100 Forlì
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