Cattiveria e crudeltà delle anime nere di tutta Italia

In questo blog potrai leggere e vedere le immagini della crudeltà e della cattiveria umana .
Da Nord a Sud, isole comprese, una passerella di azioni vergognose, criminali, inumane, un repertorio di incuria, freddezza, avidità e ruberia.
La bassezza d'animo dell'essere umano viene portata alla luce.
Tutto compiuto contro creature deboli ed indifese, senza tutela reale e spesso ridotte senza dignità.
Quando decidi di andare in vacanza, scegli il tuo luogo di villeggiatura anche con questo parametro :
chi abita in questo posto ?

Al cuore del problema

Ogni anno migliaia di cani vengono introdotti nei canili esistenti nel nostro Paese. Nei canili migliori solo alcuni riacquistano dignità attraverso l'adozione. In altri li aspettano malattie, sbranamenti o comunque la fine naturale della vita trascorsa dietro le sbarre. Il tutto con costi altissimi per le amministrazioni. Aiutateci a dire basta. Il fenomeno del randagismo si può controllare e sconfiggere.


COSA DICE LA LEGGE:
Secondo la normativa vigente i sindaci sono responsabili per i cani vaganti nel territorio del Comune che amministrano.

Al fine di curare i cani presenti nel suo territorio, i Comuni ricevono finanziamenti da parte dello Stato centrale (pagati da noi cittadini mediante le tasse) per cui gli stessi sono tenuti a predisporre le strutture per risolvere il problema del randagismo e a finanziarle con i denari a ciò destinati.


LA SOLUZIONE MIGLIORE:
Le Associazioni senza scopo di lucro costituiscono i migliori soggetti per la gestione del canile in quanto, agendo senza scopo di lucro, danno maggiori garanzie sul fatto che i denari ad esse corrisposti dal Comune siano effettivamente destinati alla migliore cura del cane.


QUELLO CHE ACCADE NORMALMENTE:
L'affidamento ai gestori privati è invece assai pericoloso in quanto gran parte degli stessi sono tentati dal non garantire buone condizioni di vita o la stessa sopravvivenza dei cani ospitati nel canile al fine di massimizzare i guadagni.

A mero titolo di esempio, vi segnaliamo che sono numerosi i Comuni che hanno stipulato convenzioni con gestori privati per l'affidamento agli stessi della gestione dei canili a seguito di gare di appalto vinte con aste fortemente al ribasso. Sono numerosi gli esempi di gestori che hanno vinto con offerte che prevedano il mantenimento del cane per soli 70 centesimi di euro al giorno! 70 centesimi con cui il gestore dovrebbe pagare il cibo per il cane, le cure mediche, parte delle spese di gestione (operai, luce, acqua etc.) e, addirittura, ricavarci qualcosa per vivere.

Appare del tutto evidente, quindi, che in tali casi il benessere del cane non potrà di certo essere garantito.


IL BUSINESS DEL RANDAGISMO: 500 MILIONI DI EURO ALL'ANNO
Parecchi imprenditori privati hanno nella gestione dei canili una vera miniera d'oro. Si tratta spesso di delinquenti o persone senza scrupoli capaci di creare importanti connivenze con istituzioni che dovrebbero controllare.

Il business del randagismo in Italia genera un fatturato annuale di circa 500 milioni di Euro. 500 milioni di euro pagati dai contribuenti che spesso sono oggetto di vere e proprie truffe da parte dei gestori ai danni dei Comuni e, quindi, di chi paga le tasse.


IL CUORE DEL PROBLEMA:
Nella maggioranza dei Comuni poi la domanda d'ingresso dei cani supera largamente l'offerta di posti in canile, con la conseguenza che per ogni cane morto o fatto adottare, sono pronte altre due richieste di accalappiamento e che chi volesse speculare riesce a percepire sempre e comunque il suo guadagno su un numero garantito di cani. Alla minima spesa sul singolo animale corrisponde il massimo guadagno in termini di utile.

Così che si assiste spesso ad insufficienza di personale, mancanza di lavoratori qualificati, minimi spazi nei box, in cui i cani superano il numero di 3 animali, arrivando anche ad essere 15 o più, senza tenere in alcun conto la loro compatibilità (la prima causa di morte in canile è lo sbranamento!!!!).

Per non parlare delle speculazioni che si realizzano attraverso l'accalappiamento degli animali e lo smaltimento delle loro carcasse che crea un circolo vizioso per cui prima muore un cane prima si guadagna sullo smaltimento della sua carcassa e sull'accalappiamento del nuovo cane che lo sostituisce.


LA CONNIVENZA:
Altro fenomeno che acuisce il problema è la forte connivenza tra chi dovrebbe controllare e chi è controllato. Accade sovente nei Comuni più piccoli (ma non solo) che il Sindaco (che affida la gestione del canile), i responsabili della ASL (preposti al controllo) e il gestore del canile (colui che dovrebbe essere controllato) siano amici, compagni di merende o, addirittura, parenti.

Appare evidente come in queste situazioni sia realmente impossibile far rispettare la legge e far garantire il benessere dei cani ospitati nei canili.


LA SOLUZIONE:
Ciò non accadrebbe se i Comuni provvedessero come per legge alla costruzione e risanamento delle proprie strutture e soprattutto ne affidassero la gestione ad Associazioni di volontariato senza scopo di lucro, che diano garanzie di controllo, di apertura al pubblico e di trattamento secondo parametri di benessere misurabili molto elevati.

L'ACL – Associazione Canili Lazio Onlus da anni combatte il fenomeno del randagismo. Perché il canile deve essere un punto di partenza per una nuova vita alla quale arrivare attraverso l'adozione e non un punto di arrivo in cui morire.

Abbandono : condanna a morte

Abbandono  : condanna a morte

lunedì 16 marzo 2009

Pavia provincia : tornano in azione gli avvelenatori di animali


LA PROVINCIA PAVESE
14 MARZO 2009
Bocconi mortali, è paura nel parco
Emanuele Bottiroli
CASEI (PV). Tornano in azione gli avvelenatori di animali. Dopo i casi nei pressi di Brallo di Pregola e Castelnuovo Scrivia, l'allarme scatta al Parco Le Folaghe, a due passi da Voghera. Nell'area protetta provinciale d'interesse sovracomunale, di grande pregio naturalistico, si moltiplicano le segnalazioni di volatili morti in circostanze misteriose. Fauna uccisa dalla mano dell'uomo. Una mattanza ambientale che sta colpendo cornacchie e taccole oltre ad altre pregiate specie protette, come i falchi di palude o i barbagianni. Volatili che a fatica, dopo anni, stanno lentamente riappropriandosi de loro habitat naturale. Nel mirino di questi misteriosi avvelenatori anche i cani, visto che molti oltrepadani scelgono Le Folaghe per consentire ai loro amati e fedeli amici a quattro zampe di svagarsi nel verde del parco. Pericoli per chiunque anche per gli esseri umani. Francesco Gatti, coordinatore dell'associazione che si prende cura del parco e della sua valorizzazione, chiede un intervento alle autorità, di fronte a quella che sta diventando una vera e propria minaccia ad un patrimonio faunistico univo in provincia di Pavia. La presenza nei prati di bocconi intrisi di sostanze tossiche potrebbe rappresentare, con l'arrivo della bella stagione, un pericolo anche per i frequentatori dell'oasi delle campagne casellesi. Cosa succederebbe, infati, come viene ventilato, se un bambino raccogliesse uno di quei bocconi killer? I volontari hanno alzato la guardia e intensificato il presidio del parco, ma chiedono aiuto. «E' triste - dice Gatti - ma anche all'interno di un parco naturalistico come il nostro si sta facendo largo la paura degli avvelenatori. Prima era un sospetto, oggi sembra proprio una certezza dopo i casi riscontrati» Il motivo è presto spiegato: negli ultimi giorni, infatti, a fare le spese dei pazzi che seminano polpette al veleno è stato un malcapitato cane che con il suo padrone era solito sgranchirsi all'interno del parco. «Le nostre campagne - dice Gatti - sono diventate pericolose per il passeggio degli amici a quattro zampe, invitiamo i padroni di cani a usare la massima prudenza, a tenere i loro animali al guinzaglio e ad avere sempre l'occhio lungo per impedir loro di mangiare o anche leccare quei micidiali pezzi di carne». Non si conosce esattamente quale sia la sostanza velenosa utilizzata, fatto sta che la morìa di animali continua. «Negli ultimi giorni, una persona che abita nei pressi del parco - racconta Gatti - ha dovuto portare con urgenza il proprio cane in clinica veterinaria, dove hanno verificato che l'animale aveva ingerito del veleno. Non sono più solo strani casi, c'è qualcuno che avvelena deliberatamente le specie protette e non solo». Che sia la carne il veicolo degli avvelenamenti è già stato assodato dai volontari dell'associazione: «Gli animali morti che abbiamo trovato erano tutti carnivori, ma non escludiamo altre possibilità». Secondo gli amici del Parco Le Folaghe quest'emergenza potrebbe rappresentare l'occasione per fare qualcosa che non si è mai tentato prima. «Sarebbe utile - suggerisce Gatti - rispondere a un'emergenza con un pizzico di lungimiranza. Al nostro parco manca da sempre un servizio di vigilanza ambientale, perché non istituzionalizzarne uno?». Una domanda che cela tante paure. I volontari che con spirito di sacrificio e tanta passione da anni curano uno dei pochi polmoni verdi protetti sul territorio provinciale sperano che qualcuno fermi lo scempio dei bocconi al veleno. Un messaggio rivolto anche all'amministrazione provinciale, ente da cui dipende la salvaguardia dei parchi locali d'interesse sovracomunale.

sabato 14 marzo 2009

Treviso provincia : ancora bocconi avvelenati


GAZZETTINO DI TREVISO
14 MARZO 2009
La denuncia arriva dai Rangers d'Italia che raccolgono le lamentele degli escursionisti lungo i sentieri del Montello
Bocconi avvelenati, è allarme
I veterinari del comprensorio salvano alcuni cuccioli che avevano ingerito le mortali "polpettine"
Montebelluna (TV) - E' una triste storia che si ripete ormai da diversi anni e sempre all'inizio della primavera. E' quella dei bocconi avvelenati che persone senza alcuno scrupolo e morale abbandonano lungo sentieri del Montello frequentati da semplici cittadini che vogliono fare una passeggiata con i loro cani o da escursionisti che trovano in questa "montagna montebellunese" i giusti luoghi per trascorrere con i loro amici momenti tranquilli. A lanciare l'allarme in questi giorni sono stati diversi escursionisti che si sono trovati a convivere con l'avvelenamento delle loro bestiole e il gruppo dei Rangers d'Italia che hanno ricevuto diverse segnalazioni. Sotto pressione anche i veterinari del comprensorio montebellunese che sono riusciti a salvare proprio in extremis diversi cani. Sotto accusa sono i bocconi avvelenati, polpette di carne che nascondono al loro interno diverse insidie, non ultime schegge in vetro che una volta ingerite dai cani o dai gatti procurano loro sofferenze incredibili e lesioni molto spesso irreperabili. Oltre a queste esche, in tutti questi anni non si è mai stato in grado di risalire agli autori di questo gesto da condannare nel modo più assoluto, ce ne sono delle altre che "nascondono" veleni di vario tipo, sempre devastanti. I Ranger d'Italia consigliano di tenere i cani al guinzaglio. Per prevenire questo atto insano verranno coinvolte anche le guardie ecologiche recentemente nominate dal Consorzio del Bosco del Montello presieduto da Aldo Susan.

venerdì 13 marzo 2009

Padova provincia : bocconi avvelenati: sterminato una folta colonia di felini


IL GAZZETTINO

12 MARZO 2009

ESTE (PD) Negli ultimi giorni una persona misteriosa ha sterminato una folta colonia di felini con bocconi velenosi

Meggiaro, caccia al killer dei gatti

Le famiglie residenti in zona temono che il veleno possa colpire anche altri animali

Este (PD) - È caccia grossa nel quartiere di Meggiaro al misterioso killer di gatti che negli ultimi giorni ha sterminato una folta colonia felina che si era insediata, ormai da qualche mese, nella zona. Ieri e martedì altri due gatti sono stati rinvenuti morti sui marciapiedi delle vie del quartiere, entrambi uccisi da una dose di veleno. I poveri animali, infatti, schiumavano una bava rossastra dalla bocca e presentavano evidenti segni di una vasta emorragia. Molti altri, forse addirittura una ventina, sono invece scomparsi senza lasciare traccia da un giorno all'altro, destando un grande dispiacere nei residenti che li avevano adottati. La colonia si era insediata nelle vie Tasso, Ariosto e Atestino dalla fine di dicembre, in seguito ad un evento luttuoso che ha visto protagonista un pensionato. Ultimino Temporin era un amante dei gatti e, oltre a tenerne alcuni nella sua villetta all'incrocio fra le vie Petrarca ed Atestino, forniva cibo e acqua a molti altri esemplari che stazionavano sempre nel portico dell'abitazione. Verso la metà di dicembre l'uomo, che abitava da solo e non aveva parenti stretti nell'estense, è mancato a causa di un malore ed il suo corpo è stato rinvenuto solamente una settimana prima di Natale. Quando i vigili del fuoco di Este - avvertiti dai vicini di casa che Temporin non si vedeva in giro da giorni - hanno sfondato una finestra al piano terra per entrare nella casa dell'anziano, parecchi gatti sono schizzati fuori disperdendosi nel quartiere. Senza più un tetto e una ciotola di crocchette, i felini sono riusciti a farsi adottare dagli abitanti del quartiere. A qualcuno però la presenza dei gatti di strada nei giardini non andava evidentemente proprio giù ed è bastato qualche boccone avvelenato per sterminare il gruppetto indesiderato. Ora le molte famiglie della zona, densamente popolata, temono che il veleno sparso per eliminarli possa colpire anche altri animali, come cani e gatti "regolari". Sulla vicenda interverrà nei prossimi giorni l'azienda sanitaria, per verificare cosa sia successo esattamente e per evidenziare eventuali responsabilità.

giovedì 12 marzo 2009

LE GUARDIE ZOOFILE ENPA SCOPRONO ESCHE AVVELENATE NEL CASERTANO


COMUNICATO ENPA

10 MARZO 2009

ANIMALI, LE GUARDIA ZOOFILE ENPA SCOPRONO ESCHE AVVELENATE NEL CASERTANO

Esche avvelenate confezionate con carne e veleno per topi; le hanno trovate le Guardie Zoofile dell'Enpa nel corso di un'operazione contro i bracconieri, che ha interessato il comune di Conca della Campania, località Piantoli (Caserta). Durante il sopralluogo, i volontari della Protezione Animali hanno trovato numerose trappole disseminate dai cacciatori di frodo a copertura di un'area di 800 metri quadrati; in una di queste, il corpo di un giovane cinghiale, non più vecchio di 10 mesi, rimasto prigioniero e ucciso dalle corde d'acciaio del dispositivo. Ulteriori accertamenti delle Guardie Zoofile sul posto hanno portato alla scoperta di bocconi avvelenati e di una scatola di veleno per topi utilizzata per il confezionamento delle esche; poco distante il cadavere di un cane, privo di microchip e quindi non identificabile, deceduto per aver ingerito per aver ingerito la sostanza venefica. "Dopo questo nuovo caso di avvelenamento – commenta la Protezione Animali-, rinnoviamo al Prefetto di Caserta la richiesta di attivare il tavolo di coordinamento che è stato espressamente previsto dall'ordinanza Martini sui bocconi avvelenati con il compito di monitorare il fenomeno e di gestire gli interventi che si rendessero necessari. Lo spargimenti di sostanze venefiche sul territorio rappresenta una gravissima minaccia alla salute pubblica, un serio pericolo per la vita uomini e animali".

martedì 10 marzo 2009

SALVIAMO I CANI DI OSIMO (AN) !!!!!

Da Ass. Amici Animali Onlus
Osimo (an)

AUTATECI A SALVARE I CANI DI OSIMO (AN)!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

I CANI DI OSIMO TRA POCHI GIORNI TORNERANNO NELLE MANI DEI
VECCHI GESTORI ERBACCI/COLA.
APRITE IL VOLANTINO ALLEGATO E VI RENDERETE CONTO DELLA
SITUAZIONE.
AIUTATECI A DIFFONDERE LA PROTESTA.
DIVULGATE IL VOLANTINO ALLEGATO OVUNQUE (ABBIAMO L'OK
DELL'AVVOCATO PER LA STAMPA E LA DIFFUSIONE)
MANDATE EMAIL DI PROTESTA AGLI INDIRIZZI SOTTO ELENCATI,
EVITATE OFFESE E PAROLACCE, BASTANO POCHE PAROLE TIPO:
"BASTA CON LA GESTIONE DEI CANI DI OSIMO A ERBACCI/COLA,
BASTA VEDERE I CANI IN QUESTO MODO"
nome cognome
città
E ALLEGATE IL VOLANTINO.

Ecco gli indirizzi a cui inviare la protesta, questi con
separatore la virgola, per chi ha la posta impostata così:
giacomoqua@libero.it, lameridiana@osimoedizioni1.191.it, immpc@libero.it,
sindaco@comune.osimo.an.it,sergio@bios-center.it, simoncini.s@tiscali.it,
andreoni.paola@gmail.com, alessandrobuccelli@email.it,
antennacivica@tele2.it, Francesca.Triscari@regione.marche.it,
piergiacomi@tiscali.it, cronaca@corriereadriatico.it,
ancona@ilmessaggero.it, cronaca.ancona@ilcarlino.net,
redazione@vivereosimo.it,
funzione.veterinaria.alimenti@regione.marche.it,
marina.verdenelli@tin.it,
stedevigna@yahoo.it,
giordanir@asurzona7.marche.it, acginnetti@libero.it,
cultura@comune.osimo.an.it, uffstampa@comune.osimo.an.it,
segretario@comune.osimo.an.it,
lucia.magi@comune.osimo.an.it,
a.camillucci@comune.osimo.an.it,
ermannof@comune.osimo.an.it,
ll.pp@comune.osimo.an.it,
info@mollificiopirani.it,

Ecco gli indirizzi a cui inviare la protesta, questi con
separatore il punto e virgola, per chi ha la posta impostata
così:


giacomoqua@libero.it;
lameridiana@osimoedizioni1.191.it;
immpc@libero.it; sindaco@comune.osimo.an.it;
sergio@bios-center.it; simoncini.s@tiscali.it;
info@mollificiopirani.it;
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Francesca.Triscari@regione.marche.it;
cronaca@corriereadriatico.it; piergiacomi@tiscali.it;
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funzione.veterinaria.alimenti@regione.marche.it;marina.verdenelli@tin.it;
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lunedì 9 marzo 2009

canile di Cremona: cronaca


LA PROVINCIA DI CREMONA

9 MARZO 2009

Bloccato il conto del canile

Anche il deposito bancario di 500mila euro è sotto sequestro

Mauro Cabrini

Cremona - Diventato oggetto di accurate verifiche a fronte di un saldo ritenuto dagli investigatori "sorprendentemente alto per un'associazione che essendo senza fini di lucro non dovrebbe avere utili", ora anche il contro corrente di riferimento del canile intestato all'Associazione Zoofili cremonesi e aperto in una banca della città, è sotto sequestro. Sono bloccati, di conseguenza, gli oltre 500mila euro che vi sarebbero depositati e che, secondo indiscrezioni, avrebbero dovuto rappresentare la base di partenza per dare corpo al "sogno" di un avveneristico rinnovamento del canile.

Al vaglio come è facilmente intuibile, ci sono la provenienza e gli spostamenti di denaro: entrate, uscite, spese e donazioni dovranno essere incrociate con la documentazione recuperata dai carabinieri per appurare se tutto quel denaro a disposizione del presidio è semplicemente frutto di un accumulo dovuto alle varie convenzioni - quelle con l'amministrazione comunale di Cremona, con gli altri quaranta comuni convenzionati e con il ministero competente garantiscono in effetti almeno 200mila euro all'anno - oppure di altro. Di sicuro, in attesa di certezze, il provvedimento disposto dalla procura e confermato dall'apparato inquirente in una domenica per il resto segnata dalla tregua anche sul fronte delle indagini, rappresenta lo sviluppo principale di un lavoro investigativo che si annuncia complesso e ancora decisamente lungo. - Non possiamo ovviamente entrare nei particolari, perchè siamo nel pieno degli accertamenti - si è limitato a riferire ieri il comandante dei Nas Raffaele Marongiu - ma non escludo che i riscontri raccolti sino ad ora, rivelarsi, andando avanti, solo la punta dell'iceberg.- Intanto i punti fermi dell'inchiesta innescata dall'esposto presentato dalla Lega nazionale per la Difesa del Cane oltre che da una decina di segnalazioni private e poi corroroborata dalla raccolta di testimonianze fra i volontari, restano il sequestro della struttura di via Casello operato dal Nucleo antisofisticazione dell'Arma lo scorso martedì, il ritrovamento di una quarantina di carcasse di cani (in settimana le autopsie) chiuse in una cella frigorifera e l'iscrizione nel registro degli indagati per "uccisione e maltrattamenti di animali e per l'esercizio abusivo della professione sanitaria", di Maurizio Guerrini e Ketty Nin, rispettivamente presidente e vice presidente del gruppo che gestisce il centro a ridosso della tangenziale. Resta al vaglio, invece, la posizione della veterinaria cremonese dell'Asl incaricata di occuparsi e di vigilare, sugli aspetti sanitari del Rifugio.

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Oggi e domani "vertice" in procura Inquirenti e magistrato a confronto

Quella entrante promette di essere una settimana decisiva sul fronte dell'indagine e dei suoi possibili sviluppi. E per concordare i passi da compiere, i carabinieri del Nas di Cremona dovrebbero incontrare questa mattina, al più tardi domani, il magistrato titolare dell'inchiesta, il sostituto procuratore Cinzia Piccioni. Il confronto che si terrà in via dei Tribunali, sarà l'occasione per fare il punto della situazione su quel che è stato fatto sino ad ora e per individuare quel che resta da fare. L'impressione è che il raggio degli accertamenti, così come il numero degli indagati, sia destinato ad allargarsi a stretto giro di posta. Si sa che sono oggetto di attenzione almeno cinque, sei canili legati a quello di Cremona e situati fra nord e centro Italia, da cui sarebbero arrivati in via Casello centinaia di cani:e si sa anche come i militari stiano spulciando la documentazione relativa ai rapporti e alla movimentazione di carne animale, fra il rifugio e le aziende di smaltimento cui ha fatto riferimento dal 2006 in avanti. L'associazione cremonese aveva una convenzione con un'impresa di Castelverde. Ma le carcasse stando all'ipotesi investigativa, sarebbero finite in almeno altri due centri.

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Le accuse

"Soppressioni sistematiche per incassare soldi"

"Uccisione e maltrattamenti di animali" ed "esercizio abusivo della professione sanitaria": dietro quelle pesanti supposizioni di reato ipotizzate dagli inquirenti a carico dei vertici dell'Associazione Zoofila cremonesi, secondo l'impianto allestito dall'accusa ci sarebbe la "sistematica soppressione di cani" all'interno del Rifugio. La ricostruzione di quanto sarebbe accaduto è ormai piuttosto precisa, se non nei numeri, almeno nelle sue linee guida. In sostanza stando ai riscontri raccolti, i carabinieri in circa sei mesi di accertamenti e stando anche alle "testimonianze univoche" di almeno sette, otto volontari ed ex volontari, nel canile di Cremona si sarebbero verificate, tramite iniezioni di farmaci (sequestrati in abbondanza) abbattimenti in numero eccessivo, non strettamente necessari o comunque al di fuori delle prescrizioni di legge. Motivo presunto:in quel modo in una struttura gravata da un soprannumero di ospiti a quattrozampe - "in nome della semplice equazione "più cani più denaro" come sostengono i militari - si sarebbe liberato spazio per poter ricevere altri animali, incassando così la quota - fra i 200 e 300 euro a capo a seconda delle convenzioni - che i comuni devono versare per ogni "accoglimento". Dall'altra parte i responsabili del presidio respingono ogni addebito attraverso i loro legali difensori, assicurando che "tutto verrà chiarito". Al loro fianco i tanti che da martedì, dall'esplosione del caso in avanti, hanno manifestato incredulità, forti della granitica certezza che 'l'orrore' non abbia mai trovato posto oltre l'alto portone in ferro di via del Casella. (mac)

Ascoli Piceno provincia - Bocconi avvelenati: 20 cani e 50 gatti deceduti a Fermo


LAV.IT

9 MARZO 2009

Bocconi avvelenati: 20 cani e 50 gatti deceduti a Fermo (AP)

Circa una ventina di cani e più di 50 gatti avvelenati tra Pedaso, Monte Giberto e Fermo. Un bilancio inquietante che, dopo le denunce di alcuni proprietari degli animali morti, ha spinto i carabinieri ad aprire un'indagine che si muove su una pista a dir poco allarmante. Ci sarebbe infatti un serial killer di cani e gatti che si muove sul territorio e che colpisce sempre con la stessa tecnica. Il fulcro principale delle uccisioni sembra essere Pedaso, dove c'è stato il maggior numero di animali morti. Gli investigatori stanno cercando di capire come e perché questa persona abbia preso di mira cani e gatti. Ieri intanto il veterinario incaricato, Roberto Tomassetti, ha effettuato l'autopsia sul corpo di uno dei cani trovati avvelenati ed ha individuato le sostanze usate per uccidere."Nello stomaco dell'animale – spiega Tomassetti – ho rinvenuto coratelle di agnello contenenti un mix di veleni. Il materiale estratto dal cane è stata inviato all'istituto Zooprofiolattico di Fermo che ha analizzato ed individuato le sostanze utilizzate. Principalmente sono due i prodotti: un antiparassitario contro i pidocchi delle piante e un antilumaca. Una mistura estremamente letale che rende quasi impossibile salvare le vittime dell'avvelenamento".Gli elementi emersi dall'autopsia potrebbero essere molto importanti per le indagini e per individuare il serial killer, anche se il veterinario parla di sostanze accessibili a tutti. "I prodotti usati – aggiunge Tomassetti – possono essere acquistati da chiunque in qualsiasi negozio per forniture per l'agricoltura. Certo, chi ha preparato i bocconi avvelenati conosce bene gli effetti di queste sostanze sugli animali e sa anche come miscelarli. Il numero elevato delle morti esclude categoricamente la casualità – conclude Tomassetti – qui ci troviamo di fronte a qualcuno che odia profondamente questi animali".Un'ipotesi che in parte restringe il ventaglio dei possibili autori della strage. Il serial killer, intanto, deve aver acquistato il veleno in uno dei negozi specializzati e poi deve anche essere un esperto o avere avuto una consulenza adeguata. Particolari, questi, che potrebbero essere di fondamentale importanza per le indagini dei carabinieri.


Animalieanimali

9 MARZO 2009

POLPETTE AVVELENATE FANNO STRAGE DI CANI E GATTI NELLE MARCHE
Un bilancio inquietante che, dopo le denunce di alcuni proprietari degli animali morti, ha spinto i carabinieri ad aprire un'indagine che si muove su una pista a dir poco allarmante.

Circa una ventina di cani e più di 50 gatti avvelenati tra Pedaso, Monte Giberto e Fermo. Un bilancio inquietante che, dopo le denunce di alcuni proprietari degli animali morti, ha spinto i carabinieri ad aprire un'indagine che si muove su una pista a dir poco allarmante. Ci sarebbe infatti un serial killer di cani e gatti che si muove sul territorio e che colpisce sempre con la stessa tecnica. Il fulcro principale delle uccisioni sembra essere Pedaso, dove c'è stato il maggior numero di animali morti.Gli investigatori stanno cercando di capire come e perché questa persona abbia preso di mira cani e gatti. Ieri intanto il veterinario incaricato, Roberto Tomassetti, ha effettuato l'autopsia sul corpo di uno dei cani trovati avvelenati ed ha individuato le sostanze usate per uccidere. "Nello stomaco dell'animale – spiega Tomassetti – ho rinvenuto coratelle di agnello contenenti un mix di veleni. Il materiale estratto dal cane è stata inviato all'istituto Zooprofiolattico di Fermo che ha analizzato ed individuato le sostanze utilizzate. Principalmente sono due i prodotti: un antiparassitario contro i pidocchi delle piante e un antilumaca. Una mistura estremamente letale che rende quasi impossibile salvare le vittime dell'avvelenamento".Gli elementi emersi dall'autopsia potrebbero essere molto importanti per le indagini e per individuare il serial killer, anche se il veterinario parla di sostanze accessibili a tutti. "I prodotti usati – aggiunge Tomassetti – possono essere acquistati da chiunque in qualsiasi negozio per forniture per l'agricoltura. Certo, chi ha preparato i bocconi avvelenati conosce bene gli effetti di queste sostanze sugli animali e sa anche come miscelarli. Il numero elevato delle morti esclude categoricamente la casualità – conclude Tomassetti – qui ci troviamo di fronte a qualcuno che odia profondamente questi animali".Un'ipotesi che in parte restringe il ventaglio dei possibili autori della strage. Il serial killer, intanto, deve aver acquistato il veleno in uno dei negozi specializzati e poi deve anche essere un esperto o avere avuto una consulenza adeguata. Particolari, questi, che potrebbero essere di fondamentale importanza per le indagini dei carabinieri.

Treviso provincia : bocconi avvelenati sul Montello


OGGI TREVISO

9 MARZO 2009

BOCCONI AVVELENATI SUL MONTELLO

Appello dei Rangers d'Italia: «State attenti»

Volpago (TV) – Meglio tenere il proprio cane al guinzaglio ed evitare di farlo scorazzare per il bosco. I Rangers d'Italia lanciano l'allarme: ci sono i bocconi avvelenati. Un rischio concreto per chi decide di passare una giornata in collina portando con sé il proprio cane.«I primi bocconi avvelenati sono già comparsi sul Montello – fanno sapere i Rangers d'Italia – e ci sono già state le prime vittime tra gli animali. Il nostro invito ai proprietari di cani che vanno a passeggio per il Montello è di tenere i loro cani al guinzaglio per evitare che, lasciati liberi di correre, si imbattano in una polpetta avvelenata e la mangino.Il nostro appello è finalizzato ad evitare che ci siano altre vittime. È proprio questo il periodo in cui vengono disseminati bocconi avvelenati nella collina e quindi è il periodo in cui stare più attenti».Non si sa chi sia a disseminare polpette alla stricnina o con del topicida. A farne le spese, più che la selvaggina, sono soprattutto cani e gatti domestici.

domenica 8 marzo 2009

Non ho soldi per curare il cane, lo uccida


IL GAZZETTINO
8 MARZO 2009
 
Il veterinario Roberto Venturini: «Negli ultimi tre mesi la gente quando sa che deve operare il proprio animale mi chiede di sopprimerlo»
Non ho soldi per curare il cane, lo uccida
Non solo anziani con pensione al minimo ma persone facoltose alle quali disturba perdere denaro di questi tempi
 
Mauro Giacon
 
Padova - Meriterebbero di sospirare di solitudine, seduti ad un tavolo vuoto. O forse dobbiamo rassegnarci al fatto che siamo testimoni di un momento storico in cui il potere del denaro sublima ogni valore? Fattostà che impugnando la scusa della crisi succede che qualcuno si presenti dal veterinario col suo cane che ha una zampa rotta, domandi se lo si può curare e, una volta sentito il preventivo risponda: «Guardi, non ho soldi, gli faccia l'eutanasia»
Il veterinario è Roberto Venturini, ha una clinica a Padova...
«Mi succede regolarmente un paio di volte al mese. In questo ultimo periodo ancora di più. Io dico di no, che sarò io solo a decidere in scienza e coscienza se fare una cosa del genere. Loro escono e so che andranno da un altro e che alla fine qualcuno disposto lo troveranno».
Ma che tipo di persone sono? Uno penserebbe: è il pensionato con la minima che non ce la fa...
«No, non è così, loro fanno di tutto per tenerli vivi. E anzi mi sono battuto inutilmente per anni perché il Comune e l'Usl dessero assistenza gratuita agli animali dei pensionati. Ma queste cose evidentemente non interessano. Tornando ai fatti mi stupisce di essere di fronte talvolta a persone che dagli abiti e dal tipo di automobile che usano, non avrebbero problemi a pagare. O forse sentono la crisi e la usano come la scusa del momento perché non vogliono spenderli così, i soldi. E sono proprio quelli che dicono: per il mio cane o per il mio gatto farei di tutto che poi ti rispondono: ma come, tutti 'sti soldi? Attenzione stiamo parlando di interventi il cui importo è quello che costerebbe un jeans di marca. Ma a quello non rinunciano».
Cioè che tipo di interventi?
«Operazioni che riguardano la frattura di una zampa e per le quali l'animale riprenderebbe immediatamente. Non sto parlando del caso di tumore per cui l'eutanasia potrebbe anche essere un'ipotesi».
Perché hanno comprato un animale allora? 
«Può accadere che lo si acquisti per il proprio figlio o per moda o perché il vicino ce l'ha. E poi quando ci si rende conto che bisogna uscire alla mattina e alla sera con lui, alla prima grana si tenta di disfarsene, anche se è un cane di razza. L'ultimo era un pastore tedesco. Dicono: non voglio farlo soffrire. Eppure potrebbe guarire benissimo. Il fatto è che l'hanno preso per sfizio e al primo costo vogliono sbarazzarsene».
Ma quanto dovrebbero spendere?
«Dipende. Come dicevo dal costo di un jeans a interventi più impegnativi, da 450 a 700 euro. Sono persone di solito alla prima esperienza con gli animali. Diversamente non succederebbe, alcuni si affezionano anche a un criceto da 5 euro e lo curano. D'altro canto mi trovo davanti ad anziani dignitosissimi che nascondono il fatto di non avere i soldi e cerco di andare loro incontro. Pochi di loro mi hanno chiesto l'eutanasia».
Senta, quanto costa una visita?
«Dipende. Un vaccino 30 euro iva inclusa, una visita notturna e festiva 50 euro, sempre con l'iva. Ma le cose non vanno bene. A parte un calo del fatturato del 15 per cento negli ultimi tempi, c'è ormai una percentuale vicina al 30 per cento che non salda. Sa, c'è sempre stata l'idea che i veterinari fossero come S. Francesco, ma ora diventa un problema».
Potrebbe intervenire il pubblico...
«Qui apriamo un fronte doloroso. Mi sono battuto molto, come dicevo per certe cose ma siamo ancora molto indietro. Basti pensare che negli ambulatori dell'Usl una sterilizzazione di una gatta a pagamento te la fanno subito, per quella convenzionata devi aspettare un mese...»
 

Pordenone provincia : cibo avvelenato e spari contro i cani

 

IL GAZZETTINO DI PORDENONE
8 MARZO 2009
 
Cibo avvelenato e spari contro i cani
San Quirino, un animale morto e tre intossicati. Bassotto colpito da un proiettile
 
Francesca Orlando
Simona Basile
 
San Quirino (PN) -  Nell'arco di pochi mesi un cane è morto per avvelenamento, altri tre sono salvi per miracolo e un altro è in procinto di essere operato dopo essere stato colpito con un'arma da fuoco. La serie di "attentati" nei confronti dei cani si concentra tra le vie Casagrande e Franceschin, a San Foca di San Quirino e coinvolge non soltanto gli animali abituati ad andare in giro da soli, ma anche quelli che rimangono all'interno dei giardini privati. Polpette avvelenate sono infatti state rinvenute anche all'interno di proprietà private, oltre i cancelli. La sequenza di eventi ha avuto inizio il 6 gennaio. Rocki, il primo cane, viene trovato dai padroni in preda alle convulsioni. L'altro piccolo animale di casa, Vasco, viene poi trovato morto nel cortile e, accanto a lui, il vomito di veleno e prosciutto cotto. Rocki si è salvato dopo cinque giorni di ricovero nell'ambulatorio veterinario di Sedrano, mentre l'autopsia di Vasco ha rivelato che il cane aveva inghiottito una quantità enorme di veleno. L'11 gennaio, sempre in via Casagrande, sono state trovate due polpette avvelenate che, il sopralluogo dell'Azienda sanitaria ha ritenuto di dover far analizzare all'istituto zooprofilattico di Cordenons. Mentre sabato 28 febbraio, una donna ha soccorso il cagnetto Kim, inducendolo al vomito prima dell'inizio delle convulsioni. Anche lui aveva mangiato una polpetta killer. Il 2 marzo, ancora in via Casagrande, Lilla, una cagnetta ha iniziato a stare male dando gli ormai noti ed evidenti segni di avvelenamento. Gli abitanti della zona, tutte famiglie con giardino dove tengono cani e gatti, preoccupati, hanno avvertito i Carabinieri, che hanno avviato le indagini. Il tipo di veleno usato è noto e facilmente reperibile. Giovedì scorso, infine, qualcuno ha sparato a Bibi, bassotto tedesco di 9 anni. Tre giorni fa il cane è rientrato a casa, in via Franceschin, dalla sua padrona Ida, dopo il solito giretto per il quartiere. Il corpo gonfio e la febbre alta hanno convinto la veterinaria a verificare il sospetto, poi confermato ai raggi X: una pallottola conficcata nell'ascella. Ora Bibi, la mascotte dei bimbi che accompagna in chiesa, è in cura antibiotica e presto subirà l'intervento per l'estrazione del proiettile. Sonia Cortina, la veterinaria che si è occupata dei casi, ma non si esclude ache altre "vittime, si siano rivolte ad altri dottori, visto che in paese si parla di tre cani morti, ha inoltarto la denuncia all'Ass 6 e al sindaco che, stando alla recente normativa, deve provvedere ad avvisare i cittadini della pericolosità della zona. «C'è qualcuno a cui i cani danno fastidio – ha detto Cortina – li ammazzano con ipocrisia». Guido Iemmi, dalla Lav, ha aggiunto: «Invito tutti i residenti a stare in guardia. Di solito questi delinquenti sono anonimi e insospettabili vicini che agiscono perchè infastiditi dalla sola presenza degli animali. Speriamo che Asl e Comuni provvedano a bonificare l'area perché c'è sempre il rischio che anche i bambini possano venire in contatto con queste micidiali sostanze»

sabato 28 febbraio 2009

Voleva diventare serial killer, comincia coi gatti

GERUSALEMME (Israele)
Oltre un centinaio di gatti uccisi in pochi mesi. E' l'agghiacciante storia venuta fuori con l'arresto di un diciottenne israeliano che ha confessato alla polizia questo suo "divertimento" pensando però già al diventare un serial killer anche di persone.
Finito in manette lunedì sera a Petah Tivka, il ragazzo ha raccontato alla polizia di aver iniziato ad uccidere regolarmente gatti all'età di nove anni, quando ancora viveva in Russia. Prima lo faceva una volta ogni uno o due mesi, ma ultimamente era arrivato a un gatto al giorno, organizzando diversi scenari di uccisione per suo divertimento.
Il ragazzo ha detto che sentiva un incontrollabile impulso ad uccidere, ma che aveva cominciato ad annoiarsi dei gatti. Ispirato da un programma televisivo su un serial killer responsabile di 60 omicidi, il 18enne voleva passare agli esseri umani e aveva pensato di cominciare con dei clochard.
Aveva anche proposto a un suo amico di partecipare. Per il ragazzo verrà chiesta una perizia psichiatrica.
La vicenda ricorda un caso analogo successo due anni fa sempre a Petah Tivka: un altro 18enne, arrestato per l'omicidio di due clochard, aveva raccontato di aver ucciso in precedenza 500 gatti.

lastampa.it

venerdì 27 febbraio 2009

Catania provincia : avvelenati altri 5 cani


LA SICILIA
27 FEBBRAIO 2009
 
AVVELENATI ALTRI 5 CANI ALLARME OIPA

Caltagirone. «Il numero dei randagi uccisi sale a nove. Ci sono già denunce inoltrate alla Procura

 

Uno dei cani randagi uccisi in località Sfere. In passato si sono verificati altri avvelenamenti

 

A Caltagirone (CT) - si sono registrati ancora altri casi di avvelenamento di cani randagi. L'allarme, che era scattato nei giorni scorsi ad opera dei volontari dell'associazione animalista Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali), non rientra ancora. In località Sfere, altra zona periferica di Caltagirone,sono stati denunciati, anche da parte di cittadini, altri cinque casi di avvelenamento nei confronti di altrettanti

cani, due dei quali di proprietà e custoditi dai loro padroni. «Ho avvisato le autorità sanitarie dell'Asl 3 - dice Anna Boria, ceramista di via Sfere – nonché avvertito i volontari dell'associazione Oipa, dai quali avevo preso in affidamento un cane meticcio. Sono episodi che vanno condannati, perché attuati da persone, sicuramente incivili». Questa, dunque, la segnalazione di un cittadino. La parola passa al presidente

dell'associazione Oipa, Fabrizio Pantano: «Il numero dei casi di avvelenamento, accertati nei confronti di altrettanti cani randagi, sale a nove. Ci sono denunce già presentate dalla nostra associazione alla Procura della Repubblica. Anche alcuni cittadini si sono rivolti all'autorità giudiziaria». Il responsabile del servizio veterinario dell'Ausl 3 di Catania, distretto di Caltagirone, Nicolò Parrinelli sta seguendo, per quanto di sua competenza, l'evolversi della situazione. «Abbiamo già inviato all'istituto Zoo profilattico di Catania - ha detto il responsabile del Servizio veterinario - le carcasse di un cane e un gatto. Attendiamo l'esito dei referti, per accertare le cause e le sostanze che provocano la morte degli animali». Anche l'assessore comunale alle politiche animalistiche, Enzo Di Stefano ha «condannato gli episodi di maltrattamento agli animali, che si stanno verificando a Caltagirone».