Cattiveria e crudeltà delle anime nere di tutta Italia

In questo blog potrai leggere e vedere le immagini della crudeltà e della cattiveria umana .
Da Nord a Sud, isole comprese, una passerella di azioni vergognose, criminali, inumane, un repertorio di incuria, freddezza, avidità e ruberia.
La bassezza d'animo dell'essere umano viene portata alla luce.
Tutto compiuto contro creature deboli ed indifese, senza tutela reale e spesso ridotte senza dignità.
Quando decidi di andare in vacanza, scegli il tuo luogo di villeggiatura anche con questo parametro :
chi abita in questo posto ?

Al cuore del problema

Ogni anno migliaia di cani vengono introdotti nei canili esistenti nel nostro Paese. Nei canili migliori solo alcuni riacquistano dignità attraverso l'adozione. In altri li aspettano malattie, sbranamenti o comunque la fine naturale della vita trascorsa dietro le sbarre. Il tutto con costi altissimi per le amministrazioni. Aiutateci a dire basta. Il fenomeno del randagismo si può controllare e sconfiggere.


COSA DICE LA LEGGE:
Secondo la normativa vigente i sindaci sono responsabili per i cani vaganti nel territorio del Comune che amministrano.

Al fine di curare i cani presenti nel suo territorio, i Comuni ricevono finanziamenti da parte dello Stato centrale (pagati da noi cittadini mediante le tasse) per cui gli stessi sono tenuti a predisporre le strutture per risolvere il problema del randagismo e a finanziarle con i denari a ciò destinati.


LA SOLUZIONE MIGLIORE:
Le Associazioni senza scopo di lucro costituiscono i migliori soggetti per la gestione del canile in quanto, agendo senza scopo di lucro, danno maggiori garanzie sul fatto che i denari ad esse corrisposti dal Comune siano effettivamente destinati alla migliore cura del cane.


QUELLO CHE ACCADE NORMALMENTE:
L'affidamento ai gestori privati è invece assai pericoloso in quanto gran parte degli stessi sono tentati dal non garantire buone condizioni di vita o la stessa sopravvivenza dei cani ospitati nel canile al fine di massimizzare i guadagni.

A mero titolo di esempio, vi segnaliamo che sono numerosi i Comuni che hanno stipulato convenzioni con gestori privati per l'affidamento agli stessi della gestione dei canili a seguito di gare di appalto vinte con aste fortemente al ribasso. Sono numerosi gli esempi di gestori che hanno vinto con offerte che prevedano il mantenimento del cane per soli 70 centesimi di euro al giorno! 70 centesimi con cui il gestore dovrebbe pagare il cibo per il cane, le cure mediche, parte delle spese di gestione (operai, luce, acqua etc.) e, addirittura, ricavarci qualcosa per vivere.

Appare del tutto evidente, quindi, che in tali casi il benessere del cane non potrà di certo essere garantito.


IL BUSINESS DEL RANDAGISMO: 500 MILIONI DI EURO ALL'ANNO
Parecchi imprenditori privati hanno nella gestione dei canili una vera miniera d'oro. Si tratta spesso di delinquenti o persone senza scrupoli capaci di creare importanti connivenze con istituzioni che dovrebbero controllare.

Il business del randagismo in Italia genera un fatturato annuale di circa 500 milioni di Euro. 500 milioni di euro pagati dai contribuenti che spesso sono oggetto di vere e proprie truffe da parte dei gestori ai danni dei Comuni e, quindi, di chi paga le tasse.


IL CUORE DEL PROBLEMA:
Nella maggioranza dei Comuni poi la domanda d'ingresso dei cani supera largamente l'offerta di posti in canile, con la conseguenza che per ogni cane morto o fatto adottare, sono pronte altre due richieste di accalappiamento e che chi volesse speculare riesce a percepire sempre e comunque il suo guadagno su un numero garantito di cani. Alla minima spesa sul singolo animale corrisponde il massimo guadagno in termini di utile.

Così che si assiste spesso ad insufficienza di personale, mancanza di lavoratori qualificati, minimi spazi nei box, in cui i cani superano il numero di 3 animali, arrivando anche ad essere 15 o più, senza tenere in alcun conto la loro compatibilità (la prima causa di morte in canile è lo sbranamento!!!!).

Per non parlare delle speculazioni che si realizzano attraverso l'accalappiamento degli animali e lo smaltimento delle loro carcasse che crea un circolo vizioso per cui prima muore un cane prima si guadagna sullo smaltimento della sua carcassa e sull'accalappiamento del nuovo cane che lo sostituisce.


LA CONNIVENZA:
Altro fenomeno che acuisce il problema è la forte connivenza tra chi dovrebbe controllare e chi è controllato. Accade sovente nei Comuni più piccoli (ma non solo) che il Sindaco (che affida la gestione del canile), i responsabili della ASL (preposti al controllo) e il gestore del canile (colui che dovrebbe essere controllato) siano amici, compagni di merende o, addirittura, parenti.

Appare evidente come in queste situazioni sia realmente impossibile far rispettare la legge e far garantire il benessere dei cani ospitati nei canili.


LA SOLUZIONE:
Ciò non accadrebbe se i Comuni provvedessero come per legge alla costruzione e risanamento delle proprie strutture e soprattutto ne affidassero la gestione ad Associazioni di volontariato senza scopo di lucro, che diano garanzie di controllo, di apertura al pubblico e di trattamento secondo parametri di benessere misurabili molto elevati.

L'ACL – Associazione Canili Lazio Onlus da anni combatte il fenomeno del randagismo. Perché il canile deve essere un punto di partenza per una nuova vita alla quale arrivare attraverso l'adozione e non un punto di arrivo in cui morire.

Abbandono : condanna a morte

Abbandono  : condanna a morte

giovedì 5 febbraio 2009

Ascoli Piceno provincia : avvelenati oltre dieci cani

IL QUOTIDIANO

5 FEBBRAIO 2009

Avvelenati oltre dieci cani

Il ventisei dicembre intorno alle ore venti e trenta sono stati ritrovati avvelenati cani, grandi e cuccioli di proprietà del signor B. Amabili.

Tania Fiastra

Monteprandone (AP) - Il 26 dicembre pressola Tenuta Colle del Giglio in località Monteprandone sono stati ritrovati morti da avvelenamento quasi tutti i cani, pastori abruzzesi e maremmani, di proprietà del titolare della tenuta il signor Benito Amabili.Ad accorgersi dell'accaduto è stata la figlia che tornando a casa si è accorta che uno di loro camminava barcollando.
La donna ha subito avvisato il padre che ha ritrovato gli altri cani a terra morti. Ad ucciderli è stata carne con diserbante, circa quaranta Kg poggiata in tre diversi posti della tenuta. E' scattata subito la denuncia da parte del signor Benito presso il Comando dei Carabinieri di Monteprandone, e sono in atto le indagini.

Livorno provincia : cuccioli chiusi in un sacco e gettati nel cassonetto

IL TIRRENO

4 FEBBRAIO 2009

Tre cuccioli chiusi in un sacco e gettati in un cassonetto

PIOMBINO (LI). Uno strano "rumore" sordo, ripetuto, proveniente dall'interno del cassonetto ha richiamato l'attenzione di una signora che si stava avvicinando per buttare il sacchetto della spazzatura. Un flebile guaito che, in un attimo, ha spiegato tutto: uno o più cuccioli nella spazzatura. Ha avvertito l'Ente protezione animali, poi sono stati interessati i vigili urbani. Dentro, in mezzo ai rifiuti, è saltato fuori il "pacchetto": i cuccioli erano tre, ben avvolti in un sacco da cibo per cani, tutti ancora vivi. I cuccioli sono stati subito portati dal veterinario per un controllo e prime cure d'emergenza. «Risultano nati davvero da poco tempo e dunque presto tolti alla mamma - spiega il veterinario - È stato preso il latte più adatto e se ne sta occupando, con grande difficoltà, una "balia" che cercherà di aiutarli a sopravvivere... anche se, visto com'è stato l'inizio, vista la sofferenza per la permanenza nel cassonetto, hanno davvero poche possibilità di cavarsela». «Che dire? - commenta il veterinario-. Ricordare ancora una volta che le cagne vanno sterilizzate; se così fosse stato, questa non sarebbe rimasta incinta e non ci sarebbe stata la "cucciolata indesiderata". Però buttarli vivi in un cassonetto, resta una crudeltà unica». «Forse una "piccola indagine" sarebbe il caso di farla - prosegue un volontaria dell'Enpa - I cuccioli sono tutti bianchi, si può capire ancora poco ma sembrano comunque di grossa taglia, forse anche incrociati col dogo argentino: non ce ne sono poi tanti di cani così, qui da noi. Magari bisognerebbe fare un giro tra i veterinari per accertarsi se c'è qualche cagna che ha partorito da poco. Mi auguro davvero che si facciano i necessari accertamenti, questo è un reato penale che deve essere perseguito».

Nuoro provincia : settanta pecore sgozzate e sventrate

LA NUOVA SARDEGNA

4 FEBBRAIO 2009

Macabro avvertimento in un ovile settanta pecore sgozzate e sventrate

Tore Cossu

SINDIA (NU). Nuova strage di bestiame nelle campagne del Marghine. Questa volta i malviventi hanno agito nelle campagne tra Sindia e Suni dove hanno sterminato un gregge di pecore. Una settantina di capi ovini sono stati sgozzati e sventrati a colpi di coltello. Il raccapricciante episodio si è verificato nella località di Pedra Senta ai danni di un allevatore di Suni. Il proprietario, la sera prima, aveva lasciato gli animali al libero pascolo nell'altopiano che si affaccia verso la Planargia. Ieri mattina lo stesso allevatore, quando si è recato sul posto per accudire il bestiame, ha fatto la terribile scoperta. Le pecore giacevano a terra immerse in pozze di sangue. Alcune con la gola tagliata dalle violente coltellate, altre letteralmente sventrate senza alcuna pietà. I soliti ignoti si sono introdotti nell'azienda durante la notte. Per portare a segno il loro proposito criminoso hanno prima radunato gli animali in un recinto e poi iniziato ad infierire con violenti colpi di coltello. Al proprietario, una volta scoperto lo sterminio delle pecore, non è rimasto altro da fare se non sporgere denuncia presso la locale stazione dei carabinieri. Sul posto sono subito intervenuti i militari dei presidi di Sindia e Suni che hanno avviato le indagini per fare luce sull'episodio e risalire agli autori che hanno compiuto la strage. Secondo le forze dell'ordine il gesto sarebbe da ascrivere ad un avvertimento o ad una vendetta maturata nell'intricato ambiente agro pastorale. Non è comunque la prima che nelle campagne della zona vengono perpetrate stragi di bestiame. L'ultimo episodio risale a due settimane fa quando nelle campagne di Bortigali (nelle vicinanze della frazione di Mulargia) sono state uccise un centinaio di pecore. In precedenza altre stragi di animali sono state perpetrate in diversi centri del Marghine. Un fenomeno quello delle stragi che rappresenta un autentico spauracchio per gli allevatori della zona. Per mettere un freno alla recrudescenza del fenomeno abigeato (furti, incendi di fienili e massacri di bestiame) le forze dell'ordine, di concerto con le compagnie barracellari che sono presenti nel territorio, hanno intensificato i controlli nell'agro e i servizi di pattugliamento.

mercoledì 4 febbraio 2009

Trento provincia : cavalla uccisa a martellate

TRENTINO

3 FEBBRAIO 2009

Mi hanno ucciso la cavalla a martellate

SANT'ORSOLA TERME (TN). Le hanno ucciso il cavallo con una martellata nella pancia. Un dispetto, gravissimo, che si aggiunge ad altri che non hanno avuto fortunatamente conseguenze estreme. Il ferimento è avvenuto il primo dell'anno, la morte dell'animale all'Epifania, la denuncia ai carabinieri solo qualche giorno fa per motivi burocratici. La vittima è "Csillag" un mezzosangue ungherese. La proprietaria è Sara de Bastiani, una super appassionata di cavalli che abita a Sant'Orsola. Giovane e intraprendente, d'estate gestisce la Malga Cambroncoi e l'annesso agritur, aperto da circa un anno. D'inverno Sara de Bastiani è dietro al banco del bar Alpino a pochi passi dal municipio, in centro a "Pintarei". Quest'anno sale all'agritur di Cambroncoi per aprirlo nei fine settimana. Il fattaccio è stato consumato invece in località "Stefani" un gruppo di case dove Sara de Bastiani ha anche la stalla (ed a fianco il recinto) con cinque cavalli. È lei a raccontare: «D'inverno li lascio nella stalla, d'estate li porto con me in malga e li lascio liberi. Per la verità anche ai Stefani li lasciavo liberi, ma dopo ripetuti episodi di dispetti fortunatamente innocui, fino al più recente, li tenevo chiusi dentro la stalla». Si perché, tra i dispetti anche quello di liberarli nottetempo con gravi pericoli per gli animali. «Forse c'è scarsa tolleranza della stalla», dice spiegando che «è stato il primo dell'anno, che mi sono accorta di questa ferita al basso ventre. Pensavo, sul momento, che avesse ricevuto un calcio da un altro cavallo. L'ho portato a Bolzano nella clinica specializzata per cavalli. Ma ormai, il "colpo" aveva lesionato il muscolo e dentro si era formata infezione. Non è stato più possibile operarlo, perché la ferita era troppo grave e il giorno dell'Epifania purtroppo è morto». La ferita è stata controllata e i veterinari hanno accertato che non poteva essere stato il calcio di un altro cavallo. Troppo netta la ferita e chiaramente inferta con un ferro squadrato in testa, un attrezzo simile ad un martello. «Tanto più - dice ancora Sara - che gli altri cavalli non sono ferrati». Accertamenti, analisi, verbali e poi ha consegnato il tutto ai carabinieri di Sant'Orsola. Da qui la formale denuncia presentata a fine mese nel tentativo di dare un volto all'autore. Sara de Bastiani è arrabiatissima per la morte di "Csillag". «Faceva pariglia - racconta - con una cavalla come traino della carrozza (che possiede a Stefani, ndr), cavalla che ha partorito recentemente». «Un dispetto così è terribile - ha aggiunto -. Spero proprio che riescano ad identificare l'autore».

Foggia provincia : bocconi avvelenati a randagi e cani domestici

MANFREDONIA.NET

3 FEBBRAIO 2009

Cani avvelenati: denunciati nuovi casi

Presi di mira sia i randagi che i cani domestici. I bocconi avvelenati sono un pericolo anche per le persone e in particolare i bambini

Anna Maria Vitulano

Continuano a verificarsi a Manfredonia e nei dintorni i casi di avvelenamento dei cani. Gli ignoti autori di questo crimine, punito dalla legge, agiscono indisturbati sia nel centro abitato che nelle aree extraurbane e a farne le spese sono tanto i randagi quanto gli animali domestici.L'ultimo episodio, denunciato alle forze dell'ordine, viene segnalato da una ragazza che ha trovato il suo meticcio agonizzante nel piccolo appezzamento di proprietà del fidanzato. "Era in condizioni spaventose –racconta- e senza perdere tempo l'abbiamo portato da un veterinario con la speranza che non fosse troppo tardi. Quelli commessi sono atti di crudeltà anche se perpetrati contro i randagi. Intorno al nostro podere se ne aggiravano alcuni del tutto innocui, ma da giorni non li vediamo più ed è facile pensare che siano stati avvelenati anche se di uno soltanto abbiamo rinvenuto la carcassa".Il meticcio aveva mangiato bocconi di carne con aggiunta di organofosforici, pesticidi utilizzati in agricoltura che, se ingeriti, causano gravi danni al sistema nervoso e provocano la morte. Solo qualche giorno prima, a distanza di poche centinaia di metri dalla casetta di campagna dove viveva il meticcio soccorso appena in tempo, un'altra persona aveva avuto la sgradita sorpresa di trovare senza vita i suoi 3 doberman e 2 pastori tedeschi.L'immissione di sostanze tossiche o velenose all'interno di proprietà private, di giardini e strade pubbliche rappresenta oltretutto un gravissimo pericolo per le persone, specie i bambini, che possono venirne casualmente in contatto.Il veterinario Michele Manzella non è nuovo a questo tipo di intervento, spesso praticato in extremis e senza buon esito finale, su cani avvelenati con topicidi o insetticidi a base di organofosforici che vengono accompagnati al suo ambulatorio: "è necessario intervenire e insistere con campagne di sensibilizzazione e di educazione civica così come è utile –dichiara Manzella- segnalare tutti gli episodi di avvelenamento all'autorità giudiziaria perché possano scattare le indagini e arrivare alla identificazione dei colpevoli. Ma occorre fare chiarezza anche sulla procedura da mettere in atto nei casi di ritrovamento di cani abbandonati, di cani feriti o di cani randagi avvelenati perché alcune risposte ricevute presso il canile sanitario comunale o presso la polizia municipale sono inaccettabili. Esiste un servizio finanziato con soldi pubblici ed è bene che esso funzioni".

Nuoro provincia : nuova strage di cani e gatti

LA NUOVA SARDEGNA

3 FEBBRAIO 2009

Siniscola, nuova strage di cani e gatti

Salvatore Martini

SINISCOLA (NU). Il capo-chef della morte usa carne macinata tritata finemente, aggiunge qualche spezia che solletica l'olfatto ed impana il tutto con una sostanza dal colore poco rassicurante. Topicida, probabilmente. Per qualcuno una sorta di caramello in salsa velenosa. A sedersi al buffet letale, servito in alcune zone di Santa Lucia, Capo Comino e La Caletta, sono per lo più cani e gatti. Non solo randagi, ma anche quattozampe con tanto di padrone che si allontanano per qualche minuto maledetto. Il tempo che basta a lasciarsi sedurre dalle polpette tossiche e cadere nella trappola. La segnalazione arriva da diversi amici degli animali, stanchi di vedere cani e gatti cadere come mosche in inverno. Nella frazione di Santa Lucia, il gruppetto di bestiole erranti che qualche residente ha da sempre allevato offrendo avanzi o delle scatolette, si è ridotto a ben poche unità. «Erano più di dieci - racconta una signora - ma a poco a poco sono spariti quasi tutti. Ne sono rimasti pochissimi. Gli altri sono scomparsi, vittime del veleno che qualcuno si diverte a disseminare all'aperto». A Santa Lucia il gruppo di cani randagi non piaceva a tutti, ma liquidare il problema a colpi di bocconcini mortali è una pratica condannata. «Non mi ritengo una appassionata di cani - spiega una ragazza - e quei randagi, benché qualcuno li adorasse, in più di un'occasione hanno dato del filo da torcere a diversi abitanti. Questo non giustifica minimamente i killer: uccidere un animale è un fatto aberrante, qualunque ne sia la "motivazione". Non a caso - conclude la residente - questo reato è sanzionato severamente dalla Legge». Oltre alle bestiole errabonde, capita che a fare i conti con gli stuzzichini al veleno siano anche animali con tanto di padrone, scheda e pedigree. Un commerciante di Siniscola ha salvato il suo cane per un soffio. «Ha fatto una passeggiata vicino alla spiaggia delle Barche - racconta l'uomo - e poi si è sentito male. Il veterinario ha capito subito che si trattasse di avvelenamento, ed è riuscito a salvare il cane in extremis. Con alcuni amici abbiamo perlustrato l'arenile, ed abbiamo rinvenuto diverse polpette di carne imbevute di una sostanza probabilmente velenosa». I cinofili insorgono, ma il problema è di lungo corso. L'estate scorsa anche l'Ente nazionale per la protezione animale ha puntato l'occhio sul territorio di Siniscola, annunciando indagini. Troppi cani e gatti spariscono misteriosamente, ma in pochi sembrano farci caso.

Palermo provincia : strage di cani e gatti

LA SICILIA PALERMO

4 FEBBRAIO 2009

Allarme lav a piana degli albanesi
Polpette avvelenate è strage di cani e gatti

Leone Zingales

Piana degli Albanesi (PA). Strage di cani e gatti nel territorio di Piana. Lo denuncia la Lav, che ha raccolto la denuncia di numerosi cittadini che hanno trovato in strada o nelle piazze le carcasse di animali. «Da venerdì scorso il territorio - informa una nota della Lav -, è cosparso di bocconi avvelenati che già in cinque giorni hanno fatto numerose vittime tra cani e gatti. Per alcune di queste sarà l'Istituto Zooprofilattico di Palermo, tramite esame autoptico, a stabilire il tipo di veleno usato». L'Associazione animalista ha scritto al sindaco di Piana per chiedere «dei provvedimenti urgenti che mettano in sicurezza gli animali, ma anche gli stessi cittadini, poichè è noto che i casi di avvelenamento di randagi non sono solo un esempio di intolleranza e maltrattamento di animali, perseguibile per legge, ma costituiscono anche un serio problema di sicurezza pubblica. Un tale spargimento di veleno, sia dentro che fuori il centro urbano, impone - secondo la Lav - un intervento immediato come prescritto dall'ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 18 dicembre 2008 'Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati'». «Quanto successo a Piana - dice Marcella Porpora, coordinatrice regionale Lav Sicilia - è intollerabile. Abbiamo scritto al Prefetto».




ANSA AMBIENTE

3 FEBBRAIO 2009

CANI E GATTI AVVELENATI NEL PALERMITANO

PALERMO - La Lav denuncia che da venerdi' scorso il territorio di Piana degli Albanesi (Pa) e' cosparso di cibo avvelenato che ha provocato numerose vittime tra cani e gatti. In una nota la Lega antivivisezione spiega di aver raccolto denunce dei cittadini sulla ''incredibile ecatombe di animali'' e il ritrovamento ''fin sull'uscio della propria casa di numerose carcasse''. Alcune di queste saranno esaminate nell'Istituto Zooprofilattico a Palermo, per stabilire il tipo di veleno usato. La Lav ha chiesto al sindaco di Piana degli Albanesi ''provvedimenti urgenti che mettano in sicurezza gli animali, ma anche gli stessi cittadini, poiche' e' noto che i casi di avvelenamento di randagi non sono solo un esempio di intolleranza e maltrattamento di animali, perseguibile per legge, ma costituiscono anche un serio problema di sicurezza pubblica''.


SICILIA TODAY

3 FEBBRAIO 2009

Palermo, ecatombe di animali a causa di bocconi avvelenati

Piana degli Albanesi (PA) - Da venerdì scorso il territorio comunale di Piana degli Albanesi è cosparso di bocconi avvelenati che già in cinque giorni hanno fatto numerose vittime tra i cani e i gatti randagi e padronali. La moria degli animali e lo spargimento a tappeto del veleno nella pubblica via, fenomeno diffuso in tutta la provincia di Palermo, in quest'ultimo caso ha assunto dimensioni allarmanti.Sono stati gli stessi cittadini di Piana a denunciare alla LAV l'incredibile ecatombe di animali ed a tutt'oggi il ritrovamento fin sull'uscio della propria casa di numerose carcasse di animali. Per alcune di queste sarà l'Istituto Zooprofilattico di Palermo, tramite esame autoptico, a stabilire il tipo di veleno usato. La LAV ha scritto al Sindaco di Piana degli Albanesi per chiedere dei provvedimenti urgenti che mettano in sicurezza gli animali, ma anche gli stessi cittadini, poiché è noto che i casi di avvelenamento di randagi non sono solo un esempio di intolleranza e maltrattamento di animali, perseguibile per legge, ma costituiscono anche un serio problema di sicurezza pubblica.Un tale spargimento di veleno, sia dentro che fuori il centro urbano, impone un intervento immediato come prescritto dall' Ordinanza Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 18 dicembre 2008 "Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati".Nell' Ordinanza, il Sindaco, in caso di episodi di avvelenamento anche solo sospetto, deve dare immediate disposizioni per l'apertura di una indagine, da effettuare in collaborazione con le altre Autorità competenti. Qualora venga accertata la presenza di bocconi o esche contenenti sostanze tossiche o nocive e/o la loro ingestione deve provvede ad attivare tutte le iniziative necessarie alla bonifica dell'area interessata.
Entro 48 ore dall'accertamento della violazione deve provvedere ad individuare le modalità di bonifica del terreno e del luogo interessato dall'avvelenamento, prevedendone la segnalazione con apposita cartellonistica nonché a intensificare i controlli da parte delle Autorità preposte.
"Quanto successo a Piana è intollerabile e rende l'idea di come un atto grave come lo spargimento di veleni nella pubblica via sia diventata una pratica quasi quotidiana e purtroppo sottovalutata dalle Istituzioni" dichiara Marcella Porpora Coordinatrice regionale LAV Sicilia "Oltre ad aver scritto al Sindaco di Piana degli Albanesi perché attivi gli immediati interventi previsti dall'Ordinanza Ministeriale, abbiamo scritto al Prefetto di Palermo affinché istituisca un Tavolo tecnico al fine di contrastare in maniera efficace ed organizzata il fenomeno dello spargimento di bocconi avvelenati e di mettere in sicurezza animali e persone"
L' Ordinanza prevede, infatti, l'istituzione di un Tavolo tecnico di coordinamento presso la Prefettura per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno.Il Tavolo tecnico, coordinato dal Prefetto o da un suo rappresentante, deve essere composto da un rappresentante della Provincia, dai Sindaci delle aree interessate e da rappresentanti dei Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie Locali, del Corpo Forestale dello Stato, degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali competenti per territorio, delle Guardie zoofile e delle Forze di Polizia locali.

lunedì 2 febbraio 2009

L'Aquila provincia : cani avvelenati

IL CENTRO
31 GENNAIO 2009
Cani avvelenati, usato un insetticida
COCULLO (AQ). Per il momento la denuncia è contro ignoti, ma gli uomini del Corpo forestale sono convinti di aver individuato anche il responsabile della morte dei cani da caccia uccisi con bocconi avvelenati tra Cocullo e Anversa degli Abruzzi. Il rapporto è stato depositato nei giorni scorsi sul tavolo del procuratore, al terzo piano del palazzo di giustizia peligno. Un'articolata relazione in cui gli uomini del comando del Corpo forestale di Sulmona, guidati da Antonio Amatangelo, ricostruiscono l'intera vicenda scaturita dopo il ritrovamento di una mezza dozzina di cani da caccia che erano stati avvelenati, nel dicembre scorso, a ridosso dell'oasi naturalistica della Valle del Sagittario. E puntano il dito contro un agricoltore del posto che avrebbe messo in atto il deplorevole gesto, rischiando di avvelenare anche lupi e orsi che hanno il loro corridoio di transito proprio in quella zona. A mettere i forestali sulle tracce dell'uomo sarebbero stati i risultati delle analisi effettuate sui bocconi di carne recuperati vicino alle carcasse degli animali uccisi. Esami che avrebbero evidenziato la presenza di un potente insetticida che viene utilizzato in agricoltura, non facilmente reperibile in commercio, ma solo in alcuni negozi specializzati nella vendita di questo particolare tipo di prodotti. Ed è stato gioco facile per gli uomini del vice questore Guido Conti , individuare i pochi punti vendita della zona in cui viene commercializzato l'insetticida e raccogliere le notizie giuste per le loro indagini. I reati che i forestali hanno contestato, per il momento a ignoti sono: caccia con mezzi non consentiti, uccisione di animali, sofisticazione alimentare e getto pericolose di cose. Reati per i quali sono previste pene che vanno dai 3 mesi fino ai 5 anni di reclusione.

domenica 1 febbraio 2009

Trento provincia - cacciatore che semina bocconi avvelenati beccato con le mani nel sacco !

TRENTINO
30 GENNAIO 2009
Deposita bocconi avvelenati: preso
ROVERETO (TN). Stavolta l'hanno preso con le mani nel sacco. E lui, un cacciatore di circa 70 anni, non potendo negare di aver appena depositato una polpetta avvelenata nel bosco attorno a Folgaria sotto gli occhi delle guardie forestali, ha ammesso tutto: «Volevo sterminare le volpi, perchè aggrediscono la selvaggina». E' stato denunciato per caccia fuori stagione con mezzi illegali. Da tempo ormai la Forestale era sulle tracce di alcune persone sospettate di essere responsabili dell'avvelenamento di cani e animali d'affezione, presntatosi in numerosi casi negli ultimi mesi. L'uomo è stato notato mercoledì mattina mentre passeggiava in modo circospetto in località Boschetti, un'area preboschiva che si trova a ridosso di una zona residenziale, nella zona ovest di Folgaria. Le guardie forestali, insospettite, lo hanno seguito da distanza, tenendolo marcato fino al momento in cui l'uomo ha estratto da una sacca un boccone avvelenato, depositandolo a terra. A quel punto i forestali della stazione di Folgaria, guidati dall'ispettore Bruno Sordo, si sono presentati. L'uomo ha tentato di scappare, poi ha cercato di sviare il discorso eludendo le domande sulla sua indentità. Così è stato accompagnato alla stazione del Corpo forestale, dove è stato raggiunto dall'ispettore distrettuale Claudio Anesi. L'interrogatorio non è durato molto, l'anziano cacciatore ha presto ammesso di aver depositato i bocconi - dei tranci di lucanica impregnata di un potente diserbante -, spiegandosi con l'intenzione di uccidere le volpi: «Mangiano selvaggina e la rubano a noi cacciatori». All'ovvia osservazione che così facendo esponeva a rischi mortali anche molte altre specie animali, sia selvatiche che domestiche, non ha saputo rispondere. «E' il peggior caso di bracconaggio - commenta Claudio Zattoni, dirigente distrettuale della Forestale - perchè colpisce in maniera indiscriminata animali di affezione, come i cani domestici, e animali selvatici, come marmore, tassi, faine, volpi ed altri piccoli carnivori, la cui presenza è essenziale per garantire l'equilibrio dell'ecosistema». Dei rischi per gli altri animali, il cacciatore non si curava. «E' un'operazione eseguita con grande superficialità - aggiunge Zattoni -, come certe derattizzazioni "fai da te", alle quali si deve probabilmente più di qualche caso di avvelenamento di cani». L'uomo, agricoltore, aveva il patentino per usare diserbanti pericolosi, ma non ne ha fatto buon uso. E' stato costretto dai forestali a tornare in località Boschetti e raccogliere una decina di bocconi avvelenati già depositati.

Treviso provincia: killer dei gatti

IL GAZZETTINO
31 GENNAIO 2009
C'è un "killer dei gatti" a Revine Lago
Revine Lago (TV) - C'è un "killer dei gatti" a Revine Lago. La denuncia arriva da alcune persone che abitano in zona San Marco: sono ormai una decina denunciano, i mici avvelenati. Stessa sorte è toccata anche a un collie che, per fortuna, l'ha scampata a un doppio tentativo di farlo fuori. «Ci sono forti sospetti su una persona che è stata vista gettare uno dei gatti avvelenati fuori dalla propria abitazione - spiegano i residenti -. Per quel che sta accadendo sono già stati allertati sia l'Ente per la protezione animali che i veterinari della Forestale e ora siamo pronti a rivolgerci anche alle forze dell'ordine, cui presenteremo denuncia per l'accaduto». «Mi hanno avvelenato ormai tre gatti - racconta E.S. -, l'ultimo quindici giorni fa. Una vicina ha visto una persona gettarlo, ormai morto, oltre la rete. Quel che sta succedendo qui ha dell'incredibile: c'è qualcuno che infligge agli animali delle sofferenze atroci, e si accanisce sia contro i gatti che, qualche volta, contro i cani». «Gli auguro di patire le stesse sofferenze che ha inflitto ai gatti che ha avvelenato - aggiunge un'altra residente, che sulla questione del killer dei mici ha mobilitato l'Ente per la protezione animali -. Vedere i gatti in preda ai dolori provocati dal veleno è un'esperienza atroce, non lo auguro a nessuno». Nessuno dei gatti avvelenati è sopravvissuto: è andata meglio, invece, al collie: «Rer due volte gli hanno dato dei bocconi avvelenati, per fortuna in entrambi i casi il veterinario è riuscito a salvarlo in extremis - raccontano i residenti - il povero cane, però, porta ancora evidenti i segni dell'accaduto». «In coincidenza con la morte di alcuni gatti sono stati trovati, in giro, dei wurstel avvelenati», racconta uno dei residenti. Forse chi maltratta gli animali non lo sa ma la legge prevede, adesso, pene pesanti per chi avvelena o infligge altre torture a cani e gatti.

venerdì 30 gennaio 2009

I Fido regalati a Natale? Tutti al canile


GAZZETTA DI REGGIO

28 GENNAIO 2009

I «Fido» regalati a Natale? Tutti al canile

Daisy Melli

QUATTRO CASTELLA (RE). Regali di Natale che tornano al mittente. Non stiamo parlando di maglioni di due taglie più grandi o del raccapricciante pensierino della solita prozia ma di cani. A poco più di un mese dalle feste, i buoni propositi che avevano animato alcuni degli aspiranti padroncini sono scivolati nello scatolone, assieme agli addobbi. Dimenticati in cantina. E' così che in sette giorni il canile di Montecavolo si è ritrovato con ben sette nuovi ospiti. Egle, Asia e altri compagni di sventura - alcuni adottati al canile stesso poi ripudiati, altri abbandonati perché non rispondevano alle aspettative dei padroni - si sono ritrovati scaricati dalle rispettive famiglie come giocattoli rotti. Cucciolini o giovani fido di tre anni restituiti con scuse a tratti sconcertanti del tipo «il cane abbaia». A saperlo prima. Oppure licenziati con frasi come «litiga con il gatto». Come se l'inimicizia fra i felini e il miglior amico dell'uomo fosse un segreto noto solo ai disegnatori del gatto Silvestro. Ripudi, ma anche ripensamenti come il caso del punkabbestia che abbandonata la vita del ribelle ha pensato bene di mollare anche i due compagni di viaggio, un meticcio di pitt bull e un american stafford con la stessa rapidità con cui si è disfatto di un imbarazzante look: «Purtroppo - spiega Marilena Calestrani, responsabile del canile - E' un dato fisiologico che tutti i volontari conoscono: il 20% degli animali adottati spesso viene usato per far contenti i figli sotto l'albero. Salvo poi fare ritorno al canile appena passa la novità o il bisogno di avere un diversivo che distolga l'attenzione dalle richieste dei parenti. Purtroppo non è finita: una seconda ondata di abbandoni si presenterà nei mesi di maggio e giugno, quando i cuccioli di Natale prendono le sembianze degli adulti e le vacanze estive impongono di fare i conti con un ospite scomodo. Oltre alle rinunce in pochi giorni abbiamo ritrovato anche animali in condizioni pietose: talmente magri che non riuscivano più a mangiare senza vomitare. Per salvarli siamo dovuti ricorrere all'alimentazione con flebo». Tra i sette cani tornati all'ovile ci sono due pit bull prima presi come cani da guardia poi restituiti perché gli stessi padroni non hanno saputo gestire la paura nei confronti di questa razza, poi c'è India, un meticcio di american stafford di tre anni, Egle la cucciolina di sette mesi tipo collie bleu merle con il pelo raso e tre fratellini meticci di volpino Olga, Anna e Black, tutti col pelo nero e una macchia bianca sul petto.

TRENTO: MALTRATTAMENTO DI ANIMALI IN FILM A LUCI ROSSE

ASCA

30 GENNAIO 2009

TRENTO: MALTRATTAMENTO DI ANIMALI IN FILM A LUCI ROSSE

Trento - I Carabinieri del Noe di Trento stanno dando esecuzione a due perquisizioni concesse dall'Autorita' Giudiziaria di Bolzano, a carico di due venticinquenni abitanti a Trento ed a Bolzano, i quali sono stati raggiunti da altrettanti avvisi di garanzia poiche' ritenuti responsabili di maltrattamento di animali e produzione di materiale pornografico. Gli accertamenti condotti dai militari del NOE hanno permesso di scoprire che i due impiegavano i cani per registrare film a luci rosse.
Un'attrice porno inglese la protagonista femminile, mentre gli attori erano animali che i due riuscivano a procurarsi poiche' gestivano un allevamento in Trentino. I film girati nella Regione, venivano poi venduti su internet grazie ad un sito per zoofili del Nord Europa; per la visione di qualche minuto di riprese si dovevano pagare oltre una ventina di euro.I Carabinieri, nel corso degli accertamenti, nell'allevamento di animali che effettuava anche servizio dog-sytter, hanno scoperto oltre una ventina di cani malnutriti, maltrattati e tenuti in pessime condizioni igienico sanitarie. I legittimi proprietari degli animali, ignari di cosa succedeva ai loro amici a quattro zampe, pagavano, ma i cani venivano stipati in gabbie sporche e sovraffollate.


TG COM

30 GENNAIO 2009

Animali in film hard,Procura indaga

Bolzano, è la prima volta in Italia

Bolzano - C'è soddisfazione all'Ente nazionale protezione animali (Enpa) dopo l'iniziativa del sostituto procuratore di Bolzano che, per la prima volta in Italia, ha applicato il reato di maltrattamento contro gli animali per due uomini che utilizzavano cani per girare film hard. L'associazione ha annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento a loro carico.Secondo gli inquirenti, uno dei due uomini avrebbe girato nella sua abitazione film a luci rosse con una porno-star inglese e dei cani. Il giovane, in cerca di nuove attrici, avrebbe anche avvicinato alcune ragazze del posto, chiedendo loro se volevano guadagnare dei soldi facilmente. Queste però si sarebbero rifiutate. Per quusto è accusato di sfruttamento, favoreggiamento ed istigazione alla prostituzione, così come maltrattamento di animali.
Un altro indagato è un trentino che avrebbe, invece, procurato all'altoatesino alcuni cuccioli Labrador e per questo l'ipotesi di reato contro di lui è di maltrattamento di animali.


Animalieanimali

30 GENNAIO 2009

FILMATI HARD CON ANIMALI, CHIUSA INCHIESTA
Allevatore al centro dell'attività giudiziaria a Bolzano.

Filmati hard con la partecipazione di cani sono al centro di una inchiesta della procura di Bolzano. Le ipotesi di reato nei confronti di un altoatesino sono sfruttamento, favoreggiamento ed istigazione alla prostituzione, così come maltrattamento di animali.
Il sostituto procuratore Guido Rispoli ha depositato l'atto di conclusione dell'indagine. Secondo gli inquirenti, l'altoatesino avrebbe girato nella sua abitazione film a luci rosse con una porno-star inglese e dei cani. L'uomo, in cerca di nuove "attrici", avrebbe anche avvicinato alcune ragazze del posto, chiedendo loro se volevano guadagnare dei soldi facilmente. Queste però si sarebbero rifiutate. Un altro indagato è un trentino che avrebbe, invece, procurato all'altoatesino alcuni cuccioli Labrador e per questo l'ipotesi di reato contro di lui è di maltrattamento di animali.