Cattiveria e crudeltà delle anime nere di tutta Italia

In questo blog potrai leggere e vedere le immagini della crudeltà e della cattiveria umana .
Da Nord a Sud, isole comprese, una passerella di azioni vergognose, criminali, inumane, un repertorio di incuria, freddezza, avidità e ruberia.
La bassezza d'animo dell'essere umano viene portata alla luce.
Tutto compiuto contro creature deboli ed indifese, senza tutela reale e spesso ridotte senza dignità.
Quando decidi di andare in vacanza, scegli il tuo luogo di villeggiatura anche con questo parametro :
chi abita in questo posto ?

Al cuore del problema

Ogni anno migliaia di cani vengono introdotti nei canili esistenti nel nostro Paese. Nei canili migliori solo alcuni riacquistano dignità attraverso l'adozione. In altri li aspettano malattie, sbranamenti o comunque la fine naturale della vita trascorsa dietro le sbarre. Il tutto con costi altissimi per le amministrazioni. Aiutateci a dire basta. Il fenomeno del randagismo si può controllare e sconfiggere.


COSA DICE LA LEGGE:
Secondo la normativa vigente i sindaci sono responsabili per i cani vaganti nel territorio del Comune che amministrano.

Al fine di curare i cani presenti nel suo territorio, i Comuni ricevono finanziamenti da parte dello Stato centrale (pagati da noi cittadini mediante le tasse) per cui gli stessi sono tenuti a predisporre le strutture per risolvere il problema del randagismo e a finanziarle con i denari a ciò destinati.


LA SOLUZIONE MIGLIORE:
Le Associazioni senza scopo di lucro costituiscono i migliori soggetti per la gestione del canile in quanto, agendo senza scopo di lucro, danno maggiori garanzie sul fatto che i denari ad esse corrisposti dal Comune siano effettivamente destinati alla migliore cura del cane.


QUELLO CHE ACCADE NORMALMENTE:
L'affidamento ai gestori privati è invece assai pericoloso in quanto gran parte degli stessi sono tentati dal non garantire buone condizioni di vita o la stessa sopravvivenza dei cani ospitati nel canile al fine di massimizzare i guadagni.

A mero titolo di esempio, vi segnaliamo che sono numerosi i Comuni che hanno stipulato convenzioni con gestori privati per l'affidamento agli stessi della gestione dei canili a seguito di gare di appalto vinte con aste fortemente al ribasso. Sono numerosi gli esempi di gestori che hanno vinto con offerte che prevedano il mantenimento del cane per soli 70 centesimi di euro al giorno! 70 centesimi con cui il gestore dovrebbe pagare il cibo per il cane, le cure mediche, parte delle spese di gestione (operai, luce, acqua etc.) e, addirittura, ricavarci qualcosa per vivere.

Appare del tutto evidente, quindi, che in tali casi il benessere del cane non potrà di certo essere garantito.


IL BUSINESS DEL RANDAGISMO: 500 MILIONI DI EURO ALL'ANNO
Parecchi imprenditori privati hanno nella gestione dei canili una vera miniera d'oro. Si tratta spesso di delinquenti o persone senza scrupoli capaci di creare importanti connivenze con istituzioni che dovrebbero controllare.

Il business del randagismo in Italia genera un fatturato annuale di circa 500 milioni di Euro. 500 milioni di euro pagati dai contribuenti che spesso sono oggetto di vere e proprie truffe da parte dei gestori ai danni dei Comuni e, quindi, di chi paga le tasse.


IL CUORE DEL PROBLEMA:
Nella maggioranza dei Comuni poi la domanda d'ingresso dei cani supera largamente l'offerta di posti in canile, con la conseguenza che per ogni cane morto o fatto adottare, sono pronte altre due richieste di accalappiamento e che chi volesse speculare riesce a percepire sempre e comunque il suo guadagno su un numero garantito di cani. Alla minima spesa sul singolo animale corrisponde il massimo guadagno in termini di utile.

Così che si assiste spesso ad insufficienza di personale, mancanza di lavoratori qualificati, minimi spazi nei box, in cui i cani superano il numero di 3 animali, arrivando anche ad essere 15 o più, senza tenere in alcun conto la loro compatibilità (la prima causa di morte in canile è lo sbranamento!!!!).

Per non parlare delle speculazioni che si realizzano attraverso l'accalappiamento degli animali e lo smaltimento delle loro carcasse che crea un circolo vizioso per cui prima muore un cane prima si guadagna sullo smaltimento della sua carcassa e sull'accalappiamento del nuovo cane che lo sostituisce.


LA CONNIVENZA:
Altro fenomeno che acuisce il problema è la forte connivenza tra chi dovrebbe controllare e chi è controllato. Accade sovente nei Comuni più piccoli (ma non solo) che il Sindaco (che affida la gestione del canile), i responsabili della ASL (preposti al controllo) e il gestore del canile (colui che dovrebbe essere controllato) siano amici, compagni di merende o, addirittura, parenti.

Appare evidente come in queste situazioni sia realmente impossibile far rispettare la legge e far garantire il benessere dei cani ospitati nei canili.


LA SOLUZIONE:
Ciò non accadrebbe se i Comuni provvedessero come per legge alla costruzione e risanamento delle proprie strutture e soprattutto ne affidassero la gestione ad Associazioni di volontariato senza scopo di lucro, che diano garanzie di controllo, di apertura al pubblico e di trattamento secondo parametri di benessere misurabili molto elevati.

L'ACL – Associazione Canili Lazio Onlus da anni combatte il fenomeno del randagismo. Perché il canile deve essere un punto di partenza per una nuova vita alla quale arrivare attraverso l'adozione e non un punto di arrivo in cui morire.

Abbandono : condanna a morte

Abbandono  : condanna a morte

sabato 17 gennaio 2009

Olbia Tempioprovincia : abbattuti a fucilate tre cani da caccia

LA NUOVA SARDEGNA
16 GENNAIO 2009
Abbattuti a fucilate tre cani da caccia
LUOGOSANTO (OT). Per un presunto atto di ritorsione, o nel maldestro tentativo di furto, a rimetterci la pelle sono stati, ieri notte, tre segugi che erano ospitati nel canile in una azienda agricola di cui e proprietario un pensionato di Luogosanto. Gli animali, tre stupendi cani da caccia, erano rinchiusi nelle loro cucce è sono stati abbattuti a colpi di fucile. A rendersi conto del gesto di estrema crudentà è stato il proprietario delle povere bestione - un ex dipendente di Poste Italiene da tempo in pensione - che si era recato, come ogni giorno, nella sua tenuta di "Baltulu" per accudire i suoi amici a quattro zampe. Il gesto criminale è stato denunciato ai carabinieri della locale stazione, che hanno avviato le indagini per risalire agli ignoti killer di cani. Il gesto potrebbe avere una duplice matrice: una vendetta nei confronti del pensionato, il quale ha però escluso di aver mai ricevuto minacce di alcun genere, o il tentativo, andato male di portar via i tre cani dal loro rifugio, un furto conclusosi con la bestiale uccisione dei tre cani da caccia.

Verona provincia : quattro cani reclusi nei recinti Una rottweiler trovata morta

L'ARENA GIORNALE DI VERONA
17 GENNAIO 2009
Quattro cani reclusi nei recinti Una rottweiler trovata morta
I carabinieri hanno chiesto l'intervento dell'Ulss 21 e gli animali sopravvissuti sono finiti al canile
Nogara (VR) - Tutto è partito con la segnalazione di un cittadino ai carabineri: vicino ad un casolare a Sant'Agata di Nogara c'erano cani tenuti in condizioni pietose: senza acqua né cibo, costretti a vivere in piccoli recinti in mezzo ai propri escrementi. Iniziato con una segnalazione e terminato l'altro giorno con il sequestro disposto, su richiesta della Lega antivivisezione, dal sostituto procuratore Fabrizio Celenza. Quattro cani ridotti in condizioni gravi al punto che non è certo che possano riprendersi: denutriti e deboli al punto da non reggersi in piedi. Ma non è tutto: un quinto cane, una femmina di Rottweiler era morta all'interno della sua gabbia. È stato accertato che la causa della morte è stata la torsione dell'intestino causata dalla voracità con cui i cani di grossa taglia si avventano: il proprietario aveva l'abitudine di portare cibo ai cani un paio di volte alla settimana. Sta di fatto che dall'altro giorno un rottweiler maschio gravemente sottopeso, un volpino di Pomerania e due sheiba-inu sono stati affidati al canile di Verona.
«Dalla scorsa estate eravamo al corrente dell'esistenza di questo che parrebbe essere un allevamento abusivo, in particolare di pitt-bull», spiega Lorenza Zanaboni, responsabile della Lav di Verona, «ma lo stato di degrado in cui gli animali erano costretti non aveva raggiunto le proporzioni attuali, pertanto non ci era stato possibile fare nulla. Purtroppo, troppo spesso, assistiamo impotenti a situazioni che si risolvono solo quando avviene l'irreparabile, come in questo caso in cui uno dei cani è morto. Il nostro plauso e il nostro ringraziamento vanno al magistrato che ha accolto la nostra richiesta di sequestro e di affido degli animali, e al dottor Zanotto, veterinario dell'Ulss21 che si è prodigato per porre fine alle loro sofferenze».

Genova provincia : pitbull morti d'inedia

IL SECOLO XIX
17 GENNAIO 2009
Pitbull morti d'inedia a "Santa" Denunciato il proprietario
Silvia Pedemonte
Santa Margherita (GE) - Due grandi sacchi di plastica, lasciati nel giardino. Quando gli agenti del comando di polizia locale sammargheritese li hanno aperti, la scena è stata raccapricciante: due carcasse di pitbull, morti, secondo le prime indagini, dopo una lunga agonia. Scheletrici per la fame e la sete patite per giorni e giorni.
È il terribile e barbaro caso di maltrattamento e uccisione di animali scoperto, alla fine della scorsa settimana (ma la notizia è trapelata soltanto ieri) dalla polizia locale cittadina, guidata dal comandante Stefania Bosio. Il proprietario degli animali, un uomo di 39 anni residente a Santa Margherita, in via Cervetti Vignolo, è stato denunciato alla procura di Chiavari per due reati, recentemente introdotti, nel codice penale: maltrattamento e uccisione di animali.
L'indagine, ora in mano alla Procura di Chiavari, è in corso: le carcasse dei due animali sono state temporaneamente sistemate in una cella frigorifera, in un magazzino a Genova, e sono a disposizione dell'autorità giudiziaria perché vengano effettuati accertamenti tecnico-sanitari. Da capire, infatti, se prima della morte per mancanza di cibo e disidratazione ai pitbull - due esemplari maschi di circa 5 anni - siano state inflitte ulteriori violenze.Il macabro ritrovamento si deve alla segnalazione, ai vigili urbani, di un vicino di casa del trentanovenne: l'uomo si era insospettito per i terribili odori che provenivano dall'appartamento del proprietario dei cani. Da qui, il primo sopralluogo, la settimana scorsa, da parte degli agenti. I poliziotti non avevano trovato in casa il trentanovenne, ma erano riusciti a contattare la madre dell'uomo: la donna aveva riferito di non avere la possibilità di farli entrare nella casa del figlio e che l'uomo sarebbe rientrato in casa dopo poche ore.
Non è andata così, però: il trentanovenne non si è fatto trovare. Il giorno dopo, venerdì scorso, il vicino di casa ha fatto un ulteriore esposto al comando di polizia, dicendo di aver notato dei grandi sacchi nel giardino di casa del trentanovenne: da qui, il secondo sopralluogo, che ha portato alla macabra scoperta. La morte dei due animali, come accertato dal veterinario chiamato dagli agenti della polizia locale, è avvenuta per «stenti e completa disidratazione». Incomprensibile il perché di questa malvagia brutalità compiuta sui due animali: il trentanovenne non ha fornito, a oggi, alcuna delucidazione, restando muto di fronte alla richieste di spiegazioni che gli provenivano dagli uomini in divisa. Gli investigatori sono convinti che l'uomo volesse far sparire le carcasse dei due animali in un terreno boschivo di proprietà di un amico, fuori dal centro cittadino: per questo, aveva già "impacchettato" le due carcasse con due grandi sacchi. Un proposito che, grazie al secondo sopralluogo, non è stato messo in atto. La lenta agonia degli animali sembra essere durata, secondo gli accertamenti del veterinario, a lungo: la loro morte risalirebbe a due giorni prima del ritrovamento. Un'ipotesi sembra essere quella che l'uomo sia andato fuori città per una intera settimana, disinteressandosi completamente della loro esistenza. I due pitbull, ridotti a pelle e ossa, non hanno morsi sul corpo: segno che nonostante la fame non hanno tentato di sbranarsi fra di loro. Hanno aspettato fino all'ultimo il ritorno del loro padrone, aspettando cibo e acqua. Quel cibo, quell'acqua e quell'affetto che non sono mai più arrivati, abbandonandoli ad una terribile morte.

venerdì 16 gennaio 2009

Sondrio provincia : cane segregato per anni in fin di vita

LA PROVINCIA DI COMO
15 GENNAIO 2009
Cane segregato per anni a Talamona
Cecco in fin di vita per maltrattamenti Ora l'Enpa è a caccia del responsabile
TALAMONA (SO) - L'Enpa sporgerà denuncia contro ignoti dopo che lo scorso 29 dicembre a Talamona è stato trovato Cecco, un cane maltrattato e tenuto segregato probabilmente per anni, tanto che adesso, proprio a causa delle sue pessime condizioni di salute, si teme per la sua sopravvivenza. L'animale si trova ora al canile di Busteggia dove è stato preso in cura dagli operatori del centro. Cecco ha due occhioni dolci che guardano stupiti e con riconoscenza chi adesso si occupa di lui, le persone che gli puliscono le piaghe, gli medicano occhi e orecchie, gli fanno le iniezioni, cercano di fargli muovere qualche passo, gli danno cibo e acqua. Tutte cose nuove per lui. Il veterinario dell'Asl che lo ha visitato per primo subito dopo il ritrovamento ha riscontrato denutrizione e disidratazione, vecchie otiti e congiuntiviti, piaghe, unghie lunghissime, gravi difficoltà a muoversi, tutte cose che fanno pensare a una sua detenzione in uno spazio piccolissimo e sporco, dove non riusciva a camminare, con scarsissimo cibo e acqua e mai una carezza. E non per pochi giorni, si tratta di anni.
Chi ha potuto fare questo, si chiede l'Enpa. Magari solo per ignoranza, perché "tanto è solo un cane": maltrattare un cane non vuole dire solo prenderlo a calci o a bastonate, significa privarlo dei suoi diritti: cibo, acqua, affetto, possibilità di fare una passeggiata e di ricevere una carezza. Cecco forse morirà, le sue condizioni sono davvero critiche, ma i volontari dell'Enpa vorrebbero che i suoi anni di tortura non fossero stati vani.
Chi pensa di sapere a chi appartiene, può chiamare anche in forma anonima al seguente numero 339-4277283. Ogni informazione è preziosa. L'Enpa sporgerà denuncia alle forze dell'Ordine contro ignoti, ma l'associazione vuole dare un nome e un cognome e possibilmente una pena esemplare. «Chi sa, ci contatti - conclude l'ente per la protezione degli animali - anche chiudere gli occhi e guardare da un'altra parte quando il vicino massacra un animale è altrettanto vergognoso».

giovedì 15 gennaio 2009

Nuoro provincia : uccisi con bocconi avvelenati, morti tra spasmi atroci

LA NUOVA SARDEGNA
14 GENNAIO 2009

Cani uccisi con bocconcini avvelenati

Piero Marongiu

MACOMER (NU). Sono morti tra gli spasmi e atroci sofferenze due dei tre cani che domenica mattina, durante una battuta di caccia al cinghiale, hanno mangiato carne contenente esche avvelenate. Il terzo, uno splendido esemplare di Setter inglese, forse riuscirà a salvarsi. Gli animali morti, uno Spaniel Breton e un Segugio Istriano, erano cani di elevato pregio, perfettamente addestrati alla caccia e iscritti all'anagrafe canina. I componenti della compagnia di caccia grossa 24 Ore, di Macomer, avevano scelto "Su Inzinale", una località in agro di Santu Lussurgiu vicino a San Leonardo di Siete Fuentes per svolgere l'attività venatoria. La battuta era iniziata da pochissimo tempo quando Sos Canarzos (i battitori), si sono accorti che Giotto, il segugio, tremava e guaiva flebilmente. La povera bestia dopo qualche minuto di dolorosissima agonia è morta. Stessa sorte è toccata a Vera, la Spaniel, poco dopo. Mentre il Setter ha cominciato a stare male dopo un po', ma forse grazie al tempestivo intervento del veterinario, e all'esiguità della carne mangiata, si salverà. «Era la seconda volta che andavamo da quelle parti - dice Salvatore Fara, il Capocaccia della compagnia 24 ore -: la prima in quella zona. Non mi spiego il motivo di un'azione tanto vile quanto ingiustificata. Le esche avvelenate (pezzi di carne alla stricnina?), erano sparpagliate in un terreno a circa due o trecento metri da un ovile». Purtroppo qualche allevatore incosciente, per tenere lontane le volpi dal gregge mette esche avvelenate, senza rendersi conto che le stesse possono essere consumate anche dalla selvaggina. Il cinghiale è onnivoro e potrebbe mangiarne, con conseguenze molto serie per chi si cibasse di quella carne a sua volta. «Se avessimo preso il cinghiale - dice un cacciatore - e ne avessimo mangiato senza sapere che aveva ingerito carne avvelenata, poteva accadere una tragedia». Anche gli altri cani avevano trovato le esche e stavano per mangiarle: «Ad alcuni di essi gli abbiamo tirato fuori la carne dalla bocca, altrimenti sarebbero morti di sicuro - dicono i cacciatori». Alle nove del mattino una giornata iniziata all'insegna dell'allegria, per i cacciatori macomeresi si è conclusa presso la Stazione carabinieri di Santu Lussurgiu, dove è stata sporta denuncia contro gli ignoti autori della vigliaccata che è costata la vita a due incolpevoli animali.

Cremona provincia : veleni, sevizie e bastonate, animali uccisi

LA PROVINCIA DI CREMONA
14 GENNAIO 2009
Formigara (CR) Gli episodi a Cornaleto. Fatti sparire gatto e cagnolina. I residenti sdegnati e furiosi, si rivolgono all'Arma
Veleni e bastonate, animali uccisi
Raid in fattoria, asino ammazzato col diserbo, oca seviziata
Matteo Berselli
Cornaleto (CR) - Un'oca presa a bastonate. Un asino avvelenato. Un cane e un gatto spariti. Vivevano tutti nello stesso cortile e a turno, dalle feste di Natale in poi, hanno fatto una brutta fine. Senza un motivo apparente, senza una traccia che aiuti a risalire alla mano criminale. La sequela di dispetti colpisce un'unica famiglia che vive e lavora a cascina Stradella, ai margini dell'abitato di Cornaleto. Racconta tutto Giancarla Ferrari, che dopo l'ultima sparizione non ce l'ha fa più a subire in silenzio: - mio nipote ama molto gli animali e ha la passione per quelli da cortile. In cascina ne abbiamo diversi, ma non hanno mai dato fastidio a nessuno. Certo asini ed oche un po' di rumore lo provocano, però una lamentela che è una non l'abbiamo ricevuta. Sta di fatto che a dicembre qualcuno si è intrufolato nell'aia e a furia di bastonate ha spaccato le gambe ad una delle nostre oche. Poi, pochi giorni dopo, al nostro asino bianco più bello, qualcuno ha servito bocconi farciti col diserbante. E' morto straziato dai dolori e colpito dalle tipiche emorragie anali che certi veleni riescono a provocare. Una fine orribile.- Qualche giorno di tregua e la settimana scorsa le crudeltà sono ricominciate - La nostra cagnolina di dieci anni, la mascotte di tutta la cascina è sparita all'improvviso. Non si vede più da sei giorni e da domenica all'appello manca anche il gatto siamese della nonna.- Giancarla Ferrari è furiosa, avvilita preoccupata.- Sono una zia che vede il proprio nipote soffrire e una donna in ansia per la sua azienda: oltre agli animali da cortile, alleviamo anche del bestiame e dopo quanto accaduto non ci sentiamo più tranquilli. Certo dei sospetti li abbiamo ma senza prove come si fa? Per il momento possiamo solo denunciare gli episodi ai carabinieri nella speranza di essere più tutelati, ma lasciatemi dire che chi si comporta così è un vero delinquente.- Delinquente e pure vigliacco. Perchè non mostra la faccia e non ha nemmeno il coraggio di protestare di persona (ammesso e non concesso che il raglio di un asino giustifichi una lagnanza) La speranza è che il gatto e la cagnolina si siano allontanati da soli e presto tornino a correre e giocare in cascina. Un lieto fine che mai come in questo caso assomiglia tanto a un'utopia.
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L'uccisione con crudeltà punite fino a 18 mesi di reclusione
Pene severe, si rischia ilo carcere
Qualche anno fa, le sanzioni relative ai maltrattamenti di animali sono state inasprite. Ora chi commette questo genere di reati rischia anche il carcere. La legge di riferimento è la 189 del 20 luglio 2004, che prevede per le "uccisioni con crudeltà", una pena detentiva che va da un minimo di diciotto mesi. Secondo i criteri stabiliti dalla Corte Costituzionale, il concetto di crudeltà "è di per sè caratterizzato dalla spinta di un motivo abbietto e futile.Rientrano nella fattispecie, le condotte che si rivelino espressione di particolare compiacimento o di insensibilità, con atti concreti di crudeltà, ossia l'inflizione di gravi sofferenze fisiche senza giustificato motivo." Definizione che sembra calzare a pennello per la persona o le persone, che si sono accanite contro gli animali di casina Stradella provocando una strage orribile e immotivata. le vittime, come spesso succede, erano del tutto incolpevoli.

Trento provincia : cinque cani avvelenati

TRENTINO
14 GENNAIO 2009

Cinque cani avvelenati ai Masi di Telve

Marika Caumo

TELVE (TN). Cinque cani avvelenati negli ultimi giorni. Succede ai Masi di Telve, un pugno di case lungo la strada che porta in Val Calamento ed a Passo Manghen. I cinque poveri animali sono rimasti vittima di bocconi di lardo avvelenati. Contenevano stricnina. Un veleno potente che ha provocato la morte in pochi minuti, massimo una decina, ma dopo atroci sofferenze. I casi si sono registrati a Maso Tezza dove vive Guido Trentinaglia, a località Belvedere dove abita Mario Dalsasso ed in località Viapiana, dove c'è l'abitazione della famiglia di Franco Battisti. Il primo caso risale a venerdì, l'ultimo a ieri sera. Venerdì è stato trovato morto il cane di Guido Trentinaglia. Il cane si trovava all'interno della proprietà, terreno che è recintato. I bocconi devono quindi essere stati buttati da fuori.
Sabato è toccato al cane di Dalsasso. La famiglia Battisti invece negli ultimi due giorni ha perso i suoi tre cani: una femmina di 6 anni e due maschi, uno di 4 anni e l'altro di appena tre mesi. «Abitiamo solo noi in questa via. I cani li teniamo chiusi, sabato sera abbiamo lasciato uscire i due più grandi, normalmento vanno su fino alla strada principale e tornano indietro - spiega la moglie -. Domenica abbiamo trovato il primo, morto. Ieri a mezzogiorno il secondo e verso le 19 anche il cucciolo, che non si è mai mosso dal cortile. Non sappiamo come il boccone sia arrivato qui, se ce l'ha buttato qualcuno o se lo aveva portato la femmina. Certo è che in giro ce n'è un vagone». Ma soprattutto non ci si spiega il perché di un tale gesto. I veterinari confermano che dai sintomi presentati dagli animali non può che trattarsi di stricnina. Episodi simili sono successi anche due anni fa in questa zona. I proprietari hanno fatto denuncia a Comune e carabinieri, qualcuno si è rivolto anche alla Forestale. «Ci hanno detto che potrebbe trattarsi di bocconi per la volpe, ma sono troppi, in una zona così circoscritta. Non ha senso. Siamo rimasti allibiti, chi può fare una cosa del genere? Solo persone che non hanno niente dalla vita. Che fastidio potevano dare questi animali?», commenta la signora Battisti, che ora dovrà consolare i suoi bambini, che in due giorni si sono visti morire i tre cani, ai quali erano affezzionatissimi. E nella frazione crescono i sospetti. «Ora c'è un po' di paura a portare in giro il cane», spiegano. Giorgio Nicoli dell'associazione Pluto aggiunge un'altra notizia, altrettanto grave: la sparizione di cinque cani di razza di taglia piccola. Cinque casi, l'ultimo dei quali avvenuto nei giorni scorsi a Carzano, riguardante un King Cavalier. Altre sparizioni sono state segnalate a Strigno e Borgo.
In alcuni casi i cani sono stati sottratti dal cortile delle abitazioni. «Temiano che sotto queste sparizioni ci sia il commercio dei cani di razza. Invitiamo i proprietari a segnalarci questi fatti», conclude Nicoli.

Cagliari provincia : uccisi a fucilate tre cavalli

LA NUOVA SARDEGNA
14 GENNAIO 2009

Uccisi a fucilate tre cavalli

Erminio Ariu

TEULADA (CA). Fucilate a pallettoni a raffica nel maneggio del circolo ippico di Monte Aidu per mano di un gruppo di fuoco che ha ucciso nella tarda serata di lunedì tre cavalli, due maschi ed una femmina anglo-arabo-sarda, che stavano consumando il pasto serale nei pascoli e nelle stalle. Alcuni balordi, probabilmente in agguato da ore, dietro il muretto a secco che protegge la viltà, hanno fatto irruzione nell'agriturismo gestito da una cooperativa, ed hanno scelto, come incolpevole bersaglio, quattro delle sette bestie che erano state accudite poco prima dal presidente del sodalizio ippico. Fuoco a volontà sulle povere bestie con fucili caricati a pallettoni. Tre cavalli uccisi sul colpo, centrati al collo e al torace, il quarto colpito alla mascella da quattro pallettoni è stato salvato dal tempestivo intervento del veterinario. Il gruppo di fuoco ha agito tra le 21 e le 22, secondo i riscontri effettuati dal veterinario Giovanni Porcella, tra i box e il recinto esterno. Il massacro è stato scoperto dal presidente della cooperativa ippica, Gilbert Tolu, ieri mattina, quando ha raggiunto il maneggio che svolge anche l'attività di agriturismo. Lì ha visto un cavallo con una grave ferita all'addome. «Ho creduto che tra le bestie ci fosse stato qualche scontro - racconta Gilgert Tolu - ma poi ho notato che parti delle interiora emergevano dall'addome. Poi ho raggiunto i box ed ho assistito ad un'altra scena impietosa: altri due cavalli abbattuti, mentre una cavalla era gravemente ferita alla testa. Ho chiamato subito il veterinario che fortunatamente è riuscito a salvarla». C'è grande sconforto tra i sei soci della cooperativa per il grave atto intimidatorio subito. Il circolo ippico di Monte Aidu è nato due anni fa per volontà di sei persone che hanno cercato, e sono riusciti, di sconfiggere la disoccupazione, la riottosità di tanti che preferiscono trascorrere le ore al bar o nelle panchine del paese, ed hanno messo su, con sacrifici impossibili, un agriturismo collegato alle attività ippiche. Un vero successo, che verosimilmente ha fatto scattare l'invidia di qualcuno che lunedì notte ha scaricato decine di pallettoni contro le quattro bestie. «È difficile trovare un motivo, una causa per scatenare una raffica di fuoco di questa portata - ha aggiunto Gilbert Tolu -, perché questa attività ritenevamo fosse apprezzata da tutti in paese. Non abbiamo mai avuto screzi, mai discussioni di alcun genere e non abbiamo mai dato fastidi con la nostra presenza e attività perché siamo distanti dal paese». Digos, carabinieri e scientifica stanno lavorando senza tregua per trovare qualche elemento che conduca agli autori di un crimine che ha visto la condanna unanime delle popolazione di Teulada. C'è poi un aspetto che gli inquirenti non trascurano: ieri sera a Monte Aido si sarebbe dovuto svolgere la convention di un candidato alle elezioni regionali e non si esclude che il massacro dei cavalli sia stato organizzato per impedire ai soci della cooperativa di adempiere all'impegno professionale. «Sì - ha precisato Gilbert Tolu - avremmo dovuto ospitare un folto gruppo di sostenitori di un esponente politico ma la nostra attività non è legata a nessun gruppo o a candidati in particolare: qui si lavora 24 ore su 24 per mandare avanti l'azienda».

mercoledì 14 gennaio 2009

Oristano provincia : esche avvelenate fanno strage di animali

LA NUOVA SARDEGNA
13 GENNAIO 2009
Esche avvelenate fanno strage di animali ignari e innocenti
PALMAS ARBOREA (OR) - Il metodo, putroppo è sempre quello delle esche avvelenate. Sparse in giro, magari anche nell'immediata periferia, con l'obbiettivo di far strage di animali. Cani e gatti - non sempre randagi - continuano ad essere nel mirino dei soliti barbari. Così in paese si continuano ad interrogare sui motivi di queste stragi che continuano a ripetersi periodicamente. L'ultima, la più clamorosa, sarebbe avvenuta durante le festività di fine anno, quando, un'intera cucciolata sarebbe stata sterminata con il sistema delle polpette avvelenate. Episodio che ha destato scalpore, e come la classica goccia che fa traboccare il vaso, volontari impegnati nel settore della protezione degli animali ma anche semplici cittadini si sono rivolti al Servizio veterinario e agli amministratori comunali, chiedendo un intervento che, puntando anche sul fronte non semplice della prevenzione, fermi queste inutili stragi.

Venezia provincia : una cucciolata di cani nel cassonetto

IL GAZZETTINO
14 GENNAIO 2009
Una cucciolata di cani nel cassonetto
Marco Biolcati
Chioggia (VE) - Buttati nel cassonetto dell'umido come fossero semplici rifiuti. Episodio di crudeltà raccapricciante a Chioggia dove pare che un'intera cucciolata di cagnetti non di razza sia stata letteralmente gettata via da ignoti. Il macabro ritrovamento è stato fatto ieri sera dagli operatori dell'Ecocentro di Chioggia. Il camion che raccoglie l'umido dai contenitori disseminati lungo la città era rientrato da poco e il personale stava provvedendo a svuotarlo mediante l'uso della pala meccanica. Improvvisamente dai rifiuti uno dei lavoratori ha scorto un movimento. Inizialmente pensava fosse un topo ma poi si è accorto che a muoversi, letteralmente terrorizzata, tra quella montagna di rifiuti c'era una piccolissima cucciola di due mesi. Tremava e guaiva ed è stata subito raccolta e portata in salvo dai ragazzi dell'Ecocentro che hanno poi provveduto a chiamare la protezione animali di Chioggia. "È incredibile quanto successo - afferma la presidente dell'associazione Sara Naccari - ci troviamo di fronte ad un episodio di crudeltà assoluta. Come si può abbandonare dentro un cassonetto una cucciola così piccola? Inoltre attorno a lei e sui rifiuti c'erano evidenti tracce di sangue che fanno pensare all'abbandono di un'intera cucciolata, con gli altri cani morti durante le operazioni di raccolta dei rifiuti. Ringraziamo Kevin, il ragazzo che lavora all'Ecocentro. È grazie al suo intervento tempestivo che abbiamo potuto salvare la cagnetta. Si tratta di una cucciola di 2 mesi di taglia piccola che è già stata visitata dal veterinario e si sta riprendendo perfettamente. Ovviamente ora cerca una casa e un padrone che l'accudisca e le voglia bene e che non la getti come un rifiuto qualunque nei cassonetti cittadini". Sara Naccari invita chi non vuol tenere cuccioli a contattare la protezione animali. "Se proprio qualcuno deve compiere un atto vile come quello dell'abbandono - continua Naccari - che almeno lasci i cuccioli vicino ai cassonetti dove chi ha cuore li può raccogliere e salvare, ma non dentro dove praticamente non hanno alcuna speranza di sopravvivere". Impossibile risalire almeno alla zona della città in cui si è consumato l'abbandono ed è quindi probabile che il responsabile rimarrà impunito.

martedì 13 gennaio 2009

Mantova provincia : cuccioli avvelenati con la stricnina

GAZZETTA DI MANTOVA
12 GENNAIO 2009
Cuccioli avvelenati nei campi con la stricnina
Motteggiana (MN) - Sono morti vomitando sangue. Con i muscoli totalmente irrigiditi. E tra le più indicibili sofferenze. Ad ucciderli un cocktail di veleni, a base di stricnina, vigliaccamente camuffati in bocconi di carne. Vittime della disgustosa perfidia umana due cuccioli di segugio. Hanno cessato di vivere poche ore dopo aver mangiato le polpette di pollo lasciate ai margini dell'isola addestramento cani di Motteggiana. La Guardia forestale, avvertita dell'accaduto, effettuerà un sopralluogo per verificare la presenza di altro cibo contaminato e una denuncia sarà presentata ai carabinieri. Il fatto è avvenuto sabato mattina, attorno alle dieci, in area golenale, all'interno del campo di addestramento cani di Motteggiana, regolarmente autorizzato dalla Provincia. Gianni Bianchini di Marmirolo ha appena finito di provare i suoi segugi con un amico: tre cucciolotti di appena sei mesi. Sono sulla strada del ritorno e stanno raggiungendo l' auto che è parcheggiata alla Torre del Gattazzo. «Ho visto uno dei miei cani fermarsi e mangiare qualcosa che era nell'erba - racconta il cacciatore -. Non ho fatto in tempo ad impedirglielo. L'ho caricato in macchina e l'ho messo nella gabbia con la femmina. Il cane del mio amico era in una seconda gabbia. Prima di tornare a casa sono passato a trovare un conoscente a Villa Saviola e da lì, passando per San Benedetto, ho preso la strada del ritorno. Durante il tragitto mi sono accorto che qualcosa non andava. Il segugino ha vomitato e c'era un forte odore di carne di gallina. Giunto a casa ho visto il cane irrigidirsi e accusare veri e propri attacchi epilettici. Senza perdere tempo ho chiamato il veterinario di Buscoldo che mi ha consigliato di fargli bere acqua e sale perché continuasse a vomitare. Un'ora dopo è morto». La femmina, fino a quel momento, non ha accusato alcun sintomo ma la situazione è precipitata nel corso delle nottata. Anche lei ha cominciato a vomitare sangue. «Probabilmente - dice il padrone - ha mangiato una parte del cibo che il maschio aveva vomitato. Ho chiamato ancora il veterinario ma ogni cura si è rivelata inutile». Le prime analisi sul cibo ingerito confermano la presenza non solo di un'alta concentrazione di stricnina ma di un vero e proprio cocktail di farmaci. Per questo l'avvelenamento ha avuto conseguenze letali così rapide. Del fatto è stata informata la Guardia forestale che immediatamente ha inviato sul posto dei tecnici per verificare la possibile presenza di altro cibo contaminato. «Farò anche una denuncia ai carabinieri - conferma il cacciatore -. Vorrei che il responsabile fosse assicurato alla giustizia. Non si possono far soffrire gli animali in questo modo. E' assurdo e crudele». La morte provocata dalla stricnina è terribile: manca il respiro, i polmoni cercano aria fino a scoppiare e la mente rimane lucida fino alla fine. La legge con gli avvelenatori è severa. In base all'articolo 146 delle leggi sanitarie rischiano la reclusione da sei mesi a tre anni a cui si aggiungono le mormative a tutela degli animali.

CANILE DI RIETI: WEILER, ANCHE LUI RIDOTTO ALL'OSSO!!!



WEILER, UN ANNO FA, E GIà NON ERA PROPRIO LO SPECCHIO DELLA SALUTE...
nella prima foto
nelle altre due, oggi.........
PROBABILE INCROCIO ROTTWEILER, TAGLIA GRANDE,
MOLTO DOLCE E AFFETTUOSO,
IN CANILE DA DUE ANNI MA
LA SUA ETà SINCERAMENTE è INDEFINIBILE...
PER INFORMAZIONI
BETTY 339-1847914
LAURA 339-1181842