Cattiveria e crudeltà delle anime nere di tutta Italia

In questo blog potrai leggere e vedere le immagini della crudeltà e della cattiveria umana .
Da Nord a Sud, isole comprese, una passerella di azioni vergognose, criminali, inumane, un repertorio di incuria, freddezza, avidità e ruberia.
La bassezza d'animo dell'essere umano viene portata alla luce.
Tutto compiuto contro creature deboli ed indifese, senza tutela reale e spesso ridotte senza dignità.
Quando decidi di andare in vacanza, scegli il tuo luogo di villeggiatura anche con questo parametro :
chi abita in questo posto ?

Al cuore del problema

Ogni anno migliaia di cani vengono introdotti nei canili esistenti nel nostro Paese. Nei canili migliori solo alcuni riacquistano dignità attraverso l'adozione. In altri li aspettano malattie, sbranamenti o comunque la fine naturale della vita trascorsa dietro le sbarre. Il tutto con costi altissimi per le amministrazioni. Aiutateci a dire basta. Il fenomeno del randagismo si può controllare e sconfiggere.


COSA DICE LA LEGGE:
Secondo la normativa vigente i sindaci sono responsabili per i cani vaganti nel territorio del Comune che amministrano.

Al fine di curare i cani presenti nel suo territorio, i Comuni ricevono finanziamenti da parte dello Stato centrale (pagati da noi cittadini mediante le tasse) per cui gli stessi sono tenuti a predisporre le strutture per risolvere il problema del randagismo e a finanziarle con i denari a ciò destinati.


LA SOLUZIONE MIGLIORE:
Le Associazioni senza scopo di lucro costituiscono i migliori soggetti per la gestione del canile in quanto, agendo senza scopo di lucro, danno maggiori garanzie sul fatto che i denari ad esse corrisposti dal Comune siano effettivamente destinati alla migliore cura del cane.


QUELLO CHE ACCADE NORMALMENTE:
L'affidamento ai gestori privati è invece assai pericoloso in quanto gran parte degli stessi sono tentati dal non garantire buone condizioni di vita o la stessa sopravvivenza dei cani ospitati nel canile al fine di massimizzare i guadagni.

A mero titolo di esempio, vi segnaliamo che sono numerosi i Comuni che hanno stipulato convenzioni con gestori privati per l'affidamento agli stessi della gestione dei canili a seguito di gare di appalto vinte con aste fortemente al ribasso. Sono numerosi gli esempi di gestori che hanno vinto con offerte che prevedano il mantenimento del cane per soli 70 centesimi di euro al giorno! 70 centesimi con cui il gestore dovrebbe pagare il cibo per il cane, le cure mediche, parte delle spese di gestione (operai, luce, acqua etc.) e, addirittura, ricavarci qualcosa per vivere.

Appare del tutto evidente, quindi, che in tali casi il benessere del cane non potrà di certo essere garantito.


IL BUSINESS DEL RANDAGISMO: 500 MILIONI DI EURO ALL'ANNO
Parecchi imprenditori privati hanno nella gestione dei canili una vera miniera d'oro. Si tratta spesso di delinquenti o persone senza scrupoli capaci di creare importanti connivenze con istituzioni che dovrebbero controllare.

Il business del randagismo in Italia genera un fatturato annuale di circa 500 milioni di Euro. 500 milioni di euro pagati dai contribuenti che spesso sono oggetto di vere e proprie truffe da parte dei gestori ai danni dei Comuni e, quindi, di chi paga le tasse.


IL CUORE DEL PROBLEMA:
Nella maggioranza dei Comuni poi la domanda d'ingresso dei cani supera largamente l'offerta di posti in canile, con la conseguenza che per ogni cane morto o fatto adottare, sono pronte altre due richieste di accalappiamento e che chi volesse speculare riesce a percepire sempre e comunque il suo guadagno su un numero garantito di cani. Alla minima spesa sul singolo animale corrisponde il massimo guadagno in termini di utile.

Così che si assiste spesso ad insufficienza di personale, mancanza di lavoratori qualificati, minimi spazi nei box, in cui i cani superano il numero di 3 animali, arrivando anche ad essere 15 o più, senza tenere in alcun conto la loro compatibilità (la prima causa di morte in canile è lo sbranamento!!!!).

Per non parlare delle speculazioni che si realizzano attraverso l'accalappiamento degli animali e lo smaltimento delle loro carcasse che crea un circolo vizioso per cui prima muore un cane prima si guadagna sullo smaltimento della sua carcassa e sull'accalappiamento del nuovo cane che lo sostituisce.


LA CONNIVENZA:
Altro fenomeno che acuisce il problema è la forte connivenza tra chi dovrebbe controllare e chi è controllato. Accade sovente nei Comuni più piccoli (ma non solo) che il Sindaco (che affida la gestione del canile), i responsabili della ASL (preposti al controllo) e il gestore del canile (colui che dovrebbe essere controllato) siano amici, compagni di merende o, addirittura, parenti.

Appare evidente come in queste situazioni sia realmente impossibile far rispettare la legge e far garantire il benessere dei cani ospitati nei canili.


LA SOLUZIONE:
Ciò non accadrebbe se i Comuni provvedessero come per legge alla costruzione e risanamento delle proprie strutture e soprattutto ne affidassero la gestione ad Associazioni di volontariato senza scopo di lucro, che diano garanzie di controllo, di apertura al pubblico e di trattamento secondo parametri di benessere misurabili molto elevati.

L'ACL – Associazione Canili Lazio Onlus da anni combatte il fenomeno del randagismo. Perché il canile deve essere un punto di partenza per una nuova vita alla quale arrivare attraverso l'adozione e non un punto di arrivo in cui morire.

Abbandono : condanna a morte

Abbandono  : condanna a morte

mercoledì 28 gennaio 2009

Como provincia : misteriosa strage di gatti

PROVINCIA DI SONDRIO

27 GENNAIO 2009

Misteriosa strage di gatti, è caccia al killer

Nella zona di via Madonnetta ne sono spariti una dozzina e alcuni sono stati ritrovati uccisi

Gianluigi Saibene

LOCATE VARESINO (CO) - Almeno una dozzina di gatti scomparsi nel nulla nel giro di pochi mesi, alcuni dei quali ritrovati uccisi e con segni evidenti dei colpi subiti: è allarme nella zona tra le vie Madonnetta, Sant'Antonio, Santa Caterina da Siena e vicolo Balocco. «È una situazione veramente preoccupante - ammonisce l'animalista mozzatese Armando Rudi - che richiede assolutamente un intervento da parte delle autorità competenti. Non si tratta poi di purtroppo di un problema che si presenta per la prima volta, già due-tre anni fa si era, infatti, verificata un'analoga moria di gatti. Riteniamo insomma che bisogna cercare di far luce su una vicenda che non deve essere sottovalutata». Tra le famiglie i cui animali domestici sono stati presi di mira c'è timore a raccontare di quanto accaduto perché il quartiere è diventato pericoloso ed invivibile per i quattrozampe. Timori che vengono confermati anche dai responsabili della Lega antivivisezione: «Da quel che ci risulta, nella zona in questione sono state anche ritrovate delle polpette con all'interno delle non meglio identificate pastiglie - spiega Davide Pivi, responsabile provinciale della Lav - si tratta di un problema che riguarda un'area abbastanza circoscritta del paese, ma le segnalazioni della scomparsa di animali domestici sono state frequenti. Noi abbiamo inoltrato una prima segnalazione al Comune ed alla polizia locale lo scorso 28 ottobre, ma anche successivamente a questa data siamo stati informati di altre sparizioni. Il 22 dicembre i vigili ci confermavano che avrebbero svolto delle indagini, evidenziando però le difficoltà nel risalire ai responsabili di questo gravissimo atto. Per quel che ci riguarda, vorremmo però sottolineare ancora una volta che tutti gli episodi sono più o meno avvenuti nelle stesse vie. Nelle ultime ore abbiamo avuto contatti con il sindaco Luca Castiglioni, che ci ha rinnovato l'impegno a seguire con attenzione la vicenda».

Teramo provincia : sparano sui gatti e li torturano

IL CENTRO

27 GENNAIO 2009

Sparano sui gatti e li torturano

Federico Centola

ROSETO (TE). Due gattini uccisi a fucilate e un altro impallinato a un occhio e salvo per miracolo. Tutto questo accade nella tranquilla frazione rosetana di Casal Thaulero, dove da qualche anno si registrano episodi di violenza gratuita contro animali, in particolare felini. Ma l'aspetto più inquietante è che l'ignoto, o gli ignoti sparatori non si preoccupano minimamente di usare le armi da fuoco vicino alle case dei vicini, come testimoniano gli stessi abitanti della zona. «Abbiamo trovato pallini conficcati contro gli alberi», riferisce una signora del luogo, la stessa cui hanno ucciso i gatti, «e altre persone mi hanno raccontato di aver sentito colpi di fucile anche durante il giorno». Secondo la donna, nella stessa frazione si sarebbero registrati numerosi maltrattamenti nei confronti di gatti, picchiati brutalmente e mutilati senza alcun motivo. «Il primo episodio che mi riguarda», racconta la donna, la quale preferisce restare anonima, «risale al maggio del 2007, quando ho ritrovato il mio gatto con il corpo ricoperto da gravi ferite, tanto che è morto tre giorni dopo i maltrattamenti subiti nonostante le cure del veterinario». Stessa sorte ha subito, circa un anno dopo, un altro gattino della donna, anche lui morto a causa delle ferite riportate, tra cui ce n'era una da arma da fuoco. «Adesso è toccato al mio povero Miki», dice ancora la proprietaria dei gatti, «al quale lo stesso veterinario ha dovuto asportare il bulbo oculare, suturando la ferita con numerosi punti. Spero che possa farcela, anche se sta ancora molto male». Le proteste della donna, che pure ci sono state, non hanno fermato la mano dei misteriosi torturatori, i quali continuano nel loro macabro passatempo evidentemente perché si sentono al sicuro. «Mi sono rivolta al Wwf», dice ancora la donna, «perché confido nella sensibilità dei suoi operatori, pertanto spero che il loro intervento possa far finire al più presto questa assurda situazione». Nonostante i tentativi della donna, però, fino a oggi sembra che nulla sia cambiato, tanto è vero che qualche giorno fa si è ripetuto ancora il brutale rito del gatto ferito a fucilate. «Oltre al dolore di veder soffrire i miei piccoli amici», dice ancora la donna, «mi sono dovuta sobbarcare notevoli spese per il veterinario, nello studio del quale ci sono tutte le lastre che testimoniano la brutalità dei maltrattamenti».

Milano orivincia : UNCINI NEL PANE, CANE MANGIA E MUORE

IL GIORNO
27/01/09
UNCINI NEL PANE, CANE MANGIA E MUORE
CUCCIOLO INGOIA DELLA FOCACCIA, DENTRO C'ERANO PICCOLE ESCHE
Melzo (MI)) - Piccoli uncini nascosti nel cibo: l'assassino dei cani ha già fatto una vittima. L'episodio si è verificato all'interno del parco di via Visconti: Kiwi, un cucciolo di quattordici mesi, è deceduto per aver ingerito un pezzo di focaccia che conteneva una piccola ancoretta da pesca. I soccorsi prestatigli dal veterinario si sno rivelati vani: la bestiola è morta dopo qualche ora di agonia. I giorni successivi nella stessa area verde il proprietario del cane. P.C., insieme ad altri melzesi hanno trovato altri pezzi di pane, che avevano all'interno lo stesso tipo di uncini. Da qui la scoperta: la morte di Kiwi non è stata casuale. Le minuscole ancorette, se ingoiate, provocano nei cani un decesso lento e doloroso, andandosi a conficcare alle pareti dello stomaco e causando quindi un'emorragia interna. Il padrone dell'animale non se ne accorge fino a quando i sintomi non si fanno più evidenti. Ma in genere è troppo tardi. L'articolo è reperibile nei più comuni negozi di caccia e pesca. P.C. ha quindi segnalato il fatto ai carabinieri della locale caserma di via Buozzi. Fino a pochi giorni fa l'area verde di via Visconti era un punto di ritrovo per i padroni dei cani, soprattutto di sera: molti di loro attualmente frequentano altri parchi. Considerato che l'episodio si è ripetuto, c'è da presumere che il balorodo non intendesse mettere a segno una vendetta personale nei confronti di P.C., ma che fosse più in generale infastidito dalla presenza dei cani.
In tempi recenti nella vicina Rodano furono avvelenati alcuni gatti di una colonia felina nella frazione di Cassignanica. Proprio con lo scopo di circoscrivere simili episodi, la Provincia ha dato da poco avvio a un censimento dei gatti sul suo territorio. Il maltrattamento degli animali è punito con un'ammenda che va dai mille auro ai quindicimila euro e la reclusione fino a un anno.

martedì 27 gennaio 2009

Genova provincia : colla topicida contro i cani sessantenne denunciato



IL SECOLO XIX

27 GENNAIO 2009

Colla topicida contro i cani sessantenne denunciato

Chiavari (GE) - I carabinieri del nucleo operativo di Chiavari, al termine di un'indagine lampo, hanno scoperto e denunciato a piede libero un uomo di 68 anni, residente nel centro chiavarese ritenuto responsabile di aver creato trappole per cani nella centralissima piazza Torriglia di Chiavari. L'uomo aveva cosparso le aiuole di colla topicida: è stato segnalato alla Procura della Repubblica per getto pericoloso di cose. Il fatto è venuto alla luce lo scorso 24 gennaio a seguito delle richieste fatte dai proprietari di cani che abitualmente portano i loro animali a passeggiare in piazza Torriglia e che avevano notato una strana sostanza attorno alle aree verdi. Temendo potesse trattarsi di veleno in grado di uccidere i loro "amici a quattro zampe", i padroni avevano allertato il "112". I carabinieri sono riusciti a smascherare il sessantenne che ha detto di non sopportare la presenza di cani nella piazza da lui preferita.


LA REPUBBLICA

27 GENNAIO 2009

TOPICIDA SU AIUOLE CONTRO I CANI, DENUNCIATO PENSIONATO

CHIAVARI (GE) - Un 69enne e' stato denunciato dai carabinieri per "getto pericoloso di cose" poiche' aveva cosparso alcuni punti di piazza Torriglia, a Chiavari, e le aiuole con colla topicida con l'intento di tenere lontani i cani dalla piazza che solitamente frequentava. Dopo la segnalazione fatta da alcuni proprietari di animali, i carabinieri del nucleo operativo di Chiavari hanno identificato e denunciato l'autore dell'uso improprio del topicida.

sabato 24 gennaio 2009

Siracusa: gratuite atrocità contro gli animali

LA SICILIA
22 GENNAIO 2009
Gratuite atrocità contro gli animali
Pino Filippelli
Siracusa - Non c'è dubbio che l'animo umano è un contenitore capace di accogliere i sentimenti più diversi, i cui estremi vanno, dalla nobiltà assoluta, al degrado aberrante. Tutti siamo capaci, con il pensiero o con le azioni, di coltivare la pianta del bene e dell'amore accanto a quella venefica del male e dell'odio. Ed è difficile a volte spiegare come possano convivere dentro di noi comportamenti umani di profonda sensibilità e istinti rancorosi, disumani, dalla violenza bestiale, con tutto il rispetto per le bestie che, anche nel momento della ferocia, hanno un alibi fortissimo: la fame, la rivalità, la difesa del territorio o dei propri cuccioli. Ebbene a Siracusa questi estremi spesso si toccano e lasciano davvero allibiti quando ci si imbatte in crudeltà gratuite, rivoltanti, lontane da ogni senso di pietà. Mi riferisco a quanto è accaduto di recente con l'uccisione, per avvelenamento, di alcuni gatti nella zona del parco archeologico. Non è la prima volta che accade. Stragi di animali sono piuttosto ricorrenti nella nostra città e ad onta della nuova legislazione, varata qualche tempo fa, che punisce anche con il carcere tutte le azioni che arrecano sofferenza e morte ai nostri amici animali, non si è mai riusciti a beccare questi mostruosi soggetti capaci di troncare l'esistenza di bestiole che fanno parte da sempre del creato e che costituiscono spesso un punto di riferimento per bambini e anziani, i quali hanno modo di trarre dalla loro vicinanza esempi di amore, di fedeltà, a volte addirittura di autentico eroismo. Anni fa mi è capitato di provare sulla mia pelle l'orrore di una simile strage. E' accaduto in località Arenella, dove individui privi di ogni rispetto verso i cani ne hanno ucciso a decine, forse centinaia, usando sempre il veleno. Io avevo un bastardino, si chiamava Chico, aveva un carattere mite e allegro. Incappò, durante una passeggiata, in uno di questi bocconi delinquenzialmente lasciati in giro da inqualificabili personaggi privi di ogni scrupolo. Non potrò dimenticare mai la morte di quel povero animale, squassato da convulsioni impressionanti, con una sofferenza indicibile, lunga, atroce e penosa. Successivamente, un'altra strage di cani venne consumata sempre nella zona del litorale aretuseo, forse dagli stessi autori della precedente. Perché, perché mai questa furia distruttrice, che male potevano fare quegli animali indifesi e solo felici di regalare un sorriso al loro padrone, al punto da doverli addirittura fare sparire da un'intera contrada? Purtroppo, come già riferito, non si è mai riusciti a trovarne gli autori di quella barbaria, neanche adesso che ci hanno riprovato con docili inermi gattini. Eppure Siracusa non manca di generosità. C'è molta gente che non solo rispetta gli animali, li accudisce con affetto, apprezzandone l'immenso senso di amicizia verso il padrone, ma sa anche prendere iniziative toccanti, che rivelano particolare gentilezza d'animo e culto dei valori di solidarietà anche verso gli uomini. Mi ha particolarmente colpito, di recente, quella notizia riguardante un anonimo donatore che ha messo il suo loculo a disposizione di quella povera clochard polacca deceduta per assideramento nella grotta di Acradina.

E' questo un gesto di nobiltà da libro Cuore, un segno dei vertici di sensibilità che può raggiungere l'animo umano quando è vissuto, cosciente e ricettivo, con la cultura dei più elevati valori morali dell'esistenza.

Questi episodi compensano ad usura le atrocità commesse contro gli animali, ma non le cancellano di sicuro dal dossier degli orrori di cui è capace l'uomo che arriva a rinnegare se stesso.

venerdì 23 gennaio 2009

Mafia, nascondevano droga nelle mucche e in altri animali

LA ZAMPA.IT

22 GENNAIO 2009

Mafia, nascondevano droga nelle mucche e in altri animali

In un'altra indagine è emerso l'utilizzo dei cani randagi come bersaglio delle nuove armi

ROBERTA MARESCI

Cocaina nascosta in pelli di caimano destinate alla concia. Polvere bianca occultata nei contenitori per pesci tropicali provenienti dalla Colombia. Pappagalli, serpenti e uccelli uccisi prima d'essere esportati e farciti di droga, quindi spediti insieme ad animali vivi, facendo attenzione a non tradire la malsana abitudine di attribuire la loro morte al trasporto. Letteralmente "stupefacente": non solo il bottino nascosto nell'apparato riproduttivo di mucche. Ma l'enorme arca di Noé scoperta dai Carabinieri nel corso dell'operazione "Centauro", che ha portato all'arresto di 40 persone per traffico di sostanze allucinogene. «Il metodo adottato nel bresciano è stato scoperto intorno alla metà degli anni '90 nel napoletano, quando i clan della camorra trasportavano droga in ovuli inseriti nella vagina delle cavalle – racconta Ciro Troiano, responsabile dell'Osservatorio nazionale Zoomafia della LAV, proseguendo che - i carichi venivano indirizzati a strutture di riferimento direttamente gestite da camorristi napoletani, fra le quali scuderie, stazioni di monta di cavalli da corsa, ippodromi e così via. È noto che quando Cosa Nostra doveva affrontare la concorrenza dei cartelli internazionali e pertanto non poteva permettersi di perdere un carico per interventi della Polizia, la droga arrivava a Palermo da Bogotà con partite di pesce congelato: i merluzzi riuscivano a sviare anche i cani della Polizia».
Stratagemmi vecchi come il cucco da parte della criminalità organizzata, abituata a eludere i controlli. Chi ha buona memoria ricorderà quando i clan della "Ercolano connection" degli anni '90 facevano arrivare da Medellin la cocaina assieme alle aragoste, in modo da evitare i controlli alle dogane. Particolare, questo, raccontato dai pentiti e che ha trovato conferma in sede giudiziaria. Sempre alla fine degli anni '90 fu scoperto un traffico di droga proveniente dal Marocco, droga che veniva caricata in Spagna e importata in Italia attraverso la frontiera di Ventimiglia, quindi trasportata a Napoli con Tir carichi di carne.
A questo si aggiunge la novità di ieri, che riguarda gli affiliati alla cosca di Partinico (Palermo); pare uccidevano i cani randagi per provare pistole e fucili, a volte modificati artigianalmente, che poi venivano utilizzate per gli omicidi. Ai tre autori di questi "delitti" (Salvatore Li Puma, Gaspare e Giuseppe Bancarella) i pm stanno valutando l'ipotesi di contestare, oltre all'associazione mafiosa per i quali sono stati arrestati, anche l'accusa di maltrattamenti su animali. È quanto è emerso da un'inchiesta antimafia. Tutto ciò emerge dall'indagine dei carabinieri conclusasi con l'emissione da parte del Gip di 16 ordinanze di custodia cautelare (12 arresti, 3 notifiche in carcere e un latitante, Domenico Raccuglia).In un precedente articolo relativo al "Rapporto Zoomafia 2008: animali e sicurezza" - realizzato dalla Lav, emergeva come l'uso di animali da parte della criminalità organizzata sia diventato un business da 3 miliardi di euro l'anno. Lo sfruttamento illegale di animali ad opera dei malavitosi si realizza soprattutto nelle corse clandestine di cavalli, nella "cupola del bestiame", nel traffico di animali esotici e nella pesca illegale, tutti reati fortemente presenti in Sicilia come hanno dimostrato le numerose operazioni delle forze di polizia messe in atto in tutta l'isola.

giovedì 22 gennaio 2009

Sassari: avvelenati quattro cani

LA NUOVA SARDEGNA
21 GENNAIO 2009
Avvelenati quattro cani, rapporto dei vigili alla Procura
SASSARI. Una cupa mattinata che ricorderanno a lungo, quella di ieri. I ragazzi che da tempo assistono una dozzina di cani nella zona tra Lu Fangazzu e Monte Bianchino vicino a piazzale Segni hanno dovuto salutare tra le lacrime due dei loro amici a quattro zampe, le cagnette Alice e Bambi. Uccise quasi certamente durante la notte con bocconi di veleno per topi (ma ad accertarlo sarà l'esperto dell'Istituto Zooprofilattico dove i loro corpi sono stati trasferiti), morti tra sofferenze indicibili. Una smorfia di dolore nel muso insanguinato. E si teme anche per la sorte di Gact, un terzo cane che non risponde più all'appello. C'è stato lavoro per Andrea Loriga, nelle ultime ore, l'esperto del Taxy Dog convenzionato con il Comune: la sera di lunedì era dovuto intervenire a Costa Paloni, vicino alla Buddi Buddi, per portare via i corpi di altri due cani che qualcuno aveva lasciato in uno scatolone. Secondo alcuni morti di stenti, come accade purtroppo a troppi animali lasciati crudelmente legati e spesso senza cibo a guardia delle campagne. Una volta morti sarebbero stati scaricati sulla strada. C'è anche chi ipotizza una vendetta (che senso avrebbe lasciarli in bella vista?) o anche in questo caso un avvelenamento. Su entrambi gli episodi i vigili urbani hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica. L'episodio meno oscuro è quello di Monte Bianchino. Nel senso che i cani e i loro amici umani più volte erano stati minacciati. L'avvelenamento non stupisce nessuno. «In molti nella zona hanno sempre mostrato di non gradire la loro presenza, di recente c'è stato anche chi ha provato a investirli con l'auto - dice Chiara, una delle animaliste - ma a chi danno davvero fastidio? Forse perché ogni tanto abbaiano? Non conosciamo episodi di aggressione o pericolo, sono cani buonissimi che stiamo cercando di mantenere in salute». Diverse cagnette le hanno fatte sterilizzare a loro spese, molto del loro tempo libero lo trascorrono in questa landa desolata di periferia, un pezzo di terreno comunale pieno di sterpaglie utilizzato come discarica. «Se la ripulissero e recintassero, affidandocela in gestione - propongono - non chiederemmo un euro all'amministrazione, sarebbe pulita e servirebbe a uno scopo sociale». Invece devono fare i conti con chi sopporta di avere un immondezzaio sotto casa, ci manda i figli a giocare tra le siringhe e i preservativi, ma di quei cani non vuol sentir parlare. Sporcano. «Odiano gli animali e noi che diamo loro da mangiare - dicono i ragazzi -, ci filmano mentre portiamo loro le crocchette, pensando di intimorirci nell'errata convinzione che dar da mangiare ai randagi sia reato. Qualcuno gli ha legato dei petardi al collo». Bambi era incinta, i suoi amici si stavano già attivando per piazzare i cuccioletti e poi sterilizzarla. Qualcuno ha risolto a suo modo il problema.

Sondrio provincia : gatti torturati, uccisi a sassate

PROVINCIA DI SONDRIO
21 GENNAIO 2009
La denuncia di un'associata Enpa
Aprica: gatti torturati in via Negri «Se danno fastidio chiamate l'Asl»
Silvana Boninchi: «Felini uccisi a sassate o tenuti lontani dal cibo. Adesso basta»
Clara Castoldi
APRICA (SO) - Gatti colpiti a sassate, massacrati a legnate, buttati semi affogati nella spazzatura. E ancora gatti tenuti lontani dal cibo, che qualcuno lascia a loro, nascondendolo sotto la neve gelata. Accade ad Aprica in via Negri ormai da tempo, ma ora la situazione sembra essere peggiorata, almeno a livello di crudeltà nel perseguitare i felini. Solleva il caso Silvana Boninchi, associata all'Enpa (Ente nazionale di protezione animali), che spesso si trova nella località dove ha un'abitazione e ha visto con i suoi occhi quanto accade ai gatti della via.
«Non se ne può più ? sbotta Boninchi -. I casi di maltrattamento sono aumentati negli ultimi tempi e in ferocia. E ora siamo al limite. Vietano ai randagi perfino di mangiare. Mi sono fatta carico di portare a loro qualche crocchetta e, invece, qualcuno ha coperto il cibo con la neve gelata, impedendo così di raggiungerlo».
Boninchi non si definisce una fanatica, ma chiede rispetto e civiltà. «I gatti danno fastidio perché le loro secrezioni puzzano? Va bene ? prosegue -, ma non riduciamoli moribondi al punto che non si può fare più nulla per loro. Che la pipì dei maschi, in determinati periodi dell'anno, puzzi è pur vero, ma è anche vero che con un po' di buona volontà e qualche accorgimento il problema è risolvibile. Mi viene invece spontaneo chiedermi cosa ci si possa aspettare da persone che risolvono problemi tanto banali in un modo così barbaro». Che fare allora? La signora suggerisce, ad esempio, di rivolgersi all'Asl per farli portare nel gattile (attualmente girano nella zona sei o sette gatti di proprietà e randagi), oppure c'è anche qualche metodo fai da te per evitare che il felino faccia la pipì davanti alla propria porta di casa. Basta mettere una buona quantità di pepe macinato, i gatti lo annusano e pare che se ne vadano.
Ma se qualcuno insiste nel fare a loro del male, i rischi sono grossi. In base alla legge regionale 25 del luglio 2006, infatti, i gatti che vivono in stato di libertà sul territorio sono protetti ed è vietato a chiunque maltrattarli o allontanarli. Per habitat di colonia felina si intende qualsiasi territorio o porzione di territorio, urbano e non, edificato e non, nel quale risulti vivere stabilmente una colonia felina, indipendentemente dal numero di soggetti che la compone e dal fatto che sia accudita o no dai cittadini. La legge 189 del luglio 2004 dice, inoltre, che chiunque per crudeltà o senza necessità cagioni una lesione ad un animale, è punito con la reclusione da 3 mesi a un anno e con una multa da 3mila euro a 15mila euro. La pena è aumentata della metà se ne deriva la morte dell'animale.
Gatti seviziati: allarme ad Aprica
APRICA (SO) - Gatti colpiti a sassate, massacrati a legnate, buttati semi affogati nella spazzatura. E ancora gatti tenuti lontani dal cibo, che qualcuno lascia a loro, nascondendolo sotto la neve gelata. Accade ad Aprica in via Negri ormai da tempo. Solleva il caso Silvana Boninchi, associata all'Enpa, l'ente protezione animali.
Castoldi
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Azioni disumane Un gatto morto nel vano tentativo di salvarlo dopo le torture inflittegli, un altro che mostra i chiari segni dei ferimenti subiti sono una piccola testimonianza dell'orrore che si sta consumando ad Aprica a discapito di animali indifesiuccisi

mercoledì 21 gennaio 2009

Zoomafia: così le cosche calabresi sfruttano gli animali



STRILLI.IT

21 GENNAIO 2009

Zoomafia: così le cosche calabresi sfruttano gli animali

di Claudio Cordova

Di spirito imprenditoriale, le cosche, ne hanno davvero tanto. Sanno che ogni cosa può essere utilizzata per fare quattrini. Da parecchio tempo, per esempio, hanno capito che anche gli animali, sì, gli animali, se sfruttati nel modo giusto, possono costituire una fonte sicura e cospicua di guadagno.

Cos'è la zoomafia?

"Settore della mafia che gestisce attività illegali legate al traffico o allo sfruttamento degli animali", questo dice il vocabolario

Attenzione però: ogni attività delle cosche, oltre a costituire guadagno economico, assicura, parimenti, un controllo sul territorio, necessario e, per questo, sempre estremamente asfissiante.

UNA MONTAGNA DI SOLDI
Soldi e animali sfruttati.

I soldi arrivano, in particolare, dalle scommesse clandestine: secondo l'Eurispes, il mercato illegale delle scommesse illecite raccoglie circa 6.500 milioni di euro contro i 2.200 provenienti dalle scommesse legali.

Si tratta di un business estremamente articolato: combattimenti illegali tra cani, corse di cavalli dopati, truffe ai danni dell'Erario, dell'UE e dello Stato, traffico illegale di medicinali, furto di animali da allevamento, falsificazione di documenti sanitari, fino al gravissimo reato di diffusione di malattie infettive, attraverso la commercializzazione di carni e derivati, provenienti da animali malati.

Così si fanno fanno soldi. Tanti soldi.

Secondo Ciro Troiano, che ha stilato il recente rapporto "Zoomafia 2008" della LAV, "l'introito complessivo della zoomafia si aggirerebbe intorno ai tre miliardi di euro".

Tra i reati, il più crudo e violento è, sicuramente, quello che riguarda i combattimenti tra cani. Si tratta di un business da 300 milioni di euro annui, attenzionato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria già dal 2004. I cani vengono maltrattati e "addestrati" alla cultura dell'odio, in modo tale da poter essere spietati nel corso dei combattimenti. Proprio da un'inchiesta calabrese, curata dalla DDA di Reggio Calabria, è nata la prima operazione di polizia che ha portato all'arresto, in Italia nel 2004, di 13 persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'organizzazione di combattimenti tra cani.

E si scommette. Soldi, tanti soldi.

I CAVALLI DELLA FAMIGLIA LABATE
Si scommette sui combattimenti tra cani, ma si scommette anche sulle corse clandestine di cavalli.

A Reggio Calabria i signori incontrastati di questa attività sono tutti elementi riconducibili al clan Labate, operante nella zona sud della città. E', in particolare, l'operazione della Polizia di Stato, del 24 luglio del 2007, denominata "Gebbione" (la sentenza di primo grado, per coloro che hanno scelto il rito abbreviato, è arrivata alcuni giorni fa) a svelare le attività del sodalizio criminale reggino, che allevava i propri cavalli, anche tramite la somministrazione di farmaci, e organizzava corse clandestine, che si svolgevano nella zone del Gebbione, Saracinello, Pellaro e San Leo, scommettendo sull'esito di tali competizioni.

E alcuni individui sono proprio accusati di violenze nei confronti degli equini, "poiché – si legge nell'ordinanza - sottoponevano numerosi cavalli di cui avevano la disponibilità o la proprietà a maltrattamenti, addestrandoli e facendoli correre in condizioni non adeguate alle loro caratteristiche ecologiche, nonché somministrando agli stessi farmaci con modalità dannose per la loro salute, con l'intento di migliorarne le prestazioni agonistiche. In particolare, i cavalli "venivano maltrattati – si legge ancora nell'ordinanza del Gip Natina Pratticò - mediante la somministrazione agli animali di sostanze "dopanti", quali sostanze antipiretiche, analgesiche e anti-infiammatorie: Finadyne e Tilcotil; sostanze che agiscono sul sistema respiratorio: Bentelan e Nasonex; sostanze che agiscono sul sistema emolinfatico e sulla circolazione sanguigna: eritropoietina; Eprex; Sodio Bicarbonato. Tutto a opera di soggetti non qualificati e spesso senza il diretto controllo del veterinario e comunque non in funzione del benessere dell'animale, ma in funzione del miglioramento delle sue prestazioni agonistiche".

Inoltre i cavalli venivano ulteriormente maltrattati perché venivano fatti "correre su superfici rigide (strade pubbliche asfaltate) non adeguate alle loro caratteristiche ecologiche, con conseguenze dannose per la loro struttura muscolo-scheletrici"; essi, inoltre venivano sottoposti "a prelievi di sangue dopo gli allenamenti, per migliorarne le prestazioni agonistiche".

L'impianto accusatorio (confermato, peraltro, nella sentenza di alcuni giorni fa) sostiene, inoltre, che i proventi di tali attività venissero impiegati "in modo da acquisire società, beni immobili ed attività commerciali, poi gestite in modo occulto per mezzo di prestanome".

Si tratta di un'attività che coinvolgeva entrambe le città dello Stretto, Reggio e Messina, dato che la cosca si avvaleva delle consulenze, in relazione a farmaci da somministrare agli animali per migliorarne le prestazione, di un docente, con studio ambulatoriale a Reggio, della Facoltà di Veterinaria, presso l'Università degli Studi di Messina.

Vincite che si aggiravano intorno a 200mila euro. Una storia andata avanti fino all'ottobre del 2006.

I MACELLAI
Gli animali sono utili (e redditizi) da vivi, ma possono fruttare un bel gruzzolo anche da morti.

Ci si deve spostare a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, nel regno degli Iamonte, che, da semplici macellai, senza abbandonare il proprio settore d'appartenenza, hanno messo su un impero. E', in particolare, l'operazione del 4 febbraio 2007, condotta dalla Polizia su input dei pm Cutroneo e De Bernardo, denominata "Ramo spezzato", a svelare i traffici illeciti di alcuni individui, con riferimento alla commercializzazione di carni di illecita provenienza e non a norma dal punto di vista sanitario.

Nell'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip, Santo Melidona, tale attività di commercializzazione viene definita un "inquietante traffico di animali destinati alla macellazione e di carni destinate al consumo umano al di fuori di un'ogni controllo, previa formazione di documentazioni sanitarie false, in alcuni casi di animali affetti da gravi malattie, con potenzialità di gravissimo ed incontrollato pregiudizio per la salute dei consumatori".

L'inchiesta, durata quasi due anni, ha portato all'arresto, tra gli altri, anche di Carmelo Iamonte, di 42 anni, figlio del boss Natale Iamonte, e a sua volta considerato dagli investigatori il capo della cosca, e di un dirigente medico dell'Azienda sanitaria di Melito Porto Salvo. Nel corso dell'operazione, la polizia ha poi effettuato il sequestro preventivo di aziende facenti capo a presunti esponenti della criminalità organizzata ed operanti nel settore dell'allevamento, della lavorazione, della vendita all'ingrosso e dettaglio di animali e carni macellate.

Purtuttavia, i due capi carismatici, Antonino e Carmelo Iamonte, non si vedono contestati tali reati. I personaggi indagati, il commerciante Sergio Borruto in particolare, avrebbero agito per contro proprio, rivendendo le carni guaste alle macellerie riconducibili alla cosca, senza che questa ne fosse al corrente.Antonino e Carmelo Iamonte sono stati di recente scarcerati per decorrenza della custodia cautelare.Ma questa è un'altra storia.

Anche in questo caso, comunque, l'affare frutta un mucchio di quattrini. Ecco, così come si può leggere nell'ordinanza "Ramo Spezzato", il meccanismo, oleato e infallibile messo in atto da alcuni commercianti: "gli animali sono malati e vengono trasportati insieme ad un esemplare deceduto; il bestiame non è stato sottoposto ad alcun controllo ed infatti non è accompagnato dalla documentazione attestante l'avvenuta sottoposizione ai prescritti controlli sanitari (cedolino o "passaporto"), che pure gli indagati cercano, fino all'ultimo momento, di reperire, senza riuscirvi. E' chiaro che gli indagati sono ben consapevoli delle condizioni in cui si trovano gli animali e, quindi, della pericolosità delle loro carni".

Un settore, quello della macellazione, nel quale la cosca Iamonte da sempre regna sovrana: "E' emerso, dalle sin qui esplorate attività criminose, - si legge ancora nell'ordinanza - come uno dei settori di interesse più significativo della organizzazione indagata sia costituto dal commercio delle carni, realizzato anche mediante l'acquisizione con sistemi estorsivi di macellerie e la fraudolenta intestazione a terzi della formale titolarità delle medesime (per l'evidente finalità di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale)".

E' SOLO BUSINESS
Di industrie, e quindi di sviluppo, in Calabria ce ne sono davvero poche. Essa, si sa, è una terra povera essenzialmente dedita all'agricoltura e alla pastorizia. Si spiega anche così il reato di pascolo abusivo, come è possibile leggere nel Rapporto Zoomafia 2008: "All'inizio del mese di agosto 2007, ventitre bovini tra adulti e giovani sono stati sequestrati dal Corpo forestale dello Stato in provincia di Reggio Calabria. L'operazione è stata portata a termine nel Comune di Santo Stefano d'Aspromonte, finalizzata alla repressione del pascolo abusivo. L'attività è partita dalle segnalazioni che indicavano la presenza di bovini vaganti nella zona dl villaggio turistico di Gambarie (Reggio Calabria). L'operazione, scattata alle prime luci del giorno, ha coinvolto il personale dei comandi stazione di Gambarie e di San Luca del Corpo forestale dello Stato. I bovini pascolavano indisturbati all'interno di un bosco di castagno di proprietà della Regione Calabria. Contemporaneamente al sequestro degli animali, sono partite le indagini del caso per risalire ai proprietari, identificati poi in un 42enne e un 65enne residenti entrambi a San Luca (Reggio Calabria). Gli uomini sono stati denunciati a piede libero per pascolo abusivo e danneggiamento della vegetazione in area protetta".

Insomma, sfruttare gli animali in maniera illecita, in Calabria (ma anche nel resto d'Italia), è un affare da migliaia di euro. Con il tempo, peraltro, la tendenza sta acquistando maggiore spazio e, nel giro di alcuni anni tale crimine potrebbe diventare una "regola" come il commercio di sigarette di contrabbando in passato e quello della droga adesso.

Sfruttando gli animali si fanno soldi.

Poco importa che, oltre a commettere un crimine nei confronti dello Stato e della collettività lo si commetta anche contro la natura.

E' solo business.

MILANO: PER LA PROCURA I REATI IN DANNO AGLI ANIMALI SONO GRAVI

21/01/09 - Milano: Secondo il Procuratore Capo di Milano, dott. Manlio Minale coloro che si macchiano di reati contro gli animali, maltrattandoli o uccidendoli ed integrando così una delle quattro ipotesi delittuose previste dalla legge 189 del 2004, sono da considerare criminali al pari di tutti coloro che commettono altri reati di competenza del giudice monocratico, che ricordiamo vanta la competenza per materia dei reati fino a 10 anni di reclusione che denotano un alto tasso di pericolosità sociale, come quelli inerenti produzione e traffico di sostanze stupefacenti, delitti contro l'incolumità pubblica, la rimozione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro e l'adulterazione e contraffazione di cose in danno della salute pubblica.
Il Procuratore Capo ha inviato a tutti i suoi sostituti una circolare informandoli che le fattispecie penali del maltrattamento animale dovranno essere prese in seria considerazione al pari di altre violazioni del codice penale.


Questa notizia potrebbe apparire superflua, se si pensa che essendo tutti reati procedibili d'ufficio, il pm ha in linea generale un obbligo di esercizio dell'azione penale per tutti i reati su indicati, e dunque anche per quelli contro gli animali. In sostanza a fronte di un reato contro gli animali, così come per il reato di furto il pm, se ne ravvisa gli elementi ha l'obbligo di esercitare l'azione penale per perseguire i responsabili.

Tuttavia la comunicazione del Procuratore Capo di Milano appare assai significativa alla luce delle questioni inerenti la formazione dei ruoli d'udienza. Infatti l'art 227 del d.lgs 19 febbraio 1998 n 51 ha stabilito che i dirigenti degli uffici giudiziari possono formare i ruoli d'udienza tenendo conto della 'gravità e della concreta offensività del reato, del pregiudizio che può derivare dal ritardo nella formazione della prova per l'accertamento dei fatti, nonché dall'interesse della persona offesa'.


Di fatto dunque la posticipazione di molti processi, perché ritenuti meno gravi comporta un effetto simile all'amnistia perché conduce alla prescrizione degli stessi. Non ultimo il decreto sicurezza approvato dall'attuale Governo (n 92 del 2008) ha assegnato precedenza assoluta ai procedimenti relativi ai delitti di 'maggiore gravità' imponendo ai dirigenti degli uffici giudicanti di razionalizzare in tal senso i ruoli d'udienza.

Ecco allora che le parole del Procuratore Capo di Milano assumono un valore forte in quanto egli ha stabilito nella circolare diramata agli uffici giudiziari della Procura che "i reati contro gli animali devono trovare idonea collocazione nell'ambito del VI dipartimento" per cui da oggi, ogni denuncia verrà girata al Dipartimento sorretto dal Vice di Milano, Nicola Cerrato, che attualmente coordina una squadra specializzata in malasanità, violazioni legate ad alimenti e prodotti farmaceutici, infortuni sul lavoro e lavoro nero, mentre fino agli ultimi mesi le denunce legate ai maltrattamenti venivano girate al "Servizio definizione Affari Semplici", un settore nato per scremare il lavoro dei magistrati dai reati cosiddetti "minori".

In definitiva, i reati contro gli animali destano allarme sociale quanto gli altri reati di competenza della sezione indicata.
Una posizione significativa volta a garantire l'effettività della tutela giuridica degli animali, che speriamo altre Procure vorranno seguire, sull'esempio illuminante di quella di Milano, e che soprattutto andrà contrapposta a tutti gli operatori del settore, purtroppo ancora tanti, che addirittura arrivano a negare la concreta applicabilità della normativa, perché ritenuta di 'scarsa importanza'.

Carla Campanaro - Ufficio Legale LAV

lunedì 19 gennaio 2009

CASSINO (FR): come nel Bronx, grilletto facile contro i piu' indifesi. 3 cani uccisi a fucilate perchè non graditi, chi sarà il prossimo?????




CONTATTARE: Cinzia (328-0414169) ZUCAL@cnipa.it
CASSINO (FR): Prima di Natale hanno sparato a bruciapelo ad una volontaria che stava andando via in bicicletta dopo aver dato da mangiare ai suoi 60 cani nei pressi del depuratore. Ieri invece hanno ucciso a fucilate 3 poveri cani che bivaccavano da anni nei pressi di un circo in disuso. Non facevano del male a nessuno, l'unica loro colpa di essere nati in quel posto. I vigliacchi l'hanno fatto di notte, quando nessuno può vedere e raccontare, al buio, quando i cani escono dai loro rifugi e rovistano nei cassonetti in cerca di cibo. Facciamo girare le foto e diamo voce a questi poveri animali che non hanno più speranze, dateci una mano a portarli via da lì.

Grazie Cinzia Zucal (328-0414169)

ZUCAL@cnipa.it


Sicilia - Cuccioli continuano a morire....aiutateci ad aiutarli!...

Quelli che vedete nelle foto sono alcune
povere vittime dell'indifferenza in Sicilia....
abbiamo troppi cuccioli da salvare....

CI SERVE AIUTO.....!

PER FAVORE CHI HA UN RIFUGIO, O QUALSIASI POSTO

PER POTERLI OSPITARE, SI PASSI UNA MANO SULLA COSCIENZA.

Grazie per qualsiasi cosa possiate fare per loro.

per info o proposte:
miaomiao79@hotmail.it
oppure chiamate Simona: 3490600182